Archivio per 16 marzo 2010

Detriti amorosi

Posted in Detriti in versi with tags , on 16 marzo 2010 by lostkid84

Ecco a voi la mia personale e intima visione di una storia d’amore sbocciata tra bagliori e detriti:

Nel silenzio delle discariche, con baci radioattivi
ci siamo amati piano, mentre la sera calava beffarda.
Ti ho chiamato a lungo, signora delle ciminiere,
ninfa degli insetticidi, regina dei detriti.
Nelle vene la nostra storia era già diossina
e consumava mentre ci stavamo scoprendo.
Nella bruma invernale circondata dai container,
abbiamo scopato e l’abbiamo chiamato amore,
ed era poesia quel paesaggio decomposto,
era quello il mondo, il nostro solo posto.
Nel silenzio delle discariche, tra luci lontane di fari
le macchine hanno violentato la notte
e noi l’abbiamo soccorsa con le nostre labbra ingenue,
l’abbiamo curata con le nostre braccia esili.
Nella piana nuda lavata dai detersivi
abbiamo assaporato la neve per sentirci puri,
nel candore ricamato di fuliggine
ci siamo stretti forte per sentirci più sicuri;
e poi c’è stato il rombo di tuoni in lontananza,
le prima pioggia acida, la primavera atomica,
ansiosi come rane in stagni prosciugati,
abbiamo bramato di esser vivi, ascoltando
la natura nel suo eterno e costante riciclo.
Nel silenzio delle discariche, con sorrisi radioattivi
ci siamo amati piano, mentre la sera calava beffarda.
Ti ho chiamato a lungo, signora delle ciminiere,
ninfa dei diserbanti, regina dei detriti.

Fabrizio d’Angella

La cometa di Halley

Posted in Scorie di pensieri with tags , , , , on 16 marzo 2010 by gioverre

In questo ultimo periodo La cometa di Halley di Irene Grandi, scritta assieme a Francesco Bianconi, frontman dei Baustelle, è in heavy rotation su tutte le programmazioni radiofoniche.

L’ascolto volentieri; il ritmo rockeggiante, la melodia orecchiabile, le sonorità ricercate e la voce energica della cantante, ne fanno un bel pezzo, ma gli ultimi due versi, secondo me, sono straordinariamente terribili. Mi commuovono a tal punto che il mio equilibrio percettivo-sensoriale subisce un’alterazione, si sposta pericolosamente verso gli stati interni del mio corpo, dove sento fisicamente una valanga di enormi proporzioni smuoversi dentro di me e rovinare nello stomaco, nella gola, nella testa. I versi responsabili di tanto movimento emotivo recitano:

 Io ti dico “Addio”

 Tu mi dici “Ciao”.

Due versi semplici, colloquiali, banalissimi, stupidissimi, di una canzone che parla di un’arresa in amore, nei quali la cantante esprime la volontà di rompere il legame affettivo con il fidanzato/marito. Presi da questo punto di vista i due versi sono ironici ma certamente non devastanti. Ma la canzone moderna elude un significato ben preciso, si articola in impressioni, il suo percorso dall’incipit alla coda segue linee non logiche, con salti di significato talmente notevoli tra strofe, ritornello, coda, da creare a volte un forte senso di disorientamento. Secondo quanto detto, cosa potremo pensare se la chiusa non fosse rivolta all’ex-amato, ma proprio alla cometa di Halley, che passa ogni 76 anni vicino alla Terra e ci saluta con la sua coda rivolgendoci un “ciao”, convinta di rivederci, e noi ci congedassimo da lei con un “addio” in quanto, probabilmente, non la rivedremo mai più. Quale vuoto impressionante nella percezione della nostra esistenza! Un tristissimo pensiero si rivela alla nostra coscienza ed è quello di non poter più salutare l’astro per l’ineluttabile caducità della nostra vita; e quindi diventa sconvolgente la riflessione che ci rende consapevoli del permanere dello spazio, del tempo e di altre esistenze, dopo che la morte ci separa dalla nostra vita e da quella dell’universo.

Strano per come mi ritorni in mente, Blaise, tu con i tuoi Pensieri, dove hai scritto cosa siamo, e io, con la testa conficcata nel vertiginoso futuro, ti rispondo che siamo solo polvere che pensa.