Hitler di Giuseppe Genna

 Il lupo Fenrir, il gigantesco lupo della fine. Spezzerà le catene che lo avvinghiano dall’inizio dei tempi, e tornerà, a portare l’apocalisse. Inizia con questa immagine, con questa suggestione nordica la narrazione del primo romanzo che sia mai stato scritto su Hitler. Inaspettatamente, l’enorme, feroce, sovrannaturale Fenrir, finalmente libero dai vincoli che da tempo immemore lo tengono soggiogato, verrà lui stesso sconvolto, soverchiato da un’immane forza annichilente, distruttrice, perfettamente umana. Sceglierà di seguire in tutto e per tutto le vicende di un sconosciuto ragazzino austriaco, di nome Adolf, e ne condividerà inorridito le gesta.

La trama ripercorre i decenni di storia europea che vanno dalla nascita alla fine del Fuhrer, narrando le vicende che hanno segnato il continente, travolto dalla “lucida” follia nazista, di pari passo con le tappe significative della sua vita.
L’infanzia e la giovinezza trascorse a Braunau, villaggio alle porte di Vienna, alle prese con un padre violento ma “usuale per l’epoca”, ed una madre infelice, che probabilmente era la nipote del consorte. Il giovane Hitler comincia da subito a manifestare un carattere abulico e scostante, la megalomania di chi si convince di essere un grande artista in grado di incarnare lo spirito di un popolo, pur essendo in tutta evidenza un mediocre. E’ da questo misero villaggio che inizia l’incredibile ascesa di un essere che sembrava condannato all’anonimato ed all’ignavia, un essere che in sostanza proviene dal nulla e porta il nulla con sé. Vengono descritti i suoi primi passi in politica, in patria, a Vienna, sotto l’iniziale influsso di alcune sette esoteriche, l’approdo in terra germanica, culla dell’”immortale popolo tedesco”, la presa del potere, frutto di una concatenazione di eventi e di casualità fatali. I suoi sogni folli diventano i sogni dell’intero popolo tedesco, trascinato in un vortice di ferocia e volontà di distruzione.

Ma la domanda “come spiegare l’orrore?”, come spiegare gli omicidi di massa, le persecuzioni, i campi di sterminio, l’orgia di sangue, rimane senza una risposta vera e propria. Forse l’unica “soluzione” è legata alla natura stessa del protagonista, che diventa l’emblema di un’epoca, l’uomo non uomo, l’essere che non è. Hitler non viene rappresentato semplicemente come una persona mediocre, ma come la personificazione più totale della nullità: incapace di provare qualsiasi tipo di sentimento, di empatia, incapace di stringere una relazione sociale con alcuno, travolto da odii tanto forti quanto irrazionali, ossessionato dalla morte, dominato dai propri deliri, che, fatti propri dal regime nazista, assurgono a programmi da attuare da parte dell’intera nazione. E ugualmente “nulli”, e perciò stesso “disumani”, sono i suoi più stretti collaboratori ed i gerarchi del partito, Goring, Goebbels, Himmler, Speer, il medico Morell, Bormann, semplici emuli dell’irraggiungibile leader e perfette macchine esecutrici del suo volere. Qui la banalità del male che caratterizza i personaggi principali fa assumere loro contorni quasi grotteschi, creando un contrasto fra l’inconsistenza della loro personalità e la tragica portata delle loro azioni.
Nemmeno le altre nazioni europee, implicate nella vicenda dell’ascesa del nazismo, sono immuni dal virus che, proveniente dal Fuhrer, contagia l’intero Occidente, fino al culmine della sua diffusione, coincidente con la seconda guerra mondiale. Il vuoto, la pura forza costrittrice, il dominio dell’uomo sull’uomo diventano così l’unico paradigma da seguire. L’orrore nazista e lo sterminio degli ebrei assumono una dimensione europea. L’intera classe dirigente continentale e statunitense, infatti, non è esente da responsabilità e colpe per aver dapprima in parte sostenuto e poi ignorato l’abominio del terzo Reich, fino ad essere in seguito coinvolta nell’efferata logica di guerra.

Questo libro vuole essere, oltre che racconto che tiene viva la memoria di quello che fu, un preciso monito a chi, ancora oggi, mitizza la figura di Adolf Hitler:

“Perfino il cadavere irradia pericolo. Aura intorno al cadavere: in questo modo gli uomini lo sacralizzano.
Lo scandalo continua qui. Qui viene lanciato, a fionda, il futuro. Il sasso aureo del suo nome, ancora incarnato.
Lo scandalo che lo scrittore cerca di demolire.
Questo scandalo. Questa mitizzazione postuma.
Esorcismo su chi pratica la memoria di lui come mito.”

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