Archivio per 18 giugno 2010

Specchiarsi #2

Posted in Racconti di bagliori, Specchiarsi with tags , on 18 giugno 2010 by samsacirce

“Mi vedo dentro quella pupilla e suppongo cosa posso diventare, poiché lì dentro è ancora tutto informe e perciò diventa il luogo ideale per fare un collage o per ridipingersi; così che possa aggiungere sopra la mia immagine presente altre pennellate di altri colori, magari più oleosi, più vividi. Attraverso di lei ritorno a piacermi nei tratti e nei colori. È per me una tela che si offre volontariamente alle mie nuove pennellate sopra la mia vecchia e smunta immagine. Anzi è di più, poiché mi cede la sua pelle in modo che io possa tatuare il ritratto di me. Quella cute che rispecchia la mia immagine interiore è il più grande sentimento che possa esserci. Ma aimè! Il tempo scioglie la bella cera e ne fu prova quando una sera a tavola la vidi inorridita nel guardarmi. Mi disse che era turbata perché perdevo sangue. Altre cose non mi ha mai detto per non farmi soffrire, anche se sono ben visibili, per esempio i lineamenti che mi si stanno conficcando sempre più nella pelle lasciando dei profondi solchi. Se prima era interessata, o almeno incuriosita dal mio aspetto, oggi mi accorgo delle sue impercettibili smorfie facciali, che attentamente cerca di nascondermi invano, perché uno specchio sincero non ha angoli opachi. Il tatuaggio ormai ha assunto un’espressione imbronciata e avvilita, da cui è stata tolta gran parte di virilità. Sconfitto me ne ritorno al solito specchio. Mi osservo. Sembro uscito fuori da un quadro espressionista, con la pelle sformata. Provo a strapparmi via con le unghie questa faccia orrenda affrontando il dolore. Ma il dolore rimane con il volto tinto di porpora. E se fosse la materia che si sta ribellando all’immagine spirituale? In effetti ciò che gli altri vedono è un’eruzione partita da uno squarcio che lo spirito non è più capace di suturare, e dal quale stanno uscendo incandescenti tutte le scorie di cui non mi sono mai curato. Ma cosa posso fare se sono debole e superficiale! Mi infervoro per vanità… Cosa farne allora di quell’immagine reale che non mi rappresenta, che è altra cosa. Giacché è così, mi sbarazzerò di quell’altra cosa. Prima devo dimenticarmi della mia immagine passata e poi di conseguenza bloccare ogni processo mentale che favorisca il desiderio di vedermi. Dopo di che devo disfarmi dello specchio. A questo punto, se tutto funzionasse per il meglio, annullerei ogni rapporto con quell’altro me e forse ritornerei a vivere.”

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