Archivio per aprile, 2011

Canto primaverile su melodia di Nick Drake

Posted in Scorie di pensieri with tags , , on 11 aprile 2011 by gioverre

È primavera, Nick! Suona! Che io canto cosa vorrei essere…

Vorrei essere uno dei vigili soccorritori che varcano i confini libici per prelevare i feriti e portarli sotto la custodia dei medici tunisini. Vorrei essere uno degli operai di Fukushima che lavorano nelle vampe della morte per evitare la fuoriuscita di ondate radioattive. Vorrei essere uno degli operatori della Croce Rossa Internazionale e assistere gli sfortunati detenuti nelle gabbie di Guantanamo. Vorrei andare in missione nei luoghi della miseria, insegnare la bellezza della conoscenza a chi non la conosce e aiutare a costruire strutture per chi ne ha bisogno. Vorrei, se tutto questo non è nelle mie possibilità, almeno scrivere il romanzo che redima l’umanità.

Intanto, però, cammino tra l’indifferenza della gente. Cammino con Ballard, Auden e Magrelli al mio fianco. Cammino e penso a quello che avrei potuto essere avendo intrapreso certe vie. Cammino mentre la calda luce primaverile scalda il mio corpo. Cammino mentre il polline s’infiltra nella mia testa e si adagia gialla negli stigmi delle mie sinapsi. Penso a quello che vorrei essere e mi sento fecondo, matura la mia immaginazione.

Il glande sboccia, lo stelo è bello dritto e forte, cerca una via e penetra massiccio nella cavità femminile. Oscilla dentro e fuori nella molle vagina che geme. Lo vedo come se fosse mio, lo vedo che pompa fino a palpitare gocciolando sulle umide labbra ancora trepidanti…

Oh no, Nick, perché ogni volta compare la stessa nota? Perché ogni volta sempre la stessa corda, pizzicata e allentata dall’uso, che non tiene più il tono e stona? Perché questa monotonia mentre io vorrei essere come una delle tue melodie, una cascata di scintille sonore per far risorgere altre mie vite e far splendere la vita degli altri.

Annunci

Ridono i crani

Posted in Scorie di pensieri with tags , , , on 5 aprile 2011 by gioverre

… fischia l’ultimo treno rosso della sera … grida nell’aria nera di marzo … lo spirito urla addolorato … e vibrano le palpebre senza tregua …

… trema la visione al suono delle campane che nella notte rintoccano le ore … un’onda lunga tonda lenta strema il corpo … una nota tenuta a lungo che non si sfalda … martella i timpani e la cassa armonica dell’anima …

… che fare se qui non si dorme … se vedo ancora quegli occhi giovani che mi rispondono … e girandomi uscendo scopro … le mie pupille uccise sanguinanti sulle ciglia …

… a mezzanotte si cammina per le vie di Poschiavo … lasciamo i nostri umori sul ciglio dei muri … arrivati alla chiesa … schiamazzi … insulti … imprecazioni … ci chiamano … non capisco questa lingua secca arcaica secolare … non capisco e ridono della mia carne … ridono i teschi sdentati … si aprono le seture craniche ridacchiando … schiumando … ridono sbeffeggiandosi di me … non sono uno di loro … nemmeno un loro erede …

… perché ci ostiniamo a segnare il territorio se non è il nostro … qui non ci vogliono e io non li capisco … dovrebbero piangere nella loro gabbia … e invece ridono e urlano e ci dileggiano… hai ragione, Zago, continuiamo … andiamo a farci sbranare dal vento … l’unico che parla la nostra lingua …