Archivio per giugno, 2011

L’uomo che non c’era – The man who wasn’t there

Posted in ReACcensioni with tags , , , on 21 giugno 2011 by gioverre

Santa Rosa, California, 1949. É terminata da poco la seconda guerra mondiale e siamo all’inizio di un nuovo sviluppo economico americano. Ed, un parrucchiere taciturno e ombroso, ha l’occasione buona per tentare una rivalsa economica ed esistenziale. Un tizio buffo è arrivato in paese con l’idea originale e innovativa di progettare una catena di lavasecco. Gli serve però il capitale. Ed si propone come socio ed escogita uno stratagemma per recuperare il denaro necessario. È infatti a conoscenza della storia adulterina tra sua moglie e il capo della sua coniuge e direttore di un emporio, Big Dave, che viene ricattato da Ed. Così Dave cede una grossa somma di denaro in cambio del silenzio che gli permetterebbe di continuare serenamente il rapporto matrimoniale con sua moglie, detentrice di un grande patrimonio e fautrice del suo successo. Il filo di questo intrigo però scivola dalle mani di Ed che è costretto ad uccidere l’amante di sua moglie. È scappato il morto, nella cittadina iniziano le indagini degli investigatori.

Questo è l’inizio di uno dei capolavori dei fratelli Coen, premiati nel 2001 a Cannes come miglior regia. Giustissima questa scelta che avrà sicuramente tenuto conto della decisione dei registi di rendere la pellicola in bianconero attuando un procedimento di desaturazione dei colori in post-produzione. Quale miglior omaggio al cinema noir degli anni ’40, ’50, ’60! (in particolar modo a Il grande sonno di Howard Hawks, dal quale L’uomo che non c’era prende in prestito soprattutto la località di Santa Rosa). Continua a leggere

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Almodòvar e la latinità dei colori

Posted in Saggi e spiragli with tags , , , , on 18 giugno 2011 by gioverre

Alcuni giorni fa mi trovavo nella bellissima piazza medievale di Montagnana. Una mattina splendida. C’era il sole, l’aria fresca dopo la pioggia della notte. Un’atmosfera tranquilla e rilassata con gli anziani soddisfatti della loro vita, seduti ai tavolini dei bar disposti sotto i portici che circondano quasi per intero la piazza. Io mi trovavo lì e in quel momento arrivò una macchina. C’erano due persone a bordo. Una di queste teneva in mano un megafono. Lo usava per informare i presenti di una recita teatrale che si teneva in quei giorni. La macchina continuò a girare per la piazza fin quanto rimasi lì e l’uomo continuava a urlare incurante del rumore tremendo che stava martoriando l’udito dei presenti, e che brutalizzava la soave e quieta bellezza della piazza.

Si potrebbero fare molti discorsi sulla chiassosa gente di sangue latino, sulla loro forte e prorompente gestualità, sul loro modo di cercare il contatto con altre persone e sul modo di farsi sentire. Mi vengono in mente i classici cortei funebri nel meridione italiano dove le donne piangendo urlano disperatamente. Tutto sembra sopra le righe.
A questo proposito cito alcuni versi di una poesia di Whistan Auden. La poesia si intitola Goodbye to Mezzogiorno (Addio al Mezzogiorno). Questo poeta di buone maniere inglesi scrisse questa poesia sulla gente del Sud Italia.

This could be a reason
Why they take the sìlencers off their Vespas,
Turn their radios up to full volume,

And a minim saint can expect rockets — noise
As a counter-magic, a way of saying
Boo to the Three Sisters: ‘Mortal we may be,
But we are stili here!’

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