Lo strano caso di Urs Artis #7

Un giorno, invece, decise di farsi un giro per i rinomatissimi mall di Dubai. Varcando la soglia di porte girevoli o scorrevoli in vetro, ci si ritrovava in Occidente, nell’ormai solito e familiare ambiente che c’era a Milano, come a New York, come a Tokio, come a Shangai. Porca la miseria, questa è la creatura della globalizzazione! Dove le diversità vengono annullate! In questi spazi ricreati e avveniristici, c’erano le abituali vetrine dove in bella mostra, a risaltare su manichini o rialzi, si vedevano i prodotti delle maggiori griffe mondiali. Incredibile, questa è l’attuale macchina del tempo: dall’autenticità della località si balza all’interno di un altro mondo, cazzo, ci si sposta in brevissimo tempo da una contemporaneità reale a una dimensione artificiale e omologata.
Pur riflettendo sul valore della città, Urs rimaneva profondamente estasiato, inebetito di fronte alla sua silhouette, ai suoi muscoli ben unti per far risaltare le sue peculiarità morfologiche. Tuttavia, quando rimaneva sbalordito da cotanta fattezza, da quell’impressionante verticalità, c’era sempre quella voce sussurrante che lo interpellava, e gli chiedeva se credesse a quello che vedeva, se quella bellezza potesse rimanere nel cuore e adagiarsi come una quieta e piena emozione nella memoria, e stimolarne la grazia con il ricordo, rinfrancando l’animo e generando riflessioni dignitose nella sua esemplarità.

Un sera, alla chiusura della sede espositiva, Urs tornò in albergo. Entrò nella propria stanza, si distese sul letto e iniziò a fare zapping passando di canale in canale. C’erano molti programmi con i numeri telefonici in bella mostra, sui margini, in alto e in basso, e con donne nude in pose ammiccanti ed espressioni sessualmente focose che sussurravano di chiamarle. Le osservava muoversi. Sono giovani e belle, diavolo, pronte per essere scopate. Ma, se le avesse effettivamente trovate così audaci in quella stanza da letto, le avrebbe veramente scopate? Rifletté. Si scatenò un lampo. Porca puttana, quelle ragazze assomigliano proprio a Dubai! Sono pulite, illuminate dalle luci del set, con forme prorompenti, decisamente fotogeniche, esteticamente perfette, come le strutture in vetro e cemento di Dubai. Perché diavolo sono così attraenti? Cazzo, sono così attraenti solo perché si atteggiano dietro ad uno schermo con sussulti vocali ricavati da doppiaggi registrati. È chiaro! Tutta un’opera di montaggio! Non le puoi toccare, non puoi sentire quello che si chiama spirito! Le poteva visualizzare solo in quel monitor ed ebbe così la sensazione che avesse guardato Dubai allo stesso modo, attraverso uno schermo, e l’avesse vista come se fosse una sequenza di trasmissioni televisive, a volte senza nessun nesso logico. Cavolo, c’è una barriera che separa! Non comprendi cosa c’è oltre! Come mai si domandava non riusciva a penetrare quella bellezza patinata, quella costante simulazione di antico e di moderno, del riflesso turchino e opalescente delle vetrate incasellate nei grattacieli. Tutto sembrava in ordine e pulito, ma di sorpresa ti poteva cogliere il lezzo di carburante a destabilizzare quella finta illusione. E poi, ora che ci penso, dove cazzo sono i cani! Nemmeno ho visto uno stronzo marroncino sulle strade. E la gente poco affidabile, dov’è cazzo andata a finire! Dubai è proprio come una donna rinchiusa in uno schermo, nuda e seducente, imprigionata nella sua immagine, pagata per mostrare tette e culo! Sì, Dubai a senso unico! Solo al voyeurismo! E mi viene da chiederti, città meretrice, dov’è finita la sensualità? Che ingloba tutti i sensi e li fa estasiare, li rapisce con i profumi, con il tatto, con il suono, oltre che con la vista. Dov’è questa sensualità antica! Determinata dal carattere, fondato sul percorso di un passato secolare, cazzo dov’è! A Deira, nel vecchio porto, nelle moschee, è rimasta! Non certo nella superficialità del postmoderno! Non certo nella spenta vitalità dei suoi materiali amorfi e travisati separati dal contesto. Oh, come mai il mio pensiero può intuire l’aspetto subdolo del sistema, ma non può denunciare con forza questa verità? Come mai non può cambiare concretamente i target del sistema?
Oh, Musa … anche se non sono presente di fronte a te … al tuo giaciglio serico … pronto a baciare le tue umide e fresche labbra … proteggimi dalle tentazioni della pornografia … dalla sua facile comprensione … dalla sua disponibilità senza vita … mantienimi accesa la fiamma dei sensi … sì, cazzo, proprio di quelle candele che ormai sono presto consumate … dal tempo e dallo stress … mantienile accese … ti prego … nella stanza dove giacciono le signore che amo … per ammirarle nella penombra … con il suono vitale delle loro risatine …quando accarezzo divertito … la loro mite pelle … profumata di gelsomino e rose …

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