Ringrazio Nic per il bell’articolo sulla serata della mia nomina. Ma, leggendolo, ho avuto un effetto di straniamento. All’inizio ho pensato che non sono abituato a leggere il mio nome in un testo. Poi, riflettendoci, ho considerato che non era possibile questa supposizione, poiché in altri articoli giornalistici o su carte burocratiche compare il mio nome e non ho mai avuto una reazione come questa. “Non si può ripetere ad alta voce il proprio nome per 3 volte!” diceva il Poeta, se non ricordo male. Mi sembrava una cavolata, invece forse non lo era. Se al punto di vista riflessivo sostituiamo la terza persona, le cose probabilmente non cambiano. Il mio nome in quell’articolo si trova più volte ed è lì che, a mio modo di vedere, si è verificata la frattura. Superata la soglia limite, il mio nome è diventato intollerabile a me stesso. Questo perché? Ragioniamo! Se io sono da solo non ci sono problemi; quiete, un po’ di disagio per la solitudine, ma niente più. Se io dialogo con l’Altro Me, ossia con un Lui in me, siamo in due ed è normale. Ed è chiaro che nello stesso istante non possono esserci dialoghi con più parti di Me. C’è dialogo solo in due e quindi la relazione a tre elementi risulterebbe complicata. Certamente il terzo può esserci nel caso in cui sono io che mi osservo. Ovvero io osservo me, ma siamo comunque in due e forse per questo motivo diventa insopportabile e impossibile sentire il proprio nome tre volte di fila. Ma, contorcendo ancor di più il ragionamento, l’Io che osserva potrebbe vedere due Me o almeno capire dai gesti o dall’aria meditabonda che io sono impegnato in un discorso con un Altro me. Fin qua, siamo al limite. Non si può andare oltre e uscire da questo circuito della mente se non si vuole perdere la propria identità. Non può esserci un quarto! Un altro osservatore, no! Ma, forse, non è proprio così; se c’è una quarta parete, possono esserci altri osservatori. Ma, tengo presente, si compromette la propria identità, perché a quel punto io divento personaggio all’interno del mondo. Di certo non sono più me stesso, sono una finzione da teatrino. Così si può reggere lo sguardo altrui solo se non sono me stesso. Così, all’interno di questa intricata e tortuosa riflessione, ho assaggiato per la prima volta il delirio del successo leggendo quell’articolo. Quello stesso nome ripetuto 4-5 volte è stranamente diventato insopportabile per Me. Non faceva parte di questo Me. Ho dovuto trovare una soluzione alternativa a questo delirio ed è stata quella di creare un personaggio da controllare, e che assolvesse il compito di mettersi davanti ai mille e più sguardi provenienti dal mondo, come un bersaglio che attende di essere perforato da mille e più frecce. E in questa maniera si tenta di non essere colti dal collasso, poiché quello che si chiama con il mio nome non sono realmente Io, ma un fantoccio che io ho intessuto e che io ho lasciato andare a ballare davanti agli archi tesi del successo.
Il fantoccio come rimedio al successo
Postati in Scorie di pensieri con i tag Bagliori e detriti, fantoccio, identità, Paul Valéry, successo su 20 marzo 2012 da gioverreQuando guido mi addormento
Postati in Scorie di pensieri con i tag Bagliori e detriti, Caronte, Fiat Idea, materia oscura, Palermo, viaggio su 27 febbraio 2012 da gioverreQuando guido mi addormento. Di notte, percorrendo la Valcamonica, smarrisco il senso del controllo e chiudo gli occhi, non so per quanto, so che tutto va, la macchina per la sua strada, io per la mia. Vedo le luci delle stelle tutt’attorno, lucenti nella materia oscura, incrocio bagliori di comete che passano sfiorandomi, penetro galassie luminosissime che in un attimo svaniscono dietro il mio passaggio.
Chi è che guida? Non lo so. So che sono assopito sul sedile e mirando lande interstellari giungo comunque a destinazione, sano e salvo.
Ho pensato a tre opzioni plausibili per spiegare questo strano fenomeno:
1. continuo a fare incidenti mortali, però, invece di spegnermi sul colpo, passo in un’altra dimensione parallela ma affine, di modo che continuo a vivere come se niente fosse accaduto;
2. sopra la mia macchina si posa la mano dorata di Dio che mi muove secondo il suo piano e mi aiuta a stare in carreggiata;
3. sento sempre accanto a me la presenza di mia madre e, quando mi assopisco, è lei che prende il controllo dei miei arti e sterza, ingrana le marce, schiaccia i pedali. So che non mi ha mai abbandonato. Continua a leggere…
Non mi resta che stare
Postati in Scorie di pensieri con i tag Bagliori e detriti, Franco Battiato, Inneres Auge su 14 febbraio 2012 da gioverre
Resto perché c’è l’amore ma non rimarrei perché non c’è vita. Non sono più tentato poiché non esistono più speranze e i desideri è giusto tenerli assopiti, altrimenti è una tribuna di lamenti. Sarà l’età? Quest’età che tutto sembra una perdita di tempo e manca il tempo per vivere con se stessi e con gli altri.
Si sta!
Incerta la vita di colui che brama ed è meglio farsi assistere dalla stabilità del letto, coricarsi presto e alzarsi mai, rigettarsi nelle acque tranquille del sogno quando si può. Possibilmente morire così. Affogando e sul fondo
stare
Caro Franco, io non sopporto più quest’occhio interiore spalancato che illumina e controlla. Ma cosa posso fare? Questa linea verticale mi ha annullato sulla linea orizzontale. Questo spirito è impotente nel mondo della materialità. È ridicolo resistere, comunque
sto
Nel mentire c’è il gusto della vita ma oggi vorrei che la professione sulla mia carta d’identità non fosse falsa. E domani riconoscermi per quel che sono, senza controfigure che fanno il lavoro sporco, senza ciarlatani che mi dicono “potresti essere…” Di questi tempi girano troppe mosche in queste stanze e non mi resta che
stare
come
le parole
appiccicato
a questa
pece
di
pagina
Ferro 3 di Kim Ki Duk
Postati in ReACcensioni con i tag Bagliori e detriti, Cinema d'autore, Ferro 3, Kim Ki Duk su 9 gennaio 2012 da gioverreFerro 3 è un film del 2004, del regista coreano Kim Ki Duk, che per questo film ha vinto il premio speciale come miglior regia al festival di Venezia (2004).
Il titolo Ferro 3 si riferisce alla mazza da golf che si vede all’interno del film. Questa mazza ha una particolarità. È la più insolita da utilizzare per i giocatori di golf. Si usa in situazioni eccezionali, uniche. E, non a caso, la storia d’amore fra i due giovani protagonisti è anch’essa unica, veramente eccezionale.
Bravo il regista che ci offre una visione sulla clandestinità in maniera originale e profonda. Il protagonista di questo film entra nelle case lasciate vuote per motivi di lavoro o di vacanze e lì prende dimora finché i proprietari non tornano. In queste case approfitta del tempo disponibile per aggiustare oggetti, fare il bucato e altre faccende domestiche. Già questo è di per sé un elemento straniante, mai visto nei film comuni.
Il sistema 2012
Postati in Scorie di pensieri con i tag Bagliori e detriti, memoria, muri, presepe, sistema, speculatori su 6 gennaio 2012 da gioverreIo m’aggrappo a tutto in mancanza di forma di quest’era mutile e scontornata, proiezione spregiudicata d’infingardi speculatori che ci tolgono le nostre speranze di geometria esistenziale.
Così nel sorriso della Vergine Maria mi sono commosso, nel bue e nell’asinello appacificati dagli sforzi quotidiani, nel fuoco vitreo di tungsteno che monda le impurità delle tenebre e nella vita di un bambino che si ripete una volta, e una volta ancora nelle nostre vite. Scruto quella scena familiare in quella capanna, senza pareti, senza protezioni di cemento, quest’amore vasto e virtuoso, trasparente come l’acqua purificatrice, allegro come la fiamma che li riscalda, sincero come l’aria fresca che respirano, eterno come la terra su cui sono inginocchiati. Io non resisto alla penetrante verità e mentre mi aggiro per le strade m’attornia il mistero di questi muri alti, possenti, disciplinati a stare muti, e quando cammino faccio passi per capire, ma c’è un abisso che non riesco a osservare. Tutto mi è nascosto. Strano come la notte tetra si confida più delle anime sguainate nelle loro tane sporche. E allora perché una finestra illuminata di calore non mi riscalda, ma raggela!
Mi sembra di essere un mostro reietto che non fa altro che camminare, che scrivere quello che incute incanto e che dona orrore. Continua a leggere…
Antonio Moresco – Gli esordi (un’escrescenza di recensione)
Postati in ReACcensioni con i tag Antonio Moresco, Bagliori e detriti, Gli Esordi su 25 dicembre 2011 da gioverreNotte di parti dolorosi, di muscoli sfiancati, di lacerazione dei tessuti vaginali, notte di vagiti e paglia, di caldo fiato animale sulla pelle di un bambino, e io, uomo del futuro, in questa notte ho ricevuto un regalo particolare, un libro di cui ho scritto una recensione che non è una recensione, è un’escrescenza di recensione. Se volete, prego, leggete e buon natale.
Finalmente è stato ripubblicato il romanzo Gli esordi, questo libro fantasma (come lo definisce il blogger Lorenzo) che non si trovava più in circolazione, quasi fosse stato sotterrato di nuovo, rigettato nell’increazione per diventare ancora più esplosivo. Un percorso editoriale travagliato quello di questo romanzo, di uno spessore qualitativo enorme che però è stato ostacolato dal veto di editori, e solo nel 1998 ha visto la pubblicazione per Feltrinelli. Ora, nel 2011, dopo ventisette anni dall’inizio della stesura ricompare nelle librerie nella versione revisionata e definitiva.
Negli Esordi Moresco ci ha messo dentro la sua vita, sia nel senso narrativo, dato che si tratta di una specie di autobiografia divisa in tre periodi storico-esistenziali, sia nella genesi, in quanto lo scrittore ha consumato molte energie in rifacimenti e correzioni. Continua a leggere…
La grande invasione delle locuste (9)
Postati in La grande invasione delle locuste su 1 novembre 2011 da lostkid84Lui rimase immobile .Quella non era nient’altro che la verità nuda e cruda, gli risultava difficile ribattere, quasi impossibile… Dopo un lungo silenzio balbettò:
«Papà lo sai… L’ultima cosa che volevo, era deluderti; volevo tu fossi orgoglioso, volevo riuscire ad essere alla tua altezza… E allora… Allora…». S’interruppe, aveva la bocca completamente impastata…»
La cavalletta riprese:
«Figliolo lo so, non devi giustificarti… Ma io sarei stato comunque orgoglioso… L’unica cosa che non sono riuscito a farti comprendere è che vivere nella costante paura di deludere qualcuno, è il più grande sbaglio, perché, così facendo, l’unica persona che deludi è te stesso… Capisci?»
Il re delle cavallette si avvicinò al figlio e con le sue zampette dentate gli accarezzò il volto, poi continuò:
«Prima di distruggere e risucchiare tutto quello che c’è attorno voglio parlare ancora un po’ con te, va bene? Ci stai?»
Lui si asciugò gli occhi bagnati di lacrime e rispose:
«Si va bene, va bene Papà»
La cavalletta continuò:
«Sai figliolo non basta attendere con grande impegno e dedizione che un evento accada, non basta dedicarsi anima e corpo ad un obiettivo per riuscire ad ottenere ciò che ci si aspetta… Bisogna avere fortuna per trovarsi in mezzo alle cose, quando le cose succedono… Non so… E’ una questione di tempismo, di sinergia, o solamente una questione di culo… A volte la Storia ci emargina e ci respinge, quanto più noi vogliamo entrare a farne parte, quanto più noi vogliamo essere pienamente consapevoli e partecipi dei suoi cambiamenti, comprendere i suoi meccanismi….Non ci si può fare niente…»
«Cazzo Pa’,- interruppe lui- non parlare per enigmi… In poche parole vorresti dire che tutto il sacrificio che ho fatto non è servito a nulla? Ma se voi siete qui proprio davanti ai miei occhi, questa non è la conferma che io ho avuto ragione, che sono stato ripagato per il mio impegno, per la mia dedizione?»
«Vorrei tanto che fosse così figliolo, in realtà mentre tu stai sprecando fiato con me, qualcosa là fuori sta accadendo, e forse tu te la stai lasciando sfuggire…».
«Là fuori? Ma che stai dicendo? Io non ci sto capendo più niente…»
« Svegliati e capirai, posso dirti solo questo…»
«Svegliati? Allora tutto questo non era altro che un dannatissimo sogno…»

