L’uso del festivalizzatore satellitare

Quando leggo i miei pensieri dubito di me. Chi partecipa ai concorsi letterari lo fa per togliersi delle incertezze sul proprio conto, lo fa per orientarsi, per cercare una luce che indichi la via per navigare il “talento” (almeno questo è stato il mio scopo, oltre a quello di vincere dei premi). Chi ha provato a partecipare e non è mai stato segnalato, si arrangia con quel che sa delle costellazioni, ma è destinato a vagare … vagare … vagare … Chi vince, acquisisce una bussola e una cartina nautica, è cosciente dell’itinerario da compiere. Tra questi fortunati, da un lato, c’è chi se ne approfitta e compie sempre le stesse rotte in cerca di glorie. Dall’altro, c’è chi effettivamente non è mai sazio di scoprire, di sfuggire per ritornare, e affronta ciò che è inconoscibile. Amo quest’ultima razza, eroi della letteratura. Per l’altra, ho paura che troppi fari segnalati siano a causa dell’ebbrezza di troppi vini bevuti per festeggiare.
Per quel che mi riguarda vago in alto mare, resto sulla mia zattera e scrivo senza alcun localizzatore satellitare. È chiaro, ho scelto, senza festivalizzatore rimango fuori dal gioco dei premi letterari.

Brancolo spaccando continuamente le onde remando.

Chi ha visto chi? Chi ha visto cosa?

Il mio passaggio … è sempre ingoiato … da un abisso … d’acqua …

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