Lo strano caso di Urs Artis #1

Questo lungo racconto è ispirato alla biografia e all’arte del Maestro Ugo Mainetti. Domenica 10 gennaio 2010 incontrai per la prima volta il Maestro durante una sua mostra personale a Tirano (prov. di Sondrio). Mi colpì subito la persona, piena di energia, vitalità, simpatia, e i quadri, carichi di spirito e spiriti. Già quella sera la sua storia mi affascinò parecchio, forse perché inusuale e divertente. Alcune vicende raccontate dal Maestro le tenni in tasca come se fossero dei semi. Passati dei mesi, una notte, mi accorsi della loro presenza e notai che avevano del potenziale per un racconto, quindi li sotterrai nel campo della mia testa e continuai a innaffiarli e a prendermi cura di loro. Pian piano germogliarono e crebbero. Il risultato è appunto questo testo narrativo fuori dagli schemi abitudinari. Per non creare fraintendimenti premetto che il testo non è una biografia del Maestro Mainetti, ma è una narrazione di fantasia liberamente ispirata. Per il protagonista non ho pensato minimamente all’artista Ugo Mainetti, anzi il personaggio è creato esclusivamente dal mio genio.
Il Maestro Ugo Mainetti è un’artista contemporaneo, nato il 5 maggio 1945 e vivente in Valtellina con la sua famiglia (Per sapere di più sulla sua biografia vi invito a leggere questa pagina). Richiestissimo in tutto il mondo, il Maestro Mainetti attualmente espone alcune delle sue opere in uno dei palazzi più antichi di Manhattan, a New York. Quest’autunno è stato invitato alla “Fiera d’Arte di San José” in Costarica dalla Crisolart Galleries di Barcellona, istituto artistico che punta sull’arte del Maestro e insiste per una sua mostra personale ad aprile 2011 nel capoluogo catalano. Da segnalare anche la presenza dei dipinti del Maestro a una delle più importanti e grandi fiere europee di antiquariato e d’arte contemporanea, ossia la mostra mercato “Antik und Kunst” (14 gennaio 2011 – 16 gennaio 2011) di Sindelfingen vicino a Stoccarda. Per conoscere meglio il Maestro Ugo Mainetti, visita il suo sito.
Il racconto sarà diviso in 10 puntate nelle quali troverete immagini e video sulle opere di Ugo Mainetti e altre informazioni.

 

I

Alla lieve luce diffusa dell’alba Venere resisteva ancora. La stella del mattino si lasciava osservare nella chiarità. Era l’unico spiraglio ancora visibile dell’universo, l’unico bagliore dell’immensità del cosmo che tentava di lasciare il segno in mezzo all’illusione di un nuovo giorno di vita sulla Terra. I paesini di montagna grigionesi, in maniera particolare, offrivano di notte una visione del cielo nitida con innumerevoli puntini di stelle, quasi sabbia sparsa su un velo nero. A favorire l’osservazione degli astri era ovviamente l’alta quota e lo scarso inquinamento luminoso. Qui, rispetto alle opere dell’uomo, la natura dominava, e la natura umana per vivere poteva soltanto fondersi tenuamente in quest’ambiente ostico che conservava paesaggi pressoché incontaminati. Milioni di barlumi, tra gli enormi parapetti montuosi che occludevano parte della visuale, si potevano osservare nella volta celeste; era tutto davanti agli occhi dell’uomo, la sua misera condizione d’impotenza in quest’abisso spaziale profondo e vertiginoso, ma l’idea romantica, che qui si sposava magnificamente nella visione panica tra natura e architettura, aveva messo una maschera al cielo, lo aveva plasmato secondo i dettami della bellezza e della quiete, e nel caso più illusorio e melenso, l’aveva associata con i molti vaghi pensieri dell’amoreggiamento. Il dì, con il cielo azzurro o le nuvole, era da sempre stato la nutrice dell’uomo e l’uomo così abituato alla luce si era sempre dedicato alla potenzialità delle illusioni.
Così, anche quel giorno, nel paesino alpino, il manto solare coprì il terrificante abisso cosmico, e il fascio di luce dell’astro più vicino alla Terra, illuminando i boschi, i verdi prati, i tetti in ardesia e le strade, colpì anche gli occhiali di un turista facendoli brillare. Quell’uomo stava trascorrendo un periodo di villeggiatura in montagna, era vestito con abbigliamento da trekking e lo si vedeva muoversi spazientito nel piazzale della macelleria locale. Si avvicinava alla porta d’ingresso, si abbassava gli occhiali e si curvava per vedere meglio il tabellino degli orari. Poi, sconcertato, riprendeva a camminare guardandosi in giro. Al turista, che mostrava di avere cinquant’anni da qualche ruga accentuata e dalla capigliatura ormai toccata da capelli bianchi, si appressò con passi calmi e quasi stentati una piccola vecchierella leggermente in carne e dall’aspetto gioviale che lo raggiunse dopo aver risalito la strada lungo il marciapiede. Il villeggiante non era capace di contenere il suo stato di nervosismo di derivazione urbana. La persona a lui vicino, al contrario, possedeva un’espressione serena di chi non ha alcun fastidioso pensiero per la testa.
« Buongiorno » disse la donna con tono calmo di voce.
« Buongiorno, signora, sa dirmi perché non apre questo macellaio? » rispose sollecitamente l’uomo. « Stamattina avevo pensato di prendere un po’ di spezzatino di manzo e vitello da cucinare stasera, ma qui il macellaio si fa aspettare e io, a mia volta, per questo ritardo, devo far aspettare dei miei amici con cui avevo preso degli accordi per andare a fare un giro in montagna, per rifugi. Con questa bella giornata, poi! » e, in ultima istanza, aprendo le braccia: « Insomma, dov’è andato a finire questo maledetto beccaio! »
L’anziana, che attendeva con le mani unite e con la borsetta pendente dall’avambraccio, rimanendo immobile, si espresse con cordiale graziosità di parole per tranquillizzarlo della lunga attesa, a quanto pare, snervante: « Non dia troppo conto al tempo che sta perdendo, in fondo si intuisce che è qui in vacanza, e il tempo, quando si è in ferie, bisogna goderselo. Le giornate sono lunghe in estate e avrà tutto il tempo per girare e, se non arriverà a preparare la sua cena per questa sera, la potrà preparare domani. Non deve preoccuparsi eccessivamente, invece si godi il sole di montagna che toglie i pensieri, e l’aria fresca che rinvigorisce ».
« Lo so, lo so! Ma, quando si prende la responsabilità di un esercizio, bisogna essere puntuali e non far aspettare la clientela.»
« Non dica così, il macellaio è un giovane veramente bravo. »
« Sì, signora, ma se fosse in città avrebbe già chiuso baracca e burattini; è fortunato, perché probabilmente in questo paesino è l’unico macellaio e allora si può concedere il lusso di certe stravaganze. »
« Non si inasprisca così, signore, il macellaio è una brava persona, ha solo un po’ la testa fra le nuvole. Qui gli vogliamo bene e fa bene il suo mestiere, bisogna solo imparare a conoscerlo. Ha visto che qui non c’è ancora nessuno, a parte noi due, ed è perché la gente sa della sua indole: non è cattiva, ve lo assicuro. »
« Ma come fa! Non mantenere gli orari. In città il tempo è denaro, qui non so, a fine anni Ottanta, ancora la licenza di fare certe cose, ma il futuro cambierà anche i vostri modi di vivere da montanari, vi dovrete adeguare alle regole della città con il suo turismo che vi viene in casa, e i turisti pretenderanno sempre di più, vi dovrete mettere in gioco per accogliere le esigenze del mercato, e il mercato esige efficienza, competenza, tempismo! »
La signora, sentendo ciò, muta il tono di voce alzandolo leggermente, stizzita da quei discorsi: « Sa! che la vedo un po’ stressato, e spero che noi del paese non diventeremo mai come lei, col peperoncino in bocca. Unus tempus non est, caro mio, ci sono più modi per vivere. Il suo è quello disciplinato e regolarizzato della città, quello degli scambi economici a livello mondiale. Il mio fugge dal suo, è quello di una casalinga, di una mamma e di una nonna, di una persona credente nella religione cattolica: la mattina mi alzo, preparo colazione, poi vado a messa alle sette e mezzo, dopo mi ritrovo con le mie amiche a prendere un caffè, poi mi dirigo a fare la spesa, nel frattempo ho il tempo di pensare a cosa fare da mangiare per la mia famiglia, preparo pranzo, allevo il mio nipotino quando non c’è mia nuora, e i giorni scorrono senza quella maledetta gabbia di stress che vi dà il vostro tempo prefissato. »
« Signora, non esageri, immagino che pure lei desideri veder aprire questo negozio negli orari indicati, invece di star qui ad aspettare insieme a me. »
« Sì, ma Urs è tanto caro, gli vogliamo bene, e avrà altri tempi, diversi dai suoi, diversi dai miei. Lo sa, è un’artista e gli artisti sono un po’eccentrici, vivono senza imporsi troppe regole, si dimenticano del tempo, non riescono più a distinguere il giorno dalla notte, fanno sacrifici, come Urs che praticamente ha due mestieri. Dicono che dipinga di notte, sta coltivando il suo più grande sogno, lo ammiro, è tanto un bravo ragazzo! »
« Signora, vive in questi posti, ma ne sa! »
« Cosa pensa! Le scuole e la televisione ci sono anche qua! »

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