Pietre nel muro

(continuazione di Pisciate (post)moderne)

Cammino costeggiando il muro del cimitero. Dalla parete l’intonaco è stato tolto dagli addetti del restauro e sono perciò ben visibili le pietre che la formano. Sono ancora impolverate ma sembrano respirare l’aria calda di questi giorni autunnali dopo una lunga sepoltura. A osservarle paiono segni del passato venuti finalmente alla luce; ciò che era stato nascosto e reso invisibile, era in verità la struttura portante che rendeva inflessibile questa barriera. Sono state lì immobili, fisse a sorreggere questo muro dai terremoti, dalle alluvioni, dal vento sferzante, dalle pedate dei bambini, dai corpi di innamorati in fregola amorosa, lì contro il movimento della vita, del tempo che scorre inesorabile.
Passando di qua alcuni pensieri mi riaffiorano di nuovo, sulla lascivia del presente e sul passato … Rifletto: ma è giusto elogiare il passato? Eppure sono rimaste al loro posto queste pietre, così come nell’uomo certe pietre mai si sono  sgretolate: per esempio, riprendendo le considerazioni sulle pisciate, gli uomini hanno sempre fatto pipì e alla sua base c’è sempre stata l’ignoranza.
A essere obiettivi, nel passato non c’è mai stata un’età dell’oro, un’età che per rettitudine potesse essere da modello, ci sono stati, invece, uomini più o meno accorti, più o meno saggi, più o meno onesti. Cambiano mezzi e scenari, non cambiano le costanti umane secolari: le persone se ne vanno ma rimane la catena della stupidità, dell’ignoranza e della crudeltà, e resta sempre il gioco della denigrazione.

Quante piccole e grandi storie di felicità o di atrocità fisse nel muro contro il tempo, immobili, taciturne, amorfe, scritture mineralizzate pronte a parlarci per rivivere. Il mondo è fatto di cose che nella loro fissità sembrano invece spingersi al dialogo, ma ormai pochi sono quelli che ascoltano. Tendere l’orecchio è oggi una pratica minoritaria ma alternativa sapendo che le cose che appaiono morte ci possono ancora parlare.

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