L’isola dei rifiuti

Alcuni marinai di notte, tra fuochi e falene,
quando il vento fa da scudo alla solitudine,
ne hanno parlato a lungo, con il volto segnato
da uno stupore che  torceva i muscoli e accapponava la pelle:
-E’ lì a picco sul mare, un mostro di plastica e vetro,
il volto coperto di sottili squame di stagno,
l’immenso deforme corpo di mucillaggine:
mai visto qualcosa di simile, ti avvolge e t’insegue,
è ovunque, ha radici 30 metri sott’acqua,
appare tra i fumi mattutini in mezzo all’oceano,
ha occhi che son copertoni, digrigna i suoi denti di zinco.-

L’immensa divinità del riciclo, Madre di tutti gli scarti,
ogni giorno e ogni notte tra canti di sirene di lattex,
ripete il miracolo della materia; trasportati da correnti marine,
milioni e milioni di rifiuti, trovano un senso al loro abbandono,
inghiottiti rinascono nel grembo materno;
ogni tanto dall’agglomerato galleggiante inerte
una luce improvvisa si sprigiona appena percettibile,
forse è il primo bocciolo che fa capolino, come un segnale:
certi bagliori nascono solo dai detriti

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