La grande invasione delle locuste (5)

Un giorno, mentre se ne stava chiuso in casa prima del desinare a bersi una birra fresca in santa pace davanti alla tv improvvisamente sentì bussare alla porta; “-Chi cazzo sarà?”- si disse- “Speriamo che nessuno mi rompa le palle, oggi proprio non è aria…”- Si trascinò stancamente fino all’entrata e non appena aprì la porta, con sua somma sorpresa si trovò davanti una biondona, fisico da pin-up, labbra sottili, avvolta in un tailleur falso castigato che gli scuciva un sorriso plastificato e più fasullo del suo seno rifatto. Rimase imbambolato per qualche secondo sulla porta … Non era abituato a visite del genere e lo sfoggio di tanto ben di Dio non lo lasciò del tutto indifferente; si dette una rassettata alla bene e meglio e con fare brusco ma non sgarbato, si presentò e chiese alla signorina ferma sul porticato chi diavolo fosse, e cosa stesse cercando da lui. Non appena la tipa ebbe fornito le sue generalità, lui la fece entrare e quella, con estrema disinvoltura, si andò a piazzare sul divano, come se conoscesse quella casa da sempre; la situazione non lo convinceva per niente. Che cazzo poteva farci una strafiga di quel calibro in casa sua?
Il suo intuito non aveva fatto cilecca: infatti, non appena la misteriosa maliarda iniziò a parlare, saltò fuori che era una stramaledetta giornalista di canale 25, venuta a conoscenza del fatto che lui sarebbe stato l’unico abitante del paese a non abbandonare la propria casa e ad aver rifiutato le proposte del governo; tutto questo ovviamente implicava il fatto che avrebbe voluto che le rilasciasse un’intervista esclusiva, in cui rivelare le ragioni profonde e intime del suo gesto, soffermandosi sui lati più drammatici e strappalacrime della sua storia; aveva persino trovato il titolo adatto al servizio: “L’uomo solo contro le locuste”. Da quando era entrata in casa la giornalista non aveva smesso un attimo di parlare. Se ne stava seduta sul divano, con quel sorrisetto ipocrita stampato in faccia, mentre, gesticolando animatamente, aveva iniziato ad ammiccare e flirtare con lui, accavallando le gambe in maniera che si potessero intravedere le sue mutande di pizzo… Non faceva altro che scucire elogi fasulli sulla bellezza dell’arredamento della sua casa, sul suo coraggio, sulla sua dedizione e altre cazzate del genere… Era evidente che sarebbe stata disposta a succhiarglielo lì su due piedi senza troppi complimenti, pur di avere quel suo stramaledetto servizio; “un bel ‘servizietto’ per un servizio” pensò lui, e gli venne da ridere; mentre la tipa, enumerando i vantaggi che lui avrebbe potuto trarre dall’esposizione mediatica (partecipazioni a programmi televisivi di qua, a talk show di là, magari qualche contratto pubblicitario) si stava lentamente ma inesorabilmente avvicinando a lui, facendo finta che tutto ciò fosse involontario e casuale, lui pensò che avrebbe potuto approfittare della situazione… Avrebbe potuto trombarsela di prepotenza sul divano per poi mandare sonoramente a cagare lei, i suoi contratti, e la sua intervista … Sarebbe stato un bluff bestiale, degno del miglior giocatore di poker… Ma poi decise che avrebbe messo subito le cose in chiaro e si sarebbe divertito a vedere le reazione della giornalista rampante di fronte alle sue provocazioni esplicite. Interruppe improvvisamente il monologo che stava andando avanti da mezz’ora buona ed esordì:
«Senti bella, ad essere sincero e assolutamente franco, della tua stramaledetta intervista infarcita di buoni sentimenti, fatta ad uso e consumo di sua maestà auditel, non me ne frega un beneamato cazzo, per usare un eufemismo! Tutto quello che accade tra me e quei maledetti insetti è una faccenda privata: voi con le vostre telecamere, le vostre vocine cacofoniche non c’entrate nulla; dovete restarne fuori! Non vi pare di avere speculato abbastanza? Di belle storielle non ne avete raccontate a sufficienza? I poveri contadini di qua, la sventura di là, la crudeltà del destino… Tutte queste parole, non vi sembrano vuote, non vi sembrano inutili?  Siamo persone, non cavie da laboratorio…».
Si accorse che la rabbia dentro cresceva vertiginosamente, e si stava trasformando in disperazione… Si era totalmente dimenticato di avere qualcuno di fronte, era rimasto da solo faccia a faccia con i suoi demoni, ed era lì che lottava per sconfiggerli. Improvvisamente guardò la sua interlocutrice: era inerme, con i lineamenti del volto anonimi e inespressivi. Non sapeva che fare e che dire, sembrava così dannatamente svuotata, e lui provò pena per lei, per quello che era disposta a fare per un’intervista, provò pena per tutte quelle donne che si vendevano così, e si ricordò del suo amore, di quanto gli mancava quella persona così pura e sensibile, così profonda e onesta.
La giornalista nel frattempo era passata dall’atteggiamento disinvolto-zoccolesco a una sorta di freddo contegno distaccato, e se ne stava immobilizzata sul bordo del divano con un’espressione sdegnata:
«Insomma si calmi,- ripeteva -ma che modi sono, lei mi sembra un cane idrofobo…»
Lui ormai totalmente annebbiato dal disgusto, rincarò la dose e protendendosi minacciosamente verso la donna riprese con voce suadente:
« Suvvia non faccia la sostenuta… Insomma qualche minuto fa non mi sembrava così poco disposta nei miei confronti… Se vuole un’intervista gliela posso rilasciare… Ho già in mente il titolo : “Come scopano bene i trogloditi del sud”. Lei non deve fare altro che farsi montare sul divano dal sottoscritto in tutte le posizioni possibili e immaginabili, mentre io le sussurro le consuete paroline indelicate che noi gente da poco siamo soliti pronunciare nell’intimità… Poi, durante l’atto, potrebbe farmi qualche domanda sulle mie abitudini sessuali-riproduttive, usando il mio uccello come microfono… Che dice, non sarebbe una trovata ad effetto? Ne verrebbe fuori un bel reportage…Sarebbe proprio un bel servizio, altro che locuste; e poi detto in tutta sincerità, secondo me, ci divertiremmo un sacco…»
Lui ormai le era a pochi centimetri di distanza, in un atteggiamento a metà strada tra il provocatorio e il farsesco… Stava aspettando con ansia la reazione, e questa non si fece attendere; la bionda si alzò di scatto dal divano come una fottutissima molla; si rassettò il crine ossigenato e, tesa come una corda di violino, con le vene del collo sull’orlo del collasso, giratasi verso di lui, dopo aver preso fiato, esplose in un’invettiva con voce gracchiante e fuori controllo:
«Lei è, lei è un maiale della peggior specie, è un volgare sessista, maschilista bifolco del cazzo… È un viscido, schifoso pervertito… Lurido topo di fogna… Guardi mai sono stata trattata in questa maniera… Sono una professionista io… E detto in tutta sincerità, non scoperei con lei nemmeno se fosse l’ultimo uomo rimasto sulla terra… Ma si è visto? Fisicamente è un incrocio tra un barbone, un boscaiolo canadese depresso e un chitarrista heavy metal fallito… Puzza da far schifo… L’ultima doccia quando se la sarà fatta… Natale scorso?… Si vergogni…-

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