Specchiarsi #4

Le loro due camere erano separate da una parete che adoperavano per chiamarsi. Di notte battevano le unghie seguendo un certo codice ritmico e origliavano attentamente per ricevere senza interferenze i ticchettii. Con una determinata sequenza di colpi più forti e più deboli, la vicina si alzava dal proprio letto e andava nell’appartamento di lui. Quella sera successe che invece di bere il latte caldo che le aveva preparato, si inginocchiò sotto il tavolo, (…) così come fanno le vipere quando abboccano le mammelle delle mucche. Poi genuflessa (…), lo  trainò fino al letto portando dal frigo il punzone di cioccolato; lo spezzò, lo diede al suo uomo, prima tenendolo in alto tra le dita, poi infilandolo nella sua bocca. L’uomo iniziò a tossire, a perdere sangue: gli si era conficcata in gola senza scivolare giù nello stomaco. Lo guardò nei suoi occhi terrorizzati, poi si attaccò alle sue labbra e scese con la lingua bifida lungo la sua umida parete orale tranciando il corpo ingombrante. Appena levò la lingua, lui si inginocchiò lavandole i piedi con le lacrime. Prendendolo poi per i capelli lo alzò e lo gettò di peso sul letto. (…). Poi lo circumstrinse con gli arti inferiori spingendolo verso di sé, sempre più in fondo. Ansimavano creando un vuoto pneumatico che scatenò (…) uno smottamento di aria e di luce. In quell’attimo tenendo chiuse le palpebre vide un piccolo barlume nel buio. Più volte durante i vari amplessi osservò quel punto che pareva una stella e più volte concentrò le sue forze mentali per cercare di espanderlo.

In quel periodo era molto attento a quello che guardava. Pareva che cercasse quel barlume in tutte le cose che osservava. Una sera infatti si mise a fissare del vino dentro un calice.

“In mezzo al color rubino ondeggia quel lumicino. Che cos’è se non il massimo catalizzatore dell’essenza vivificante? che non è il frutto né il prodotto, non è il principio né la fine. Non voglio essere il sole, né l’oggetto colorato, ma lo spettro che irradia le cose. Lo so che diventare informe è solo una stupida illusione! Dal momento che sta succedendo qualcosa di veramente strano al mio aspetto. Infatti, guardandomi nello specchio, mi accorgo che non riesco più a smuovere le varie zone del volto. Resta tutto impassibile ai miei comandi. Le labbra si stanno protendendo in avanti come se stessero per dare un bacio innocuo. Oltretutto questo mi crea dei problemi nel pronunciare bene le parole; di fatto escono da quel forellino della bocca da dove sarebbero potuti uscire solo fischiettii. A questo punto con mio grande dispiacere credo di essere destinato all’afasia totale. Mi sto concentrando troppo nell’attività riflessiva tanto che la mia immagine sta subendo una paralisi. Sembro sempre più stilizzato. Sembro veramente una maschera. Il mio volto è pallido come la luna e lucente come la ceramica, ed è segnato da piaghe che assomigliano a labbra tinte di rossetto. Le borse dei miei occhi emanano un certo chiarore serafico e le labbra si stanno imbrillantinando di puntini dorati. Sono veramente grottesco e grottesca è la situazione di essere condannato a divenire terracotta con smalti e cristallina. Per scampare a ciò mi è rimasta un’unica possibilità.”

La camera era semibuia. Le fessure delle tapparelle lasciavano passare un poco dell’ammasso di luce della città. Strisciavano tra loro attorcigliandosi e la loro pelle al buio si schiariva e diveniva squamata quando veniva colpita dai fasci luminosi. Uno di questi mise in chiaro una ferita gocciolante su cui la donna si gettò iniziandola a leccare. Appena dopo scivolò (…). Lei non si staccava da quegli squarci cutanei, anzi si agitava con sempre più sollecitudine, come se avessero il sapore di qualcosa di dolcissimo, di aulicissimo, di mai sentito. Lui continuava (…) al ritmo delle leccate finché il ventre e l’inguine gli si accesero come se al loro interno vi fosse un filo di tungsteno eccitato. Mentre ogni cosa nella stanza si illuminava di un rosso fiammante, lui con gli occhi chiusi vide apparire per l’ennesima volta quel puntino di luce bianca. Riunì quindi tutte le sue forze psichiche per ampliarlo e per mantenerlo nel tempo. Si concentrò ulteriormente finché lo spazio della sua visione venne interamente irradiato. Arrivato a tanto, spremette fino all’ultimo delle sue energie.

Iniziarono a vedersi prima delle ombre scure e poi i colori.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: