Lo strano caso di Urs Artis #10

VI

La permanenza a Dubai durò una decina di giorni. Poi presero l’aereo per il ritorno in Svizzera. La situazione atmosferica non era delle migliori, si stava volando in tetre nuvole grigie e nerastre. Lo speaker aveva allertato i passeggeri della presenza di una perturbazione e aveva raccomandato a loro di stare al proprio posto e cinturarsi. Urs se ne stava seduto affianco alla moglie, era nervoso, sbuffava, si strofinava con la mano sinistra il braccio ingessato; Silvia, molto tranquilla, stava gestendo tramite I-phone l’agenda degli appuntamenti del suo compagno di vita. L’aereo si infilò nella baraonda del temporale e iniziò a sobbalzare. Sui volti di molta gente si leggeva un certo spavento, ma Urs e Silvia non sembravano colti da eccessiva paura. Nonostante ciò, la donna concluse il suo lavoro e ripose il mini-elaboratore nella tasca della sua borsa. Urs, notando che Silvia non era più impegnata, si lasciò scappare delle parole, non voleva dirle, anzi avrebbe voluto tenersele dentro e dimenticarle alla fine del viaggio, ma non ci riuscì. Infatti i balzi del velivolo avevano delle ripercussioni sul suo diaframma, sul suo stomaco, e gli crebbe un tale malessere che per rimediare al quale gli sembrò necessario espellere quello che ci aveva dentro: « Dio mio, cos’è ‘sta roba! Ora ci mancava solo questa, non ci tornerò … »
« Calmati, Ursacchiotto mio, non preoccuparti, passerà la perturbazione » disse la moglie con aria premurosa cercando di tranquillizzare il marito.
« Mai più a Dubai, mai! Mai da quegli emiri saccenti, da quella grande prostituta urbana! »
« Non agitarti, non occorre, non pensarci più. Ti fa male il braccio rotto? »
« Cazzo, se fosse quello che facesse male, ci farei su una risata. Mi hanno trattato come un miserabile, mi sento un’artista preso per il culo. Una volta erano gli artisti che avevano quel piglio sarcastico, dissacratorio, ora lo hanno tutti, e anche smisurato. Almeno gli artisti lo facevano con maniera, proprio ad opera d’arte. »
Con voce temperata, saggia, Silvia cercò di spegnere i bollenti spiriti di Urs: « Cucciolo caro, non mangiarti la testa per queste cose, non sono importanti. A casa ti aspettano tutti, ti vogliamo bene, poi i prossimi mesi hai altre esposizioni che ti porteranno sicuramente più soddisfazioni. »
« Ma che me ne frega! Dov’è la misura, non c’è più. Stiamo degenerando e l’esempio più lampante è Dubai. Generazioni blasfeme!»
« Non dire così; affermi questo solo perché non ti hanno concesso un edificio per dar sfogo al tuo estro. »
« Non hai capito niente! Non è questo. C’è una dilagante omologazione dei costumi, sempre più si sta espandendo il grigio cemento, ormai simbolo del lusso, si sta verificando un appiattimento dell’espressione compensato con la maestosità delle opere, rappresentato dal gigantismo di quei grossi peni eretti nel cielo. Per loro l’importante è stupire con la tecnologia avanzata, gli effetti speciali, lasciare a bocca aperta anche se non c’è un vero significato. Sembrano vetrine e vetrine, specchi per gli allocchi dell’Occidente. Non c’è disegno più assurdo. »
Riprese fiato, era tutto rosso in faccia, e, con un altro sfogo, inveì: « E allora, che Dubai vada in malora! »
« Ma Yoghi! Non andrà in malora finché la confederazione degli Emirati Uniti rimarrà unita e ci sarà Abu Dhabi che già sta aiutando economicamente Dubai a pagare i debiti e a risollevarsi dalla crisi. »
« E allora le auguro che rimanga sterile di turismo, del suo turismo forzato, creato in vitro! »
« Ma Ursetto mio! Dubai è una grossa macchina con dei progetti immensi e sicuramente richiamerà la gente che ha voglia di vacanza. Pensa a The World, quanti vorranno accaparrarsi un’isola o una casa in quel mondo artificiale; pensa alle Palm, pensa alle attrattive. Pensaci bene, dove si trova Dubai? In mezzo ai mondi più avanzati, da una parte l’Occidente, dall’altra la Cindia.»
« Sì, è un magnete che attirerà sempre più turisti e capitali. Quella fottuta torre di Babele … Che bruci! »
« Ma mio piccolo Ursino! » ridacchiando « Con tutto il cemento e i sistemi antincendio che ha, la vedo dura. »
« E allora che venga Dio o il demonio a sprofondarla nell’inferno! Giù a bruciare nelle fiamme del petrolio. »
« Ma Ursobello! È il diavolo nelle sue diverse forme che l’ha creata, forse per tentare l’uomo, l’ha resa viva sulle frequenze del lusso, del piacere sognato. E riguardo a Dio, cosa posso dirti? Ha dato il libero arbitrio all’uomo e, se ci pensi, per il resto, si rivela ben poco. Lo chiamiamo per redimerci dai peccati e proteggerci dalle sventure … però, sai, sempre mi chiedo: dov’è? »
« Sì, hai sentito, mi ha dato del demonio! Com’è possibile! Sono loro che propongono sogni confezionati e la gente ci casca. »
« Ma Urs, vieni qua, che ti do un bacetto », si sporse davanti alla sua fronte e glielo diede, poi con tono affettuoso gli disse: « La gente ama che i sogni diventino realtà ».
Di colpo, ancora molto innervosito, si girò e si mise comodo sul poggiatesta, indicando senza parole che voleva riposare. Intanto continui balzi di metri scossero l’aereo. Alla moglie salì la paura e con le mani iniziò a stringere forte i braccioli della sua postazione. Il tremito non dava segno di cessare e i passeggeri restavano muti. In quello sconquassamento Urs pareva dormire. Con gli occhi chiusi, improvvisamente, aprì la bocca dalla quale, all’estremità sinistra, gli uscì un po’ di bava. In quel momento borbottò piano: « Che vivano nei loro sogni realizzati con i plastici, con le proiezioni tridimensionali, nei loro sogni di vetro e cemento, di schermi, di capitali finanziari, di tax free, di mall globalizzati, che io sto bene qui, tra le nuvole. »

E tu … chi sei … stavo già volando … verso casa … dove mi porti … vedo pianeti … soli … galassie … e perché in braccio … lascia … faccio io … ti porto io sulle mie braccia … lascia fare all’uomo … non è degno che una donna carichi su di sé il peso di un uomo … chi sei … sei una cometa … che lasci dietro di te un velo luminoso … sono figlia e madre della materia oscura … non aver paura … non si può cadere … qui non c’è fondo … non agitarti … lascia che ti porti … ammira l’imponente quiete dell’universo … ma dove mi porti … sono per caso morto … è questa per caso la morte … mi stai portando nell’aldilà … stai percorrendo l’eternità … l’infinità … eccolo … il punto … l’inizio della fine … la fine dell’inizio … spogliati … t’immergerò nella polpa … interamente … nell’ovulo … sii calmo … ascoltami … sentirai male … non spaventarti … si spaccherà l’osso del collo … si torceranno le giunture … si deformerà la faccia … perderai le interiora schiacciato dalla pressione interna dell’ovulo … sei pronto … ti spingo … non avere paura … ora che sei dentro … lasciati risucchiare … e diventare altro … non-altro … morte …

concepimento
.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: