La grande invasione delle locuste (4)

Nel paese chi prima chi dopo, in una lenta e costante escalation di rassegnazione, aveva accettato le condizioni per l’esproprio dei terreni imposte dallo Stato che, qualora l’invasione si fosse rivelata una bufala colossale, avrebbe potuto usufruirne a suo piacimento… Perché in fondo  di certo c’era ben poco… Le notizie continuavano a fioccare e a bombardare di paura gli abitanti del paese, l’invasione ormai era data per imminente, ma di concreto non esisteva assolutamente nulla… E se la notizia l’avesse diffusa il governo stesso, per un calcolato interesse economico? Magari qualche geologo di quelli coi controcazzi, dopo analisi approfondite del territorio, si era accorto che quell’ area nascondeva nel sottosuolo qualche risorsa petrolifera o  che so io qualche importante giacimento aurifero o metallifero; in fondo quella era tra le zone geologiche più antiche dell’intera nazione! Chi lo diceva che quei quattro poveracci non fossero seduti su una cazzo di miniera d’oro, senza nemmeno saperlo… Non sarebbe stato difficile con un’operazione di terrorismo psicologico ben orchestrata, supportata dall’ utilizzo massiccio di notizie televisive manipolate e deformate ad hoc, far piombare quei ‘quattro trogloditi’ nelle grinfie di sua maestà la Paura, facendo leva su un’antica leggenda tramandata di generazione in generazione, e alimentata da un bagaglio millenario di superstizioni; la leggenda delle locuste poteva essere rapidamente rielaborata, e, se adeguatamente confermata da notizie verosimili, trasformarsi in evento reale. In fondo la gente non poteva che affidarsi alla televisione e ai giornali per sapere ciò che stava accadendo; tutti ormai erano convinti che l’invasione sarebbe arrivata a momenti, ma nessuno si accorgeva che, sfruttando la paura e alimentandola costantemente, era più facile per il potere controllare le persone; scucire quattro soldi ai proprietari dei terreni della zona, per poi magari entrare in possesso di un sito dal valore di mercato quadruplicato, piazzare pozzi petroliferi, vendere i diritti di sfruttamento a qualche società multinazionale, sarebbe stato uno scherzetto da poco per il governo. La credibilità non sarebbe stata così difficile da recuperare: metti uno studioso di migrazione d’insetti da una parte  che ti vende la cazzata della deviazione migratoria all’ ultimo secondo, una deviazione ovviamente impossibile da prevedere e metti dall’ altra qualche portavoce governativo, che col capo chino si scusa con i contadini raggirati, scucendo la solita stronzata sulla creazione di un polo economico che non avrebbe arricchito solo il piccolo paese, ma che avrebbe incentivato e corroborato l’economia della zona, e così la storia sarebbe stata rapidamente archiviata col benestare di tutti: il governo con la pancia piena, i contadini come al solito presi per il culo e sradicati dai loro terreni e i giornali a caccia di nuove tragedie su cui speculare.

A questo stava pensando, mentre vedeva la gente delle fattorie vicine affannarsi nel fare i bagagli e caricare i propri pochi averi sui camion; ciò che più lo impressionava era come la paura avesse condizionato e totalmente imprigionato le menti di quelle persone: ormai non erano più in grado di riflettere lucidamente, si trovavano sempre costantemente faccia a faccia con l’incubo della rinnovata invasione, e allora scappare sembrava essere l’unica soluzione logica, l’unica possibilità; di fronte all’ipotesi dell’imminente tragedia era meglio accettare gli indennizzi, sperare di fare fortuna in città, salvare il salvabile e affidarsi all’immensa misericordia divina. Era lo stesso atteggiamento che da sempre aveva condizionato la sua vita, che gli aveva fatto perdere la donna che amava, rinunciare alle sue aspirazioni, ai suoi sogni, lo stesso fottuto atteggiamento!
La situazione si stava rivelando estremamente grottesca:  tutti quei paesani, così legati alla loro terra, alla loro storia, alle loro abitudini, che conoscevano solo quel posto, e che non chiedevano altro che rimanerci fino alla morte, erano tutti, nessuno escluso, fermamente decisi ad andarsene, e lui, che lo odiava così tanto, che da sempre avrebbe voluto staccarsene, rimaneva forse l’unico a non avere accettato le condizioni del governo,  e a essere fermamente deciso a restare… Si, perché lui non se ne sarebbe andato… Sarebbe rimasto… A differenza di quelle persone forse non aveva più nulla da perdere… Ormai il suo vecchio non c’era più, se n’era andato a pascolare i campi del cielo… Anche il suo amore non sarebbe più tornato… Non aveva più nessun legame con quella terra, al di fuori di quel fetido appezzamento di terreno che gli toccava coltivare ogni santo giorno… Questa invasione poteva essere l’occasione giusta per tagliare i ponti con tutto e ricominciare, quasi un segno del destino, lì a evidenziare che era libero di ripartire… Ma adesso non aveva più voglia di scappare… Quel senso angoscioso di soffocamento e apnea che da trent’anni gli tagliava il respiro era svanito per incanto; questo perché lui finalmente aveva le palle per affrontarela Paura; quegli insetti lo avrebbero trovato fermo, pronto a guardare con gli occhi fissi quello che sarebbe accaduto. Lui non avrebbe voltato lo sguardo di fronte all’orrore, avrebbe aspettato l’invasione; quello che più di ogni altra cosa voleva dimostrare a se stesso era che il tempo passato in attesa di liberarsi dall’idea  di essere un perdente del cazzo non era stato tempo sprecato… Solo così sarebbe riuscito a dare un senso alla sua sofferenza, a tutto quello che gli era accaduto. Sembrava un ragionamento assurdo, ma era l’unico che riusciva a fare;  in fondo erano solo degli stupidissimi insetti, voraci e distruttivi ed era nel loro istinto essere così. Perché assegnare a questo evento così banale nella sua biologica crudeltà un significato simbolico così importante? Lui non lo sapeva, ma quello che più desiderava in quel momento era rimanere in attesa che la Storia investisse quel cazzo di posto, che lo distruggesse, lo devastasse, ma che per un momento gli desse la sensazione di avere vissuto qualcosa di vero, di reale. In culo il resto, lui avrebbe aspettato gli insetti, faccia a faccia con le sue paure, faccia a faccia con le sue sconfitte, faccia a faccia con se stesso…

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