E’ venuto

E’ venuto nel letto, prima del Senso, il gesto
inconsulto e immaturo, ogni volta
intinto e lavato in lenzuola sgualcite,
asciugato alla luce di un sole postumo.
Era nell’ansia di appartenere,
dipendere prima di affermare,
esserci prima di esistere.
E’ venuto nel sogno sudato,
agone infinito tra demoni e dei,
pensiero annaspante nel fango,
palude stigia di segni imprecisi.
E lì che in sfuocate ambizioni,
nel tempo adolescente e fuggevole
l’attimo si dilatava e diventava per sempre.
Fu così che nacque l’Urgenza,
divinità ctonia e assoluta,
centrifuga emozionale, caos primordiale
che ancora mi squarcia il cervello .
E’ venuto prima del Senso,
prima dell’atto mentale definitivo,
prima della mano che muove la penna,
prima dell’Idea, sconfitta in partenza.
E’ venuto per caso, senza un motivo
( non per farmene un vanto,
non perché mi senta un poeta).
Nel mezzo di una pozza oscura d’inchiostro
sperduto in una selva aspra di carta
all’improvviso sono scomparso
mentre scrivevo per non scomparire.

3 Risposte a “E’ venuto”

  1. pandistelleacolazione Says:

    Mmh…niente male. Rispetto alla precedente si avverte molto di più una personalità, mentre nell’altra prevaleva un’esaltazione della forma decadente un po’ brondiana ma con la sensazione che mancasse un po’ qualcosa di sostanziale sotto. Mi piace molto l’atmosfera di sensualità che pervade la prima parte della poesia e che apparentemente sembra non c’entrare nulla con la “dichiarazione di intento poetico” dell’ultima parte, ma ad un’analisi psicologica un po’ più approfondita si è portati a fare un’osservazione: nell’ultima parte scompare la sensualità perchè è lo stesso autore che dichiara, alla fine, di essere scomparso, il che è anche rivelatore rispetto al significato che il gesto (scrivere) assume per l’autore: “sono scomparso mentre scrivevo per non scomparire”. A livello più prettamente semantico (per lo meno nella fruibilità immediata) credo però che si avverta effettivamente un “salto”: si è portati a chiedersi cosa c’entri l’inizio con la fine, almeno finchè non ci si risponde che il soggetto è sin dallìinizio “lo scrivere”. Insomma c’è qualcosa da rivedere a livello di significato trasmesso, ma complessivamente dà una bella sensazione. Bravo!

    • lostkid84 Says:

      Grazie mille innanzitutto per il tuo commento molto sagace e approfondito, ricco di spunti e intuizioni veramente notevoli; effetivamente come dici tu protagonista celato della mia poesia è lo scrivere stesso, inteso non tanto come atto concreto e materiale, ma come sensazione contrastante, pulsione primordiale incosciente, che nasce ancor prima che uno possa comprenderla a fondo; è per questo che ho parlato di gesto; il gesto è qualcosa di istintivo, di naturale, non è ponderato, nè elaborato; mentre L’idea, nascendo dalla riflessione cosciente, dal ragionamento, è una fase successiva, perchè presuppone la perdità di tale naturalezza; è stato una sorta di meccanismo di attrazione-repulsione nei confronti di quell’indefinibile e sgusciante sensazione che mi ha avvolto e respinto, a generare in me l’esigenza e l’urgenza di scrivere; non ho voluto infatti dare una caratterizzazione netta a questa sensazione, ho preferito che rimanesse volutamente sfumata, e che venisse presentata in maniera indiretta, attraverso quello che provocava in me; anche per quanto riguarda quello che tu hai chiamato ‘salto semantico’ della chiusa finale, sono pienamente d’accordo con quello che hai scritto; gli ultimi quattro versi sembrano apparentemente non avere nulla a che fare con il resto del componimento; e invece, a mio modo di vedere, sono quelli che ne rivelano il senso più profodo e intimo; in fondo se c’è un insegnamento che possiamo trarre dai grandi poeti del novecento è proprio questo: quando le coordinate sembrano essersi perse definitivamente, e si ha la sensazione di vagare senza una meta precisa, nel momento in in cui la comunicazione sebrerebbe interrompersi, spezzarsi definitivamente, da una regione remota , da un luogo sconosciuto arriva una rivelazione, un bagliore che illumina una nuova percezione delle cose, una nuova visione della vita.

  2. gioverre Says:

    Ritengo che questa sia una delle tue migliori poesie e questo già lo sai. Ma che tristezza, se ho colto bene il senso, pensare che si scrive per non scomparire e invece si scompare; penso che sia la vera condizione del poeta d’oggi.
    C’è un fermento tale di poesia, un’inflazione di versi che tentano di sorgere, di arrivare a qualcuno ma invano. C’è un solco incolmabile tra il brulicante attivismo creativo del verseggiare e l’attenzione dei lettori ai fenomeni poetici contemporanei. Mi sembra proprio che il poeta è decisamente posto ai margini del mondo artistico, escludendo, certo, la poesia dei cantautori.
    Oggi la scarsa fruizione del pubblico rende il vasto ambito della poesia, che continua a crescere (come si può notare dai poeti che si trovano anche nel web), un “ricchissimo nihil”, prendendo a prestito un ossimoro del sempiterno Zanzotto.

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