La grande invasione delle locuste (2)

Nei giorni successivi si comportarono come se la storia delle poesie che ormai lui le consegnava con regolarità una notte a settimana  dovesse rimanere un gioco segreto; aleggiava tra loro una sorta d’atmosfera rarefatta di contegno, quasi ci fosse il timore che, scoprendo il velo di mistero, l’incanto sarebbe svanito… Una notte però, mentre lui si apprestava a depositare la sua poesia settimanale, lei, cogliendolo di sorpresa, aprì la porta, e guardandolo intensamente, con voce sottile e decisa disse: «Non pensi che il nostro  piccolo segreto sia durato abbastanza… Ho capito che con le parole sei abile a lusingare le povere fanciulle indifese, ma con i fatti come te la cavi?». Lui rimase spiazzato e visibilmente scosso; con un gesto incontrollato aveva accartocciato la busta con la poesia ed era rimasto impalato, quasi marmorizzato… Come gli succedeva sempre in queste situazioni, l’imbarazzo e la tensione lo fecero balbettare e non riuscì a spiccicare nemmeno una frase di senso compiuto… Allora lei prese le redini della situazione, gli tese la mano e con una stretta sicura lo tirò a sé e gli sussurrò con dolcezza: «Ho sempre sperato che fossi tu… In fondo l’ ho sempre saputo… I miei non ci sono stanotte, non vorrai mica lasciare sola una ragazza indifesa in un posto pericoloso come questo?». I suoi occhi brillavano di una malizia seducente e lui era totalmente afono e incapace di opporsi… Lei lo accompagnò dentro casa e poi nella sua stanza da letto…Quella notte fecero l’amore, quella notte fu l’inizio di tutto, quella notte l’avrebbe benedetta e maledetta per un sacco di tempo, quella notte sapeva già di sconfitta; anche se era stato fantastico, lui ebbe subito la consapevolezza che non sarebbe durato.
Nei mesi seguenti accadde tutto quello che succede tra due che si dicono innamorati: le promesse, le discussioni fino a notte fonda, l’amore fatto nei fienili, i tramonti ad accarezzare progetti che si sanno irrealizzabili, e poi confidarsi le più intime lacerazioni, liberare nel pianto la propria sofferenza, prendere per il culo i paesani,  farsi il verso, litigare per le stronzate … L’idillio durò finché la merda non iniziò a scendere copiosa… E quando la merda viene giù a fiotti non puoi evitare di lasciarti invischiare… Lui l’aveva sempre saputo, ma per un po’ aveva preferito ingannarsi, perché pensava di meritarsi uno spicchio di felicità… Sapeva che lei non avrebbe mai accettato di rimanere incatenata a quel paese, che la sua era una presenza temporanea, che tutto ciò che la interessava era fuori di lì: l’università, gli amici, il suo lavoro. A trattenerla forse era rimasto solo il loro rapporto… Anche se lei non aveva mai accennato al fatto che prima o poi se ne sarebbe dovuta andare, ormai la questione era una nuvola nera che incombeva su di loro, lì ad annunciare il temporale incombente… E ovviamente il temporale non si fece attendere.
Una sera, mentre se ne stavano sdraiati nel fienile a fare niente, ognuno immerso nei propri pensieri, lei all’improvviso con tono secco e nervoso interruppe la quiete apparente dicendo:  «Senti, insomma  è un po’ di tempo che ci penso su… E’arrivato il momento di affrontare la questione… Devo tornare in città definitivamente, perché mi hanno proposto una borsa di dottorato come ricercatrice all’università… E’ un’ opportunità che non posso lasciarmi sfuggire, cioè sarebbe un punto in più per la mia carriera; inoltre inizio a non sopportare più  l’aria di questo paese; è come se qui non accadesse mai niente, come se qui si rimanesse tagliati fuori dalla Storia, come se questo posto risucchiasse tutte le tue forze, anestetizzando la tua capacità di reagire…. Perché non vieni con me? Perché non iniziamo una vita nuova lontano da qui?…».
Aveva pronunciato la frase tutta d’un fiato, come a volere smorzare ogni possibilità di essere interrotta, come se dovesse arrivare alla fine il più presto possibile, perché la risposta che aspettava era troppo importante… Lui rimase immobile: nella testa ronzavano una miriade di pensieri, una miriade di prospettive si potevano aprire davanti a lui: “Finalmente una svolta, finalmente una scossa” si ripeteva… Poi però sentì qualcosa che gli pulsava nell’intestino, sentì un vuoto che facendosi largo nel suo organismo, lo stava lentamente e inesorabilmente conquistando; era una sensazione che conosceva benissimo, era la Paura, la sua unica e spietata padrona che lo stava nuovamente trascinando verso il fondo… E come sempre non avrebbe potuto opporsi, come sempre si accorse che avrebbe gettato tutto nel più proverbiale dei cessi… Rimase con la testa chinata per qualche attimo e poi iniziò a parlare con tono sommesso, ma deciso:
«Insomma non so…Non è così semplice per me…Che cosa potrei fare fuori di qui? Chi baderebbe  ai campi ? Lascerei solo mio padre… Mi sentirei un egoista di merda a pensare solamente a me stesso… Non so se ne valga realmente la pena…»
Lei lo fissò con lo sguardo sempre più duro e rabbioso e urlò:
«Non sai se ne vale la pena…Non sai se ne vale la pena…Cioè io pensavo di contare qualcosa…Pensavo che per me ne valesse la pena….E’ assurdo te ne stai lì così fottutamente distaccato e freddo come se stessi parlando di qualcun altro…Stai parlando di noi cazzo, di me e di te!….Della nostra merdosissima storia…»
La voce era ormai fuori controllo, lei aveva iniziato a singhiozzare e si era ritratta dandogli le spalle… Lui sapeva quello che avrebbe dovuto fare: avrebbe dovuto abbracciarla, sfiorarle delicatamente i capelli e dirle che andava tutto bene, che la loro storia era l’unica cosa importante, che avrebbe fatto di tutto per salvarla… Ma queste sono cose che succedono solo nei film, la realtà è molto più spietata e crudele … Ci sono cose che non puoi evitare anche se vorresti, cose più forti di tutto… Lui  stette in silenzio per un attimo e poi continuò:
« Insomma non prenderla come una faccenda personale…Sai che ti voglio bene …  Che cosa c’entro io con quel mondo assurdo pieno di gente e di luci?… Io mi sentirei fuori luogo, fottutamente fuori luogo…L’unica cosa che sono in grado di fare  è arare questa merdosissima terra…L’ha fatto mio padre e prima di lui suo padre…Ovvero generazioni su generazioni di morti di fame…Questo è ciò che siamo…E anche se a volte vorremmo fuggire lontano, alla fine rimaniamo sempre qui a lottare contro queste zolle…La nostra è una specie di maledizione…Non si sfugge al destino!»
Lei si voltò di scatto e con un risolino isterico disse:
« Ma ti senti… Il destino… La maledizione… Si vede lontano un miglio che ti stai nascondendo dietro un dito. E’ da quando ti conosco, che un’ombra nera ti è sempre accanto, ti sta appiccicata addosso quasi foste gemelli siamesi… Quella è la tua Paura…La Paura che vela i tuoi bellissimi occhi, che t’impedisce di essere la persona splendida che sei, che ti blocca e ti annienta… Devi sconfiggerla… Capisci? Smettila di raccontarti le solite storielle… Se vuoi insieme possiamo ricominciare… Io sono qui per aiutarti!»
Nel frattempo lei si era avvicinata, gli era di fronte con un volto dolcissimo, così dannatamente innocente e candido  ed era lì per salvarlo… Era lì per scuoterlo…Ma lui ormai non voleva più essere salvato, voleva solamente essere risucchiato lentamente dalle cose, scomparire piano nel paesaggio. All’improvviso si divincolò bruscamente dalle mani di lei che gli stavano accarezzando i riccioli neri che ricadevano disordinatamente sulla fronte, e con voce distante e assente disse:
«Non me la sento… Non ce la faccio…Vorrei tanto, non sai quanto venire con te, ma proprio non ce la faccio… Non posso impedire che tu diventi quello che vuoi essere, ma io forse non faccio parte di tutto questo… Forse non faccio nemmeno più parte di te… Era l’ennesima illusione… Mi spiace…»
Allora con gesto teatrale e patetico si voltò per andarsene, mentre lei sforzandosi di essere forte, fece un ultimo ed estremo tentativo: «Io c’ho provato… Non sai quanto… Adesso sei tu che devi decidere… Domani mattina alle dieci e mezza parte il pullman per la città…. Io ho fatto il biglietto anche per te… Sarò lì ad aspettarti… Sarò lì maledetto stronzo!»- Ormai lui non ascoltava più, ogni suono arrivava alle sue orecchie ovattato; sapeva che rischiava di perderla per sempre, sapeva che la scelta di lei era definitiva, ma era come se dentro di lui un meccanismo lo facesse muovere come un automa. Era ora di cena e doveva andare a casa. Adesso gli sembrava importante solo questo. Si voltò a guardarla, ma in fondo vedeva solo un’immagine sbiadita, lei non era che un’immagine sbiadita.
La notte non dormì per niente, fece sogni apocalittici, ebbe incubi mostruosi… La mattina seguente si alzò e per la centesima volta ripeté il  rito della preparazione delle valigie… In fondo sapeva benissimo che non ce l’avrebbe fatta a partire… Almeno però sarebbe andato a salutarla  per cercare di spiegare le ragioni del suo gesto, anche se non sarebbe stata una cosa così semplice… Si trascinò fino alla piazza e la vide là ritta in piedi, speranzosa di vederlo arrivare; era lì con quei lineamenti rotti da un’attesa che sapeva essere vana… La guardò intensamente e capì che lei lo amava… Però anche questo non bastava… Quindi si ritirò in un angolo per non essere visto, e mentre lei  saliva sul pullman, rimase immobile, quasi avulso da quello che stava succedendo… Quando sentì il rombo del motore, si ridestò dal torpore, ma ormai era troppo tardi, ormai il pullman era già partito, e una distanza immensa li separava… Una distanza che non si sarebbe più colmata… All’improvviso sentì un tuffo al cuore e fu come stesse sprofondando  in un baratro…Urlò il nome di lei nel vento, urlò e bestemmiò fino allo sfinimento… Ma questo non avrebbe cambiato le cose… Non si sentirono più, né si scrissero… Lei aveva tagliato i ponti con il paese e con lui, e lui rispettò la sua scelta…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: