Lo strano caso di Urs Artis #2

Dalla porta della macelleria arrivò il clang-clang della serratura che si stava aprendo. Dall’entrata sbucò un uomo magro, secco, si direbbe pieno di vitalità, capelli rasati, dal piccolo naso un po’ a uncino, che con voce squillante si mise a salutare i due clienti, e in modo garbato, con un cenno della mano, li invitò a oltrepassare la soglia e ad avvicinarsi al bancone.
Appena entrato, il villeggiante si sentì disorientato, come se non riconoscesse più gli elementi della classica macelleria. Si girava e guardava in giro, annusava l’aria. C’era un forte odore, acre; non capiva, stava intontito in mezzo al locale, stava cercando nella memoria quel profumo, e intanto, oltre le porte girevoli continuamente aperte dal macellaio che era intento a trasportare la carne dalla cella-frigo al banco-frigo, osservava le chiazze di sangue rosso sul tavolo bianco da lavoro. Balbettando disse: « Co … cos’è questo … o … o … odore? »
Urs, il macellaio, ansimante dalle corse che stava compiendo, rispose: « Non si preoccupi, signore, è solo acquaragia. »
« Acquaragia! Com’è possibile!»
« Qui da me » disse col fiato corto « non è una novità … sono pittore … per pulire i miei pennelli … le mani … serve … »
« E si porta questo odore fastidioso sempre con sé? »
« Deve sapere che … sono tutto il giorno qua … poi vado a casa a dipingere … poi mi addormento … mi risveglio senza sapere dove sono … cerco di orientarmi con le stelle … questa è un’altra storia … mi ritrovo a volte qua … a mia sorpresa … coi pennelli in valigetta … non ancora puliti … li metto fuori … in un vasettino di vetro … con acquaragia … ma l’odore rientra … in qualche modo … s’impregna alla vita … sotto sotto … sotto la pelle … poi ci sono i quadri … freschi e genuini … di bellissimo … colore … »
« Ma quello che capisco da quello che mi dice, è che lei pittura qua dentro? »
« No, no … porto i miei quadri … in modo che … la gente … possa ammirarli. »
« È proprio un personaggio strano, lei. »
Finito di portare la carne nel banco-frigo, disposto le tabelle dei prezzi e ripresosi dalla sfacchinata, disse: « Mi scusi, è stato molto gentile ad attendere. Ma sono arrivato qua alle sei di mattina per preparare tutto quanto e invece mi sono addormentato. Non dormo molto. Non ho la sveglia qua dentro e la luce non mi aiuta, perché nella stanza dove macello non ci sono finestre, sa, per non lasciare entrare luce che può compromettere la carne. Quindi non riesco a regolarmi. »
« Ma lei è proprio strano! Non le conviene dormire a casa, alzarsi per tempo e venire qua bello e riposato, mezz’ora prima … »
« Eh no! Devo tagliare la carne dall’animale, fare costate, preparare involtini, arrosti, scuoiare, eccetera. »
« Beh … lei è proprio uno strano! Proprio come quegli artisti che si presentano alla galleria di mio fratello a Milano. Matti da legare. A quanto sono quotati i suoi dipinti? » Mentre diceva ciò, il turista si mise a osservare le opere appese alle pareti. Alcuni erano ancora appoggiati sul pavimento, senza fissa dimora. Poi disse: « Lei è un’espressionista e a quanto pare ci sa fare. Non male, forse troppo cruento per i miei gusti. Ma cosa sto facendo! Non sono qui per questo. Per favore mi prepari alla svelta dello spezzatino di manzo e vitello, un chilo, grazie. »
Urs prese i pezzi di carne e iniziò a tagliarlo a cubetti, e intanto che maneggiava il coltello, disse: « Non sono quotato a livello internazionale o nazionale. I miei quadri li vendo qui in zona. »
« Non è male la sua pittura. Dovrò dare il suo nominativo a mio fratello. Dopo la prego di lasciarmi un biglietto da visita. »
La signora, che finora non aveva preso la parola, s’immischiò nel discorso: « Perdonami, caro Urs, sai che non me ne intendo di arte, ma i tuoi quadri non mi piacciono. Alcuni sono proprio osceni e poi hanno quelle figure così brutte. Mi fanno rabbrividire. »
Il macellaio, fermandosi a guardarla, rispose: « Mica, per forza, l’arte deve stare sui binari del bello. L’arte può andare oltre, ipnotizzarti anche nella bruttezza, prenderti nelle viscere e farti sentire male. »
E il villeggiante proseguì: « L’arte è la massima forma di comunicazione e può trasmettere una gran quantità di sentimenti, emozioni, non solo piacere estetico, ma anche sensualità, solitudine, orrore, dolore, e, se possiede veramente la qualità della comunicazione, dovrebbe indurti alla riflessione, e la riflessione eleva l’arte e la fa fruttare, la rende, a volte, immortale. Pensi ai Vangeli, lei che è cattolica, alla parola di Gesù, sulla quale si è creata una vastissima riflessione che ha condotto alla creazione di una grandissima fede religiosa. »
« Non so se resisto per molto tempo ancora… » si intromise Urs, con rammarico, « non so se questa sarebbe la vita che avrei desiderato, con in mano un coltello, a curare la polpa di questa carne. C’è una voce dentro di me che mi dice “molla tutto!”, “cosa stai facendo!”, “ti stai dirigendo nel deserto del Sahara mentre la tua vera meta è il Polo Artico!”. Ma ho famiglia. Non posso abbandonare ora il lavoro che mi procura da vivere, ma nel profondo di me stesso lo farei volentieri. Oh… sì, quanto vorrei chiudere questo negozio per coltivare appieno la passione per l’arte. Lo farò. Capirò quando è il momento giusto, quando vedrò aumentare l’interesse per la mia arte, quando arriverà un turista e mi chiederà una mia opera stimandola per qualche migliaio di franchi, quando gli organizzatori di mostre mi cercheranno per includermi in un’esposizione di artisti affermati. Allora capirò che è il momento giusto e venderò questa carne che vedete, a gratis, piuttosto di lasciarla ai vermi, la porterò direttamente nelle case, nelle mani della massaie, o intrufolandomi la sistemerò nei freezer senza che nessuno se ne accorga, magari per natale, confezionata con un fiocchettino dorato e un biglietto con “tanti tanti auguri”. »
« Non dica così, mio bell’Ursetto, » disse tristemente la signora « mi dispiacerebbe se lei se ne andasse e chiudesse il locale. »
« Non deve preoccuparsi, ce ne saranno altri che prenderanno il mio posto, e forse di più bravi. Però, vede, qua dentro io mi sento come un toro castrato, evidentemente non è la mia natura; mi sento come questa carne ormai morta, come questa lussuosa rossa carne in cui non vi è più speranza di vita né di rinascita. »

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