Lo strano caso di Urs Artis #8

V

Secondo il piano urbanistico di Dubai, l’ex zona industriale di Al Quoz doveva essere trasformata in polo culturale e artistico. Qui, in uno dei capannoni ristrutturati, erano state esposte le opere di Urs. La sala dalle pareti bianche era resa più vivace dai colori delle sue creature che erano confinate all’interno di solide cornici dorate. La luminosità dell’ambiente era buona e garantita per le ore diurne da lucernari e due enormi vetrate. Da una delle vaste vetrate si poteva osservare la stradina asfaltata che girava attorno alla ex-fabbrica, il muro di cemento dell’edificio attiguo e sopra di esso lo spuntare lussureggiante della cima del Burj Dubai, acceso come un faro nella sfumata oscurità della sera.
Un giorno, mentre stava seduto al tavolo appena dopo l’entrata, nell’azione di sfogliare delle riviste d’arte, vide oltrepassare la soglia un islamico con la barba nera, con la tunica tipica del luogo, il dishdasha bianco, con il gutra a velo che cadeva fino alle spalle, e che era tenuto fermo sul capo dalle nere cordicelle dell’igal. Era la normalità vedere gente vestita a quel modo, ma era un’eccezione che un uomo venisse accompagnato palesemente da altri due omoni con la divisa bianca indicante l’appartenenza a un particolare corpo speciale. Dall’atteggiamento guardingo, dagli sguardi sotto gli occhiali che esaminavano la sala, dalla alta postura eretta e dalla posizione leggermente posteriore all’uomo in mezzo, uno a destra, uno a sinistra, si intuiva che il nuovo visitatore era un personaggio illustre. Urs si alzò e gli andò incontro provando a salutarlo, ma non conosceva l’usanza e non sapeva come comportarsi. Muoveva le braccia in avanti e ai lati mentre l’uomo con la barba continuava a fissarlo senza accennare nessuna parola. Poi, con un lieve inchino e un gesto di cordiale permesso, lo invitò a osservare le sue opere.
La figura silenziosa, con un cenno della mano, fece sciogliere dalla disposizione di sorveglianza le due alte guardie. Il pittore voleva seguire quell’uomo in apparenza così potente, pensando che sarebbe stato utile spiegargli i caratteri della sua vena artistica, certamente quando glielo avrebbe permesso. D’un tratto, dalla porta a vetro scorrevole, entrò di corsa un ometto con dishdasha bianco e il gutra fluttuante dall’agitato movimento. Con il fiatone si accinse a Urs e disse in inglese: « Siamo lieti di averla qui nel nostro emirato, signor Urs Artis, ma lei dovrà essere ancora più felice di avere come spettatore della sua mostra il primo uomo di Dubai, lo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum. »
Per un momento l’artista rimase scioccato. Strinse la mano del servitore con entrambi le mani e si gettò a lunghi passi dall’altra parte della sala dove su una sedia era seduta sua moglie, arrivata due giorni prima per tenergli compagnia, e che al momento era impegnata a capire come funzionasse il suo nuovo I-phone.
« Cazzo, Silvia, sai chi c’è! C’è lo sceicco. Preparati, sistemati i capelli, sciogli il tuo inglese, tira un sospiro, bisogna assolutamente fermarsi a parlare » disse parlando come una mitraglia.
La moglie si alzò, con calma, ancora indaffarata con la tecnologia e, quando ebbe finito, si guardò intorno ma il marito era già sparito. Stava parlando con il piccolo signore tenendogli le mani nelle sue: « È un onore per noi ricevere lo sceicco, siamo molto felici; lo sceicco vorrebbe delle spiegazioni riguardo alle opere? »
Ripresosi dalla corsa, il suddito con un sorriso annuì e disse: «Sarebbe un vero piacere. Allo sceicco piacciono le mostre d’arte e piace conoscere nuovi artisti. Le dico che sta pensando a dei progetti culturali e artistici straordinari per Dubai. Non vuole dimenticare gli aspetti umanistici per la sua regione. Gli altri Emirati, in questo senso, sono migliori di noi: a Sharjah, ci sono collezioni fenomenali, musei, università avanzatissime e una tendenza a conservare la cultura del passato; ad Abu Dhabi, sull’isola di Saadiyat, è pianificata la costruzione di due grandi musei in meravigliose strutture architettoniche. Mi capisce, lo sceicco di Dubai non vuole essere da meno. Sta progettando, infatti, di scrivere i suoi versi poetici in mezzo all’acqua del mare. È un uomo che ama la poesia e l’arte e vorrebbe costruire anche qualcosa di speciale, su un’isola o penisola artificiale, qualcosa da essere alla pari con Abu Dhabi, anche in questo campo. »
Senza fermarsi Urs continuava a stringergli la mano e a muovergliela su e giù, a scatti. Poi, toccandogli delicatamente il gomito, lo invitò ad osservare le sue opere. Si avvicinò, allora, a sua Eminenza, lo seguiva con l’occhio, camminava avanti e indietro, toccava con le dita le cornici dei quadri, chiamava a gesti Silvia e appena lì vicino la abbracciava, all’improvviso, poi andava dall’ometto, lo prendeva per l’avambraccio e gli indicava le particolarità dei suoi dipinti; tutto ciò, mentre lo sceicco passava in silenzio di quadro in quadro, osservandoli attentamente.
Finito il giro, il primo emiratino si fermò e si voltò verso Urs che era già pronto come un’ombra dietro la sua tunica bianca. Gli allungò la mano e Urs preso dall’entusiasmo gliela strinse forte.
« Bene. Si vede che non scherza come artista » disse con un inglese dalla pronuncia impeccabile « C’è del talento, è innegabile. Certo la sua arte non mi è congeniale, troppe oscenità, ma ho la sensazione che è un grande artista e mi piacerebbe darle un occasione imperdibile. Qui, a Dubai, do la possibilità di fare dei bellissimi musei e delle collezioni permanenti per i più grandi artisti del mondo. Le piacerebbe farne parte? »
Sentendo queste parole, a Urs si gonfiò il cuore di gioia e disse con voce tremolante: « Sì, sarei molto felice. »
« Anzi » continuò Mohammed « le dirò di più … E’ una cosa che è ancora in via di pianificazione, ma noi avremmo intenzione di assegnare ad ogni artista un’intera casa con grandi sale dove allestire le proprie opere e gestire come ben desiderano quello spazio. »
Urs non ci credeva; avere la possibilità di usufruire di un edificio tutto per lui lo faceva sentire al settimo cielo. Prendendo davanti a sé Silvia e stringendo forte con le mani le sue spalle, disse: « Sì, è bellissimo. Ho sempre sognato di avere una casa per le mie manìe artistiche. Grazie. È un sogno che … »
Immediatamente però lo sceicco gli rubò la precedenza nel parlare e con il suo caratteristico tono medio disse: « Questa è una terra fertile per i sogni, qui siamo proiettati nel futuro, investiamo le risorse per esaudire i desideri più inconfessati. Fuori dai palazzi di Dubai Media City c’è una fontana con scritto “Freedom to create”, e questa è la verità. Io sono un grande poeta, mi diletto da anni in questa forma d’arte, e posso ora, dopo averlo sognato, scrivere i versi delle mie poesie nel mare. Ci vuole tanto lavoro ma senza lavoro la gente non vive. »
Inchinandosi leggermente con il busto, Urs riprese la parola: « Sono grato che lei mi dia questa possibilità, non è così semplice per un semplice mortale. »
« Come le ho detto, qui noi possiamo, qui ci sono le stesse possibilità di riuscita del sogno americano, qui c’è libertà e ci sono fondi, ci sono io.»

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