O mia piccola farfalla

O mia piccola farfalla,
io sono di quella specie irrisolta destinata a vagare per il mondo ponendomi continuamente delle domande, provando a dare delle risposte che spesso non hanno carne; allo stesso modo, con la mente animata di quesiti, tu voli di fiore in fiore, bellissima e vulnerabile. Così, e neppure te ne accorgi, appartieni alla mia stessa specie, eletta a girare e a soffrire, a sopportare tutte le dolose intemperanze della nostra società e della gente. In questo periodo, lo so, ti senti soffocare dalla negatività che ti propinano gli altri, ti senti per questo brutta e fuori luogo, ma io ti vedo per quello che sei, in sintesi, una farfalla dai bellissimi occhi e dai colori screziati, e so già che la tua casa sarà in giro per il mondo, anche se alcuni viventi di questo mondo faranno di tutto per sottometterti alle loro imposizioni, per umiliarti con le loro menzogne e con le loro malelingue.

Ti stai accorgendo che la merda sta salendo e sta circondando il tuo corpo, ma non sai come chiamare questo fenomeno, non sai da dove proviene e il perché è in atto. Risponderti non saprei, se non dirti un motto abusato che “questa è la vita”, ma quest’affermazione non vuol dire niente.
Qui ti confesso che vedo sguazzare le persone nella merda. È una cosa che dà dolore, perché nessuno merita quella situazione, eppure c’è chi ama farsi il bagno nella piscia e fondare latrine per le altre anime. C’è dunque da domandarsi che caspita di viaggio ha compiuto Dante se ogni cosa è sulla terra visibile nell’ombra! E quanto fa schifo vedere questi corpi immersi in ettolitri di merda! e penso che piuttosto di essere lì, sia meglio morire. Eppure, sai, c’è sempre una mano che si allunga per dare da mangiare a quelle bocche sozze, e che dà a loro l’illusione di farcela nel mestiere di vivere. Così quella mano alimenta quel ciclo digestivo che tutti conosciamo: mangiano, digeriscono e spurgano. Le evacuazioni intestinali di quei nudi corpi, coperti di lerciume e sanguisughe, rimangono nella vasca e quelle anime perseguitate, quindi, nuotano nei propri risultati corporali.
Ti chiederai se tentano di fuggire da questa ignobile ed esecrabile situazione. Io li vedo che provano a uscire ma le pareti sono viscide e alte, li vedo che sprofondano nel liquame cercando a tentoni sul fondo un tappo che non c’è, li vedo che provano a squarciare a manate con tutta la forza che hanno la superficie d’acqua merdosa ma non vale a nulla. È incredibile notare come quei corpi così esagitati nel divincolarsi da quel vischio dal lezzo disgustoso, così disperati nei movimenti, stanno in verità ballando nella crema dell’intestino.
Allora che soluzione esiste? Una, che ne raggruppa parecchie: sopra le loro teste ogni tanto compare una mano di pulviscolo dorato, fluttuante nell’aria, che si apre e si tende verso quei corpi deturpati. È una mano che ti libera, che è talmente forte da aprire spiragli nel muro della quotidianità. Può essere la poesia, un’opera d’arte, un’opera di carità, una preghiera esaudita, un consiglio disinteressato, una parola d’amore, un bacio, la parola di Dio, l’occhio degli animali, l’affetto di chi veramente ti vuole bene, eccetera. Può essere tutto questo e più ancora, e molti di fronte a questa luminescenza alzano il braccio dalla merda, toccano la mano,  ripugnanti però la ritirano dopo averla perquisita, bramosi solo di altro cibo; pochi invece con grande passione e desiderio si attaccano a quell’iridescente mano che si stringe attorno al loro braccio e li tira fuori dalla fetida vasca. Via lontano dal lezzo vergognoso, per poco o per tanto tempo, via ad asciugarsi sul prato dove vivono le caste creature.
E non è finita! Bisognerà pulire la pelle di questi corpi: la si lava con la candeggina. Puoi ben immaginarti cosa succede quando l’acido purificante tocca le ali delle farfalle: i colori si sbiadiscono, si sciupano. Questo è il fenomeno dell’inaridimento delle coscienze; infatti più avanza l’età, più le persone perdono i colori, la freschezza di vivere, la flessibilità delle opinioni, la sensibilità si sclerotizza nonostante che la vasta esperienza dovrebbe contribuire a capire l’altro e se stessi, e, detto questo, ricordati di non credere ai discorsi promettenti dei post-giovani. La giovinezza seppur ricercata anche dai quarantenni e dagli anziani non torna, loro si inaridiscono al pensiero che essa possa ripresentarsi nei loro corpi e nelle loro menti.
E non mi rimane, mia piccola farfalla, che darti un consiglio, di aprire i sensi perché questa è una via di fuga:

Sentire la calda vita e il calore del sole
E nello stanco sbattere d’ali
Sentirsi leggeri,
leggeri con una fugace consapevolezza di essere liberi
sentirsi felici sostando sulla pelle amata di un altro corpo.
E io non so come un attimo possa dare infinita
felicità,
solo un granello di polline, un punto di luce.

L’altra via è nella facoltà del pensiero, plasmato ascoltando le voci del mondo e scindendo ciò che di buono esse dicono per farne tesoro nel creare un pensiero finalizzato al bene, per togliere dalla merda chi ne è dentro fino al collo.

Ti scrivo queste sincere parole fluenti da un canale di rabbia, ma, per il tuo bene, ora, non ti mostrerò queste volgari parole, che hanno lo stesso sapore detestabile dell’ira, affinché tu non possa essere contaminata nella tua dolce e raffinata età dalla nuda bruttezza del mondo. Lascerò questo mucchio di parole vagare, come un asteroide, residuo di un pensiero coltivato nel pianeta della vita, lo lascerò andare nella massa oscura dell’universo virtuale

a girare senza pace

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