La primavera di T.S. Eliot

Vi auguro un buon principio di primavera dedicandovi i primi versi di The waste land di Thomas Stearns Eliot.

April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.
Winter kept us warm, covering
Earth in forgetful snow, feeding
A little life with dried tubers.

Aprile è il mese più crudele, generando
Lillà dalla terra morta, mischiando
Memoria e desiderio, eccitando
Spente radici con pioggia di primavera.
L’inverno ci tenne caldi, coprendo
La terra di neve smemorata, nutrendo
Una piccola vita con tuberi secchi.

Accendi il faro per vedere oltre.

Unreal City,
Under, the brown fog of a winter dawn,
A crowd flowed over London Bridge, so many,
I had not thought death had undone so many.
Sighs, short and infrequent, were exhaled,
And each man fixed his eyes before his feet.
Flowed up the hill and down King William Street,
To where Saint Mary Woolnoth kept the hours
With a dead sound on the final stroke of nine.
There I saw one I knew, and stopped hin crying: « Stetson!
You who were with me in the ships at Mylae!
That corpse you planted last year in your garden,
Has it begun to sprout? Will it bloom this year?
Or has the sudden frost disturbed its bed?
O keep the Dog far hence, thet’s friend to men,
Or with his nails he’ll dig it up again!
You! Hypocrite lecteur! – mon semblable, – mon frère!»

Città irreale,
Sotto la nebbia bruna di un’alba invernale,
Una folla fluiva sul London Bridge, tanti,
Ch’io non avrei creduto che morte tanti n’avesse disfatti.
Sospiri, brevi e radi, venivano esalati,
Ed ognuno fissava gli occhi davanti ai suoi piedi.
Fluivano su per la collina e giù per King William Street,
Fin dove Saint Mary Woolnoth segnava le ore
Con un suono morto all’ultimo tocco delle nove.
Lì vidi uno che conoscevo e lo fermai gridando: « Stetson!
Tu eri con me sulle navi di Milazzo!
Quel cadavere che piantasti l’anno scorso nel tuo giardino
Ha cominciato a germogliare? Fiorirà quest’anno?
O l’improvviso gelo ha turbato il suo letto?
Oh tieni lontano di qui il Cane, che è amico degli uomini,
O con le sue unghie lo dissotterà!
Tu! hypocrite lecteur! – mon semblable, – mon frère!»

Parti tratte da T.S. Eliot, La terra desolata (introduzione e note di Alessandro Serpieri), Rizzoli (BUR), Milano, 1982, pp. 74-75, pp. 82-85.

Ho scelto la conclusione della prima parte poiché mi sembrava la più rappresentativa dello stile di Eliot; si nota il “metodo mitico” fondato sulla ripresa di eventi passati e sui salti temporali senza dichiarazione di causa (battaglia di Milazzo si è tenuta nel 260 a.C. tra Romani e Cartaginesi) e la fitta rete intertestuale che rievoca testi di altri autori (qui Dante e Baudelaire) arricchendo con sfumature connotazionali l’opera. In questo passaggio ritroviamo anche i temi conduttori del poema: la potenzialità inespressa della rinascita che non riesce a risorgere alla vita (qui simboleggiato con il Cane che potrebbe dare la luce all’umanità sepolta ma che viene sentito come una minaccia) e l’alienazione degli individui della società moderna nei paesaggi cittadini rappresentati come luoghi della desolazione.

Una Risposta a “La primavera di T.S. Eliot”

  1. Ferdinando Says:

    Oh ragazzi, complimenti! Mi piace molto ‘sto blog. Se vi va di fare una capatina su rivistainutile.it e magari anche mandarci qualcosa, ne sarei davvero lieto. Se vedémo!

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