Witold Gombrowicz – Incipit di Ferdydurke #2

– 3 giorni

E come no! Ci avevo provato e riprovato e al solo pensiero dei risultati mi scappava da ridere. Proprio per pettinarmi e chiarirmi il meglio possibile mi ero messo a scrivere un libro: chissà perché ero convinto che il mio ingresso nel mondo non potesse avvenire senza un chiarimento, per quanto ho ancora da vedere un chiarimento che non sia al tempo stesso una complicazione. Tanto per cominciare, avevo deciso di conquistarmi una certa benevolenza con un libro, in modo da trovarmi il terreno già preparato al momento del contatto personale: se, dicevo tra me e me, fossi riuscito a inculcare alla gente un’immagine positiva di me stesso, quell’immagine mi avrebbe a sua volta formato e, volente o nolente, fatto diventare adulto. Come andò invece che la penna mi tradì? Come mai un sacrosanto pudore mi impedì di scodellare un banale romanzo di quattro soldi? E come mai, invece di tirar fuori trame sublimi dal cuore e dall’anima, andai a scovarle negli arti inferiori, infarcii il mio testo di ranocchi, di gambe, di robaccia fermentata e immatura, isolandola sulla carta solo per mezzo dello stile, della voce, del tono freddo e distaccato, per far vedere che intendevo prendere una certa distanza dal fermento? Come mai, a dispetto delle mie stesse intenzioni, intitolai il libro Ricordi del periodo della maturazione? Invano gli amici mi consigliarono di non dargli quel titolo e di evitare ogni minima allusione all’immaturità. “Non farlo,” mi dicevano, “l’immaturità è un concetto troppo drastico. Se tu stesso ti definisci immaturo, come diavolo vuoi che gli altri ti riconoscano maturo? Non lo capisci che la condizione sine qua non della maturità sta nel proclamarsi maturo?” Ma io invece trovavo ingiusto sbarazzarsi così alla leggera del marmocchio che avevo dentro, come niente fosse: gli Adulti erano troppo acuti, troppo perspicaci per non accorgersene, e se uno era tampinato senza sosta dal proprio marmocchio non poteva decentemente presentarsi in pubblico senza di lui. Forse prendevo troppo sul serio la serietà, sopravvalutavo troppo l’adultaggine degli adulti.

Ricordi, ricordi! La testa affondata nel cuscino, le gambe sotto le coperte, preda alternativamente ora del riso ora del terrore, facevo il bilancio del mio ingresso tra gli adulti. Non si parla mai abbastanza delle pecche, delle storture interiori di questo ingresso, così gravido di conseguenze future. […]

Ricordi! La maledizione dell’uomo sta nel fatto che la nostra esistenza in questo mondo non ammette gerarchie stabili, definitive e che invece tutto scorre, si travasa, si muove senza sosta; ognuno dev’essere valutato e stimato da ognuno,e il giudizio che danno di noi gli uomini ignoranti, limitati e ottusi non è meno importante di quello dei perspicaci, illuminati e sottili. L’uomo infatti è totalmente condizionato dal suo riflesso nell’anima altrui, foss’anche l’anima più imbecille del creato. […] La zia, la zia, la zia! Chi non è mai finito sul banco di lavoro di una zia acculturata e non è stato fatto a pezzi senza manco il tempo di dire “ahi” da quella mentalità che banalizza la vita e toglie ogni vita, chi non ha mai letto sul giornale un giudizio ziesco su di sé , ebbene costui non conosce la piccineria, non sa cosa sia la piccineria ziesca.

Andiamo avanti: prendiamo i giudizi dei proprietari terrieri e delle loro consorti, i giudizi delle liceali, i giudizi meschini degli impiegatucci e i giudizi burocratici degli alti impiegati; i giudizi degli avvocati di provincia, i giudizi senza mezzi termini degli studenti, i giudizi presuntuosi dei vecchietti, nonché i giudizi dei pubblicisti, degli attivisti sociali e delle mogli dei dottori; e infine i giudizi dei bambini che scimmiottano i giudizi dei genitori, i giudizi delle cameriere, dei giovani, delle cuoche e delle cugine: tutto un mare di giudizi, ognuno dei quali ti incastra dentro un altro uomo e ti ricrea nella sua anima. È come rinascere dentro a un migliaio di anime che ti stano strette. La mia posizione però era tanto più difficile e irritante di un testo mediamente maturo. A dire il vero esso mi avevo anche conquistato un gruppetto di amici niente male e se le zie acculturate e altri rappresentanti del grosso pubblico avessero potuto vedermi in quel circolo ristretto e a loro inaccessibile perfino nei sogni, tirato su a bocconcini di grandezza dai Famosi e dai Grandi, tener discorsi intellettuali ai massimi livelli, poco ma sicuro che si sarebbero prosternati a baciarmi i piedi. D’altro canto il libro doveva anche contenere una certa dose d’immaturità, qualcosa che attirava la familiarità e attirava certe creature intermedie né carne né pesce, tutta la spaventosa genia dei mezzi-intellettuali: gli anni di maturazione mi avevano conquistato il demi-monde della cultura. Può anche darsi che il libro fosse troppo sottile per i trogloditi e al tempo stesso non abbastanza ampolloso ed elevato per i gusti del volgo, sensibile solo ai segni esteriori della serietà. Fatto sta che uscendo per strada dai magnifici templi dove mi si gratificava d’amoroso rispetto, mi imbattevo sempre più spesso ora nella consorte di un ingegnere, ora in una liceale, che mi trattavano confidenzialmente come fossi uno di loro, un confratello, un compagno, e a suon di manate sulle spalle mi gridavano: “Salve Gingio! Fessacchione di un immaturo!” E così ero intelligente per gli uni, insignificante per gli altri, comune per gli uni, aristocratico per gli altri. Così diviso tra le alte sfere e i bassifondi, partecipe sia degli uni che degli altri, considerato e negletto, eccelso e disprezzato, capace e incapace a seconda delle circostanze e della situazione, la mia vita s’era fatta assai più lacerata di quando me ne stavo tranquillo a casa mia. Io stesso non sapevo con chi stavo: se con quelli che mi stimavano o con quelli che non mi stimavano affatto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: