Archivio per dicembre, 2010

Lo strano caso di Urs Artis #10

Posted in Lo strano caso di Urs Artis, Racconti di bagliori with tags , , , on 25 dicembre 2010 by gioverre

VI

La permanenza a Dubai durò una decina di giorni. Poi presero l’aereo per il ritorno in Svizzera. La situazione atmosferica non era delle migliori, si stava volando in tetre nuvole grigie e nerastre. Lo speaker aveva allertato i passeggeri della presenza di una perturbazione e aveva raccomandato a loro di stare al proprio posto e cinturarsi. Urs se ne stava seduto affianco alla moglie, era nervoso, sbuffava, si strofinava con la mano sinistra il braccio ingessato; Silvia, molto tranquilla, stava gestendo tramite I-phone l’agenda degli appuntamenti del suo compagno di vita. L’aereo si infilò nella baraonda del temporale e iniziò a sobbalzare. Sui volti di molta gente si leggeva un certo spavento, ma Urs e Silvia non sembravano colti da eccessiva paura. Nonostante ciò, la donna concluse il suo lavoro e ripose il mini-elaboratore nella tasca della sua borsa. Urs, notando che Silvia non era più impegnata, si lasciò scappare delle parole, non voleva dirle, anzi avrebbe voluto tenersele dentro e dimenticarle alla fine del viaggio, ma non ci riuscì. Infatti i balzi del velivolo avevano delle ripercussioni sul suo diaframma, sul suo stomaco, e gli crebbe un tale malessere che per rimediare al quale gli sembrò necessario espellere quello che ci aveva dentro: « Dio mio, cos’è ‘sta roba! Ora ci mancava solo questa, non ci tornerò … »
« Calmati, Ursacchiotto mio, non preoccuparti, passerà la perturbazione » disse la moglie con aria premurosa cercando di tranquillizzare il marito.
« Mai più a Dubai, mai! Mai da quegli emiri saccenti, da quella grande prostituta urbana! » Continua a leggere

Lo strano caso di Urs Artis #9

Posted in Lo strano caso di Urs Artis, Racconti di bagliori with tags , , , , on 23 dicembre 2010 by gioverre

Prendendogli la mano: « Sì, qui c’è lei, grande sceicco, grazie ancora.»
« Noi sceicchi abbiamo donato molte risorse monetarie ai nostri sudditi affinché potessero realizzarsi in qualunque attività, e di conseguenza ciò ha portato lo splendore odierno di Dubai. » Continua a leggere

Lo strano caso di Urs Artis #8

Posted in Lo strano caso di Urs Artis, Racconti di bagliori with tags , , , , on 21 dicembre 2010 by gioverre

V

Secondo il piano urbanistico di Dubai, l’ex zona industriale di Al Quoz doveva essere trasformata in polo culturale e artistico. Qui, in uno dei capannoni ristrutturati, erano state esposte le opere di Urs. La sala dalle pareti bianche era resa più vivace dai colori delle sue creature che erano confinate all’interno di solide cornici dorate. La luminosità dell’ambiente era buona e garantita per le ore diurne da lucernari e due enormi vetrate. Da una delle vaste vetrate si poteva osservare la stradina asfaltata che girava attorno alla ex-fabbrica, il muro di cemento dell’edificio attiguo e sopra di esso lo spuntare lussureggiante della cima del Burj Dubai, acceso come un faro nella sfumata oscurità della sera. Continua a leggere

Lo strano caso di Urs Artis #7

Posted in Lo strano caso di Urs Artis, Racconti di bagliori with tags , , , on 19 dicembre 2010 by gioverre

Un giorno, invece, decise di farsi un giro per i rinomatissimi mall di Dubai. Varcando la soglia di porte girevoli o scorrevoli in vetro, ci si ritrovava in Occidente, nell’ormai solito e familiare ambiente che c’era a Milano, come a New York, come a Tokio, come a Shangai. Porca la miseria, questa è la creatura della globalizzazione! Dove le diversità vengono annullate! In questi spazi ricreati e avveniristici, c’erano le abituali vetrine dove in bella mostra, a risaltare su manichini o rialzi, si vedevano i prodotti delle maggiori griffe mondiali. Incredibile, questa è l’attuale macchina del tempo: dall’autenticità della località si balza all’interno di un altro mondo, cazzo, ci si sposta in brevissimo tempo da una contemporaneità reale a una dimensione artificiale e omologata. Continua a leggere

Lo strano caso di Urs Artis #6

Posted in Lo strano caso di Urs Artis, Racconti di bagliori with tags , , , on 18 dicembre 2010 by gioverre

 

Burj Dubai

IV

Per Urs le mostre internazionali erano ormai una consuetudine e l’occasione di esporre a Dubai gli sembrò una buona opportunità. Infatti, dopo aver verificato il potenziale economico e promozionale di questa città molto nominata nelle agenzie turistiche, decise di compiere questo viaggio. Commissionò il trasferimento delle opere alla abituale ditta di trasporti speciali e, appena partite le sue creature, s’involò.
Giunti all’aeroporto, prese il taxi che lo condusse verso la città moderna. Lungo la Sheick Zayed Road, composta da ben sei corsie per senso di marcia, vedeva snocciolarsi dai finestrini i colossi del centro finanziario che avevano le forme più strane, come le Emirates Towers a sezione triangolare, o come i bizzarri cappelli degli altissimi grattacieli ultramoderni che in fila sovrastavano l’autostrada. Prima di arrivare Al Quoz, dov’era situata la mostra, s’innalzava, alla sua sinistra, solenne e spaventosa una mastodontica siringa. Era il grattacielo più alto del mondo, il Bury Dubai, ottocento e più metri di vertigine. A Urs venne subito in mente la torre di Babele e la sua leggenda. Girando e conoscendo gente, dagli organizzatori ai dipendenti e ai gestori dell’hotel, dalla manodopera dei quartieri ai commessi dei negozi, dai manager ai visitatori che passavano a osservare le sue opere, scoprì che una minoranza della popolazione era di origine emiratina, e che, invece, molti provenivano dall’India, dal Pakistan, dall’Sud-Est asiatico e dall’Occidente. Tutti parlavano inglese, magari in modo incerto e storpiato nei suoi fonemi, ma comunque comprensibile e sufficiente per intraprendere una conversazione. Passeggiando, osservava dalla piazza sottostante, la nuova torre di Babele. Cazzo, la torre di Babele è stata ricostruita! Con il suo forte homomagnetismo convogliava la gente che si era perduta e dispersa nella catastrofe divina, e che ora, riunita sotto un idioma globale come l’inglese, tentava di costruire altre nuove altezzosità. Pensava, senza dirlo, con gli occhi puntati in alto, che quella architettura ingegneristica era pura provocazione, quella siringa avveniristica eretta nel cielo pungeva il culo a Dio, sfidandolo ancora. Continua a leggere

Lo strano caso di Urs Artis #5

Posted in Lo strano caso di Urs Artis, Racconti di bagliori with tags , , on 16 dicembre 2010 by gioverre

III

Per parecchi anni il sistema funzionò perfettamente.
Una mattina d’inverno, come ogni mercoledì, arrivò in casa la donna delle pulizie. La moglie e i figli erano andati al lavoro o a scuola e l’abitazione sembrava sgombra. L’assistente domestica si chiamava Cecilia ed era stata assunta da poche settimane. Aveva capito le faccende da svolgere, ma nessuno le aveva detto di non provare ad aprire quella porta. Quella mattina aveva caricato la lavatrice, messo in ordine la cucina e pulito la tavola e il lavandino, poi aveva preso in mano l’aspirapolvere. Stava passando i pavimenti quando il cellulare le squillò e lei rispose. Era suo marito che doveva consegnarle dei documenti. Lei gli aprì e il suo uomo, vedendo la casa vuota, le chiese se c’era qualcuno. Lei, appena negò, venne cinta da un abbraccio vigoroso e le sue labbra vennero a contatto focosamente con quelle del coniuge. Continua a leggere

Lo strano caso di Urs Artis #4

Posted in Lo strano caso di Urs Artis, Racconti di bagliori with tags , , on 14 dicembre 2010 by gioverre

Leggi l’intenso articolo di Serena Visentin sul Maestro Ugo Mainetti, pubblicato sul giornale online Il Bernina.

II

Urs Artis era il terzo di tre fratelli; il suo aspetto non si addiceva proprio al suo nome di nascita. Era piccolo, un metro e sessanta d’altezza e magro, probabilmente aveva preso i geni della costituzione fisica da parte della madre, dato che il padre era un omone nerboruto, alto uno e novanta, con un vocione basso e rauco e proprio con quella voce aveva deciso da padre padrone i nomi dei suoi figli. Il nome del nonno fu preso dal primogenito Josef che da lui ereditò anche la passione per la caccia. Al secondogenito fu dato il nome di Lupus e anche costui era un accanito cacciatore che si trasferì dalle parti di Zurigo per fare il lavoro di manager nel settore edilizio. Il padre, vedendo i primi figli di stazza robusta, era convinto che pure il terzogenito sarebbe diventato tale e appena nato gli conferì il nome Urs, in modo che l’appellativo rispecchiasse in pieno la fisionomia. Ciò non si verificò e a Urs rimase attaccata quest’ironia che fin dai tempi delle scuole era utilizzata dai suoi compagni per prenderlo in giro. Il piccolo Urs con gli anni ci fece il callo e finì per lavorare come apprendista in macelleria: la gente lo vedeva all’opera mentre tirava dei colpi violenti per tranciare i nervi e le ossa, e rimaneva stupita di quanto quelle braccia così carenti di muscoli potessero fare tanto e con quale precisione! Quando il suo datore di lavoro morì per tumore, decise di rilevare l’attività e continuare, anche se in fondo avrebbe voluto essere consacrato come pittore. Molti avvenimenti cruciali, però, accaddero nella sua vita. Continua a leggere