Altai

Altai. L’ultima fatica di Wu Ming. Un romanzo in cui terminano le vicende narrate in Q, il libro scritto dai membri collettivo quando ancora si firmavano Luther Blissett, undici anni fa. E’ un romanzo di chiusura, non semplicemente la seconda puntata di una storia tutta da scrivere. Chiusura di un periodo, di una fase, di un’ epoca. Undici anni sono passati da allora, e si sentono tutti, nel modo di scrivere e nell’evolversi della narrazione.

Il viaggiatore del mondo, l’uomo dai mille nomi, Gert, Ludovico, Tiziano, colui che aveva osato l’impossibile, che aveva osato, nell’Europa della Riforma, delle lotte e degli intrighi e dell’inquisizione del cardinal Carafa, sfidare ogni Autorità, fosse quella del papa, dei principi tedeschi, dei membri della borghesia, di tutti coloro che esercitavano la sottomissione dell’uomo sull’uomo; in cerca di una Forma che soddisfacesse il suo anelito di Giustizia, in cerca del vero Regno degli Eguali. Il viaggiatore è vecchio, stanco, non domo, non sconfitto, ma non ha dentro il fuoco di una volta; non è lui il protagonista, è una figura di collegamento e di confine. Giuseppe, o Yossef  Nasi, “el gran Giudìo”, arcinemico della Repubblica di Venezia, favorito del Sultano dell’Impero Ottomano, ed Emanuele De Zante – Manuel Cardoso, ex spia repubblicana ora al suo servizio. Yossef ha un disegno, che è anche un sogno. Il sogno di una vita, un sogno che può cambiare la storia. Un regno per il popolo dei diseredati, dei perseguitati da ogni regime, dei transfughi ebraici. La Nuova Sion, dove finalmente poter interrompere una fuga lunga quindici secoli. Questo disegno si intreccia con i “grandi” avvenimenti della Storia, i complotti, gli intrighi di palazzo, Famagosta, Lepanto, raccontati e “donati” ai lettori alla maniera di Wu Ming.

Precisione storica e lessicale, ricostruzione fedele di scenari e contesti politici, ma anche ricchezza di simbologie e metafore, tutto questo c’è in Altai. A pensarci bene, l’intero il romanzo è una grande allegoria dell’oggi, come sempre nei libri del collettivo. Tutti quelli che lottano o che hanno lottato alla maniera di Gert dal Pozzo contro le prevaricazioni, ovunque esse siano, sognano una Nuova Sion, un luogo ove vi sia ricovero per i diseredati e per i “deboli” che, uniti e compatti, possono diventar forti. E il Vecchio, reduce dalle battaglie e dalle rivolte di Q, e da mille altre vicende, simboleggia la storia del movimento o dei movimenti, forse dello stesso collettivo Wu Ming, di quelli che hanno combattuto e si sentono reduci in un periodo storico come quello attuale, in cui ideali e battaglie sono ormai un ricordo un po’ sbiadito.

Poi, visti certi commenti, si capisce che hanno fatto un buon lavoro…

Altai

4 Risposte a “Altai”

  1. Fratello di Mori Says:

    Licenza creative commons, ma allora siete come quei sovversivi dei wu ming… (seriamente, giovanni, hai fatto proprio bene! 🙂 Un saluto dalla biblio di trento

    • “Bagliori e Detriti” è un progetto sicuramente malfunzionante ma molto molto serio. Possedere la licenza Creative Commons ci occorre per non farci inchiappettare selvaggiamente dai malintenzionati del web, e almeno se a qualcuno servisse quello che scriviamo, uno, ci farebbe molto piacere, due, noi sapremmo dove andranno a finire le nostre scorie radioattive. Insomma, la questione è che bisogna prevenire i disastri ambientali.
      Buono studio forsennato, Fratello di Mori, dal Bicefalo Amministratore.

  2. Fratello di Mori Says:

    uei, guarda che in realtà il mio commento era molto favorevole alla cosa, non fraintendere… che poi io ho letto due cose su creative commons e copyleft, ed ho notato che anche come progetto politico non è affatto male, in alternativa al copyright ed ai sistemi delle grandi major che si arricchiscono in modo indecente con i diritti d’autore… tutela sia l’autore dell’opera che il fruitore, poichè viene in sostanza garantita la gratuità… incentiva la creatività e la diffusione della cultura, il mio giudizio è perciò molto positivo. E poi non dimenticare che per me sovversivo e wu ming sono due complimenti

  3. Il tuo commento l’ho accolto in maniera positiva e poi è bello Essere considerati sovversivi, anche se nel nostro caso non lo SI PUÒ ancora dire. Effettivamente la licenza Creative Commons tutela gli autori e permette la diffusione dell’opera e del nome dell’autore, nel nostro caso, del progetto. Forse prepareremo una pagina su questo argomento.

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