Terra di fuoco

Siamo fatti di Tempo, provate a chiedere a Bergson, Proust, Heidegger.
La memoria è la funzione del nostro cervello che più tiene conto della sostanza del Tempo, elabora il nostro vissuto in ricordi e ce li restituisce in bassa definizione ma con alta emozionalità.

Dell’infanzia conservo una rimembranza particolare: quando gli effetti delle malattie infettive scomparivano dal mio corpo, le salutavo, per esempio, dicendo: “Addio varicella! A mai più!”

Una di queste notti ho fatto un sogno. Mi trovavo piccolino piccolino sul corpo di una donna nuda che dormiva. Mi districavo dal garbuglio dei suoi folti capelli, camminavo in equilibrio sulle sue palpebre e sulle sue labbra, cantavo nelle narici del suo naso, salivo sui suoi seni e succhiavo il latte dei suoi capezzoli, mi rotolavo lungo il suo ventre, saltellavo lungo le sue gambe e infine scalavo i suoi piedi per specchiarmi nello smalto trasparente delle sue unghie. Improvvisamente un terremoto scosse quel corpo gigantesco e subito dopo la pelle iniziò a tatuarsi rapidamente e le cose che vi erano pitturate iniziarono a muoversi, ad alzarsi in forme tridimensionali; era come se mi trovassi all’interno di un’animazione di Tim Burton. Di colpo ero diventato preda di aquile con artigli pronti ad afferrarmi e di lupi con fauci capaci di sbrindellarmi, le scimmie mi tiravano simboli zen e le farfalle mi si impigliavano negli occhi; io correvo in quel paesaggio, nella foresta fitta di simbologie, lungo le gambe, poi sopra il ventre e sfortunatamente caddi nella buca dell’ombelico slogandomi un piede; a stento riuscì a trascinarmi nel boschetto pelvico del Monte di Venere. Lì mi sentivo al sicuro e mi addormentai finché il morso di un serpente assestato al braccio mi svegliò. Un dolore acuto e poi tutto intorno salirono le fiamme: si gonfiavano e mi circondavano stringendomi sempre di più nella loro terrificante gabbia fino a bruciarmi.
Mi svegliai, questa volta nella realtà, e mi dissi che era solo un sogno, ma c’era qualcosa di strano, mi era rimasto il bruciore all’arto. Pochi giorni dopo mi accorsi che la mia pelle si era ricoperta di pustole rosse e sentivo i miei nervi contratti, infiammati, e il mio braccio sinistro, il petto e la schiena erano diventati una specie di paesaggio infuocato.

Sant’Antonio, ti prego, perdonami per le mie azioni sconsiderate e le parole vane, e ti prometto un voto in modo che tu possa darmi la forza di combattere le innumerevoli tentazioni del mondo. Detergi la mia memoria dai ricordi svergognati e non risparmiare alcuna impurità dell’anima mia, finché il mio corpo, tronfio spreco di Tempo, durerà.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: