La mia serata che tace

Non è una cosa che ho previsto,
salivazione azzerata, confusione e perdita,
ancora assopito tra pensieri e bicchieri vuoti,
risate scroscianti, alienazione e nausea.
Penetra a fondo fino alle budella,
erode e scarnifica, rende necessario l’urlo.
Le membra tremano, la testa stride,
l’angoscia parla e crea la mia apnea.
Non è una cosa che ho previsto,
l’immobilità ripetitiva dell’esistere,
trovarmi straniero in discorsi troppo svelti.
Fluisce tra l’inconsistente e il vano
nella fioca luce di una sera sfuggente
quello che provo, e forse è proprio questo
che stordisce, la paura del silenzio, l’ansia di esserci.
Frammenti di me sparsi inondano il tavolo,
il corpo si torce e segmenta,
l’impalpabile rimbomba, infinita cassa armonica.
Non è una cosa che ho previsto -ma cazzo se fa male-
scoprire nel riflesso deformato di una vetrina
un’immagine che non mi contiene.

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