L’Urgenza

In principio era l’urgenza
di solcarci e scoprirci indifesi,
assediati dall’attualità di ogni gesto.
Era il primo bacio, le mani fuse insieme
i respiri sommessi, l’ansia d’infinito.
Era già stato tutto secoli fa;
eppure tutto sembrava nuovo e intrecciato,
inconsistente e intenso, denso di Noidue.
Eravamo entità in bozzolo e vetro,
trasparenti d’opaco incanto,
pesanti e leggeri, soltanto sospesi.
Eravamo puri e corrotti,
nell’eterno ritorno dei nostri forse
ogni volta sembrava la prima,
ogni volta c’era già stata prima,
era esserci per testimoniare
perdersi nell’ingordigia dei ricordi,
erano frammenti di noi sparsi,
schegge impazzite di vita; era il
tuo saggio di danza, l’inchiostro su carta,
mia madre che stira, via Viesi 14,
Mori CAP 38065, una casa in affitto,
multipli di noi stessi, riuscivamo a bastarci.
Da sempre è stata l’urgenza
di riconoscere il nucleo in cui tutto si tiene,
quella trama impercettibile e intricata,
in cui sentirci necessari.
Dovevamo solo codificarci,
arrenderci e perdere il senso:
nella fine e nell’inizio
da sempre era incisa l’essenza.

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