Acqua dialettale: due esempi in Pasolini e Marin

Quanta acqua troviamo nelle poesie dialettali! Acqua salvifica, acqua decorativa, acqua bucolica, acqua vitale, acqua fresca, acqua che scorre, acqua dei monti, dei fiumi, del mare. Nella poesia dialettale del Novecento l’acqua ha acquisito maggior rilevanza simbolica e a proposito, in questo post, lascio due esempi molto importanti. Per Pierpaolo Pasolini, attraverso l’acqua, l’Io del poeta si osserva, si rispecchia, e non a caso la figura centrale delle sue “Poesie a Casarsa” è Narciso. Con questo personaggio mitologico il poeta friulano s’identifica, si ritrova nel piacere di ammirarsi e va oltre perlustrando dentro se stesso, indagandosi e confessandosi in versi fino a saggiare l’ebbrezza dello scandalo, oppure arrivando a un egocentrismo talmente spinto che non è più comunicazione immediata con gli altri. Nell’esempio di Biagio Marin il sogno è legato visceralmente con l’acqua, che per questo motivo simboleggia il passaggio per venire a contatto con un’altra dimensione, per dare vita all’esperienza intima e fortemente personale del poeta.
L’acqua  significa purezza e innocenza del tempo perduto ed è quell’elemento simbolico che si riversa sulla nostra vita allagando e sommergendo le cose presenti affondandole nell’abisso del passato. Chi ha coraggio di guardare nella sua trasparenza, può penetrare con lo sguardo dell’anima nella profondità dell’essere.

 

O me donzel

O me donzel! Jo i nas
ta l’odòur che la ploja
a suspira tai pras
di erba viva… I nas
tal spieli da la roja.

In chel spieli Ciasarsa
– coma i pras di rosada –
di timp antic a trima.
Là sot, jo i vif di dòul,
lontàn frut peciadòur,

ta un ridi scunfuartàt.
O me donzel, serena
la sera a tens la ombrena
tai vecius murs: tal sèil
la lus a imbarlumís.

O me giovinetto! Nasco/ nell’odore che la pioggia/ sospira dai prati/ di erba viva… Nasco/ nello specchio della roggia.// In quello specchio Casarsa/ – come i prati di rugiada -/ trema di tempo antico./ Là sotto io vivo di pietà,/ lontano fanciullo peccatore,// in un riso sconsolato./ O me giovinetto, serena/ la sera tinge l’ombra/ sui vecchi muri: in cielo/ la luce acceca.

da Poesie a Casarsa di Pierpaolo Pasolini

 

El canal de la Vergene

I

Sogna ‘l canal co’ l’aqua trasparente;
in fondo , un prao d’àleghe verdine.
Passa de sora, calma, la corente,
la piega dute l’erbe veludine.

Fra l’àleghe bianchisa ‘l to viseto,
cussì palido, cara, e cussì quieto.
Le t’ha coverto ‘l to bel corpo nuo
dondolandote adosso ‘l so veluo.

II

Ma no tu dormi: tu par sempre svegia
co’ quii to vogi in fondo spalancai
comò per una granda meravegia
che te fa mal e no te lassa mai.

L’erbe le ha messo sul to corpo nuo
una coverta viva de veluo;
ma quii to vogi d’aqua trasparente
nessun li sera più – eternamente.

Il canale della Vergine I. Sogna il canale con l’acqua trasparente;/ in fondo, un prato d’alghe verdine./ Passa sopra, calma, la corrente;/ piega tutte le erbe di velluto.// Fra le alghe biancheggia il tuo visino,/ così pallido, cara, e così quieto./ T’hanno coperto il tuo bel corpo nudo/ dondolandoti addosso il loro velluto.// II. Ma tu non dormi: tu sembri sempre sveglia/ con quei tuoi grandi occhi in fondo,/ come per una grande meraviglia/ che ti fa male e non ti lascia mai.// Le erbe hanno messo sul tuo corpo nudo/ una coperta viva di velluto;/ ma quei tuoi occhi d’acqua trasparente/ nessuno li chiude più – eternamente.

da La girlanda de gno suore di Biagio Marin

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