Archivio per marzo, 2011

Sette anni

Posted in Scorie di pensieri with tags on 19 marzo 2011 by gioverre

Sette anni di merda, sette anni lasciati al vento, sette anni di esami e tesi e lusinghe e speranze e prospettive future. Sette anni coi fuori corso a svegliarmi dalle pagine illuminate di sonno e leggere dormendo e dormire leggendo e gettare gli occhi segnati da righe di lettere nere sul bianco cuscino del letto. Sette anni di cultura messa in frigo e rancida e marcia e muffa di storia e polvere verde tra le dita. Sette anni di corse alle lezioni e emersioni di voti e libri fotocopiati e versioni di latino e versioni di me. Sette anni di cortei e mense e umiliazioni e citazioni. Sette anni di biblioteche e di schiene curve e di silenzi sepolcrali e di segnature sbagliate. Sette anni di me, me che non sono io. Cosa dici? Questi anni frutteranno. Marciranno come le scuole chiuse tutto l’anno. Sette anni di nulla. Non dire così, hai scritto, hai quaderni, fogli, biglietti dove ci sono le tue matitate, i tormentati attimi svaniti e registrati, la frattura della carta schiantata dal baleno, non devi demoralizzarti, sei un buon dispensatore di pensieri. Dispensatore? Discarica, vorrai dire, questa voragine detritica dell’assenza.

Mi chiedo perché l’avvento della penna ha gettato questa sfida alla mia esistenza se io sono destinato a non vedere quello che scrivo.

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La mia serata che tace

Posted in Detriti in versi with tags on 8 marzo 2011 by lostkid84

Non è una cosa che ho previsto,
salivazione azzerata, confusione e perdita,
ancora assopito tra pensieri e bicchieri vuoti,
risate scroscianti, alienazione e nausea.
Penetra a fondo fino alle budella,
erode e scarnifica, rende necessario l’urlo.
Le membra tremano, la testa stride,
l’angoscia parla e crea la mia apnea.
Non è una cosa che ho previsto,
l’immobilità ripetitiva dell’esistere,
trovarmi straniero in discorsi troppo svelti.
Fluisce tra l’inconsistente e il vano
nella fioca luce di una sera sfuggente
quello che provo, e forse è proprio questo
che stordisce, la paura del silenzio, l’ansia di esserci.
Frammenti di me sparsi inondano il tavolo,
il corpo si torce e segmenta,
l’impalpabile rimbomba, infinita cassa armonica.
Non è una cosa che ho previsto -ma cazzo se fa male-
scoprire nel riflesso deformato di una vetrina
un’immagine che non mi contiene.