Archivio per luglio, 2010

Decido io

Posted in Detriti in versi with tags , on 24 luglio 2010 by lostkid84

Decido io quando andare a capo e
fanculo a tutto il resto, alle metriche libere, alle teorie poetiche,
agli studi di settore, alle analisi critiche.
Decido io quando andare a capo e basta,
così per sfizio, per autoaffermazione o autodistruzione,
per quello che contano queste parole lise, putride, marce,
vecchie e cadenti, ruderi sterili, senza argomenti;
e ogni volta si riparte per farsi a pezzi, a brandelli,
sezionarsi sul foglio, e poi ti dicono che illuso
che sei ed han ragione, non era per l’arte era per il tuo orgoglio.
E’ come una prigione, la dannazione di un’Italia che muore, si fotte,
si scioglie in acidi solforici, in crisi economiche, in leggi ad personam,
cultura in macerie, naufragi senza più rotte…E io ancora
a parlare di me, di quanto sto male, che il mondo è fuori, e io penso
sia dentro, pulsa nell’ intestino, mi opprime e mi schiaccia,
chiede di uscire e gridare all’impazzata,
che non è una cazzata quello che scrivo…
Decido io quando andare a capo,
che in fondo è lo stesso,che essere questo, due frasi,
due storie da mettere insieme, assemblare tasselli e dire chi sono
e che faccio non è poi molto…
E allora a che serve, a che pro tutto questo darsi da fare
con pene ed angosce, con rabbia e con sdegno, ripulsa e bava
che schiuma, e poi con il dito puntato , e grida e strepiti, e ancora
questo trambusto, questo approssimare sé stessi a ideali sbiaditi,
ormai già sepolti, sul vecchio patibolo a dire
mea culpa, mi dolgo, ho sbagliato, e chinar la testa elemosinando
il pane con frasi di circostanza e soli nella propria stanza
piangere la condizione servile e grottesca
oscena e farsesca di guitti di terza categoria,
passare di nuovo dal via per una svolta?
Decido io quando andare a capo, almeno una volta
chiedo a ‘sti cazzo di versi il favore
di starsene buoni e fare il mio gioco
che anche se è nulla , essere libero
lo spazio di un foglio, per me non è poco.

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Acqua dialettale: due esempi in Pasolini e Marin

Posted in Quasar interstellari with tags , , , , on 22 luglio 2010 by gioverre

Quanta acqua troviamo nelle poesie dialettali! Acqua salvifica, acqua decorativa, acqua bucolica, acqua vitale, acqua fresca, acqua che scorre, acqua dei monti, dei fiumi, del mare. Nella poesia dialettale del Novecento l’acqua ha acquisito maggior rilevanza simbolica e a proposito, in questo post, lascio due esempi molto importanti. Per Pierpaolo Pasolini, attraverso l’acqua, l’Io del poeta si osserva, si rispecchia, e non a caso la figura centrale delle sue “Poesie a Casarsa” è Narciso. Con questo personaggio mitologico il poeta friulano s’identifica, si ritrova nel piacere di ammirarsi e va oltre perlustrando dentro se stesso, indagandosi e confessandosi in versi fino a saggiare l’ebbrezza dello scandalo, oppure arrivando a un egocentrismo talmente spinto che non è più comunicazione immediata con gli altri. Nell’esempio di Biagio Marin il sogno è legato visceralmente con l’acqua, che per questo motivo simboleggia il passaggio per venire a contatto con un’altra dimensione, per dare vita all’esperienza intima e fortemente personale del poeta.
L’acqua  significa purezza e innocenza del tempo perduto ed è quell’elemento simbolico che si riversa sulla nostra vita allagando e sommergendo le cose presenti affondandole nell’abisso del passato. Chi ha coraggio di guardare nella sua trasparenza, può penetrare con lo sguardo dell’anima nella profondità dell’essere.

 

O me donzel

O me donzel! Jo i nas
ta l’odòur che la ploja
a suspira tai pras
di erba viva… I nas
tal spieli da la roja.

In chel spieli Ciasarsa
– coma i pras di rosada –
di timp antic a trima.
Là sot, jo i vif di dòul,
lontàn frut peciadòur,

ta un ridi scunfuartàt.
O me donzel, serena
la sera a tens la ombrena
tai vecius murs: tal sèil
la lus a imbarlumís.

O me giovinetto! Nasco/ nell’odore che la pioggia/ sospira dai prati/ di erba viva… Nasco/ nello specchio della roggia.// In quello specchio Casarsa/ – come i prati di rugiada -/ trema di tempo antico./ Là sotto io vivo di pietà,/ lontano fanciullo peccatore,// in un riso sconsolato./ O me giovinetto, serena/ la sera tinge l’ombra/ sui vecchi muri: in cielo/ la luce acceca.

da Poesie a Casarsa di Pierpaolo Pasolini

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Fontanon

Posted in Smicjada de Slusori with tags , on 19 luglio 2010 by gioverre

Son chi, Nono, semper
vegnes chando me fermi
a scoutar l’òra e parles,
contime amò del tut,
de chel dialèt negà,
enruzemà e s-cjatarà,
che de vozi en ghe n’è massa
che le vegn e le va vers el voit,
e dime com’èla con chest’aca
a dirghe semper “no no”,
con ela che semper la vòl ,
che se s-cjafa sora e la dis “sì sì”
sautar e s-ciampar sì sì sora e nar.

Son chi, Nono, semper
te contentes de véderme
anca se son macià de pecà,
màndime ‘na contenta
parola dal font del fontanon,
e dime entel tò dòrmer
de chest’aca forta de vita
endo’ me speghli
el mus, el cor, la via.
N’è cascà tanta de aca
su aca, sbater del temp
su i tempi passadi e nadi,
cantar lontan de secoi,
che ti tegnes col zement,
ch’ades sfrisi con le mè
ongle seche e debolòte,
semper chel e lonc par semper.

Te scouto,
el sas ben,
ma mì chi
no ston pù:
i me tòl en ziro
i me da del mat.

Vardàve! Continua a leggere

O mia piccola farfalla

Posted in Scorie di pensieri with tags on 13 luglio 2010 by gioverre

O mia piccola farfalla,
io sono di quella specie irrisolta destinata a vagare per il mondo ponendomi continuamente delle domande, provando a dare delle risposte che spesso non hanno carne; allo stesso modo, con la mente animata di quesiti, tu voli di fiore in fiore, bellissima e vulnerabile. Così, e neppure te ne accorgi, appartieni alla mia stessa specie, eletta a girare e a soffrire, a sopportare tutte le dolose intemperanze della nostra società e della gente. In questo periodo, lo so, ti senti soffocare dalla negatività che ti propinano gli altri, ti senti per questo brutta e fuori luogo, ma io ti vedo per quello che sei, in sintesi, una farfalla dai bellissimi occhi e dai colori screziati, e so già che la tua casa sarà in giro per il mondo, anche se alcuni viventi di questo mondo faranno di tutto per sottometterti alle loro imposizioni, per umiliarti con le loro menzogne e con le loro malelingue. Continua a leggere

La visione

Posted in Saggi e spiragli with tags , , , on 10 luglio 2010 by gioverre

Complimenti a SamsaCirce per il racconto visionario Specchiarsi, dal quale ho ricavato una personale riflessione sul fenomeno della visione.

Ai nostri giorni due sono le principali vie per fare quell’arte che sfonda la superficie del visibile, della materia, delle convenzioni e degli stereotipi, e chiamo semplicemente “Grande Arte”.
Una, che in Italia conosciamo bene, specialmente in letteratura, è quella del realismo psico-sociologico, quando lo scrittore s’infiltra dentro l’oscura e complessa rete della struttura sociale prevalente e mostra gli individui che ne fanno parte, sviscerando i problemi tra uomo e Potere, svelando le contraddizioni sentimentali, affettive, ma anche collettive, economiche, culturali, entrando come un hacker nei sistemi operativi della società e delle sue istituzioni evidenziandone le devianti dinamiche.
L’altra via è quella della visione e riguarda la globalità dell’arte. Oggi il potere della visione è in grado di sublimare la vita rinnovando l’arte e illuminando la profondità dell’essere, e allo stesso tempo mostrando di cosa siamo fatti e cos’è quello che ci circonda.
Ormai, nella nostra società imagologa, molti confondono la visione con la visibilità. Quest’ultima non va oltre la superficie delle cose che si osserva ad occhi aperti, anzi utilizzando strumenti sofisticati capaci di offrirci immagini ad alta definizione e virtuosistici effetti speciali, e catturare la bellezza, ma senza affondare e aprire uno spiraglio. Continua a leggere

L’Urgenza

Posted in Detriti in versi with tags , , on 3 luglio 2010 by lostkid84

In principio era l’urgenza
di solcarci e scoprirci indifesi,
assediati dall’attualità di ogni gesto.
Era il primo bacio, le mani fuse insieme
i respiri sommessi, l’ansia d’infinito.
Era già stato tutto secoli fa;
eppure tutto sembrava nuovo e intrecciato,
inconsistente e intenso, denso di Noidue.
Eravamo entità in bozzolo e vetro,
trasparenti d’opaco incanto,
pesanti e leggeri, soltanto sospesi.
Eravamo puri e corrotti,
nell’eterno ritorno dei nostri forse
ogni volta sembrava la prima,
ogni volta c’era già stata prima,
era esserci per testimoniare
perdersi nell’ingordigia dei ricordi,
erano frammenti di noi sparsi,
schegge impazzite di vita; era il
tuo saggio di danza, l’inchiostro su carta,
mia madre che stira, via Viesi 14,
Mori CAP 38065, una casa in affitto,
multipli di noi stessi, riuscivamo a bastarci.
Da sempre è stata l’urgenza
di riconoscere il nucleo in cui tutto si tiene,
quella trama impercettibile e intricata,
in cui sentirci necessari.
Dovevamo solo codificarci,
arrenderci e perdere il senso:
nella fine e nell’inizio
da sempre era incisa l’essenza.