La grande invasione delle locuste (6)

La tipa terminò il discorso e a forza di urlare era rimasta senza fiato… Lui la fissò tra il ghignante e l’esterrefatto, mentre ormai sembrava essersi tramutata in una sorta di ammasso di nervi e muscoli in tensione, e con fare distaccato rispose:
«Sono d’accordo, lei è proprio una professionista … Adesso si tranquillizzi, non ho nessuna intenzione di importunarla oltre…Però, non mi sembrava che qualche minuto fa lei disprezzasse molto l’idea di intrattenersi con il sottoscritto “topo di fogna”… Cosa non si farebbe per il proprio mestiere? Sono veramente commosso per la sua dedizione… La sua abnegazione è veramente encomiabile… Meriterebbe una promozione… O forse già se l’è guadagnata in un colloquio avvenuto sotto la scrivania del suo direttore, lei in ginocchio in religioso silenzio, e il suo direttore con i pantaloni calati… Mi dica se non ho indovinato…»
La giornalista ormai imbestialita, sfoggiando un braccio da lanciatrice del disco, interruppe improvvisamente il discorso, scagliandogli addosso con tutta la forza di cui era capace un vaso posizionato sulla credenza all’ingresso; lui riuscì a schivare l’oggetto all’ultimo secondo, e quello si andò a infrangere contro il muro. I cocci si sparsero ovunque e lui iniziò a ridere a crepapelle. Incapace di contenersi, si contorceva sul divano, colto da un raptus incontrollabile; sembrava fosse caduto preda di una crisi epilettica. La tipa lo fissò con gli occhi fuori dalle orbite, poi con un gesto repentino aprì la porta d’entrata e disse alla troupe ferma sul porticato:
«Andiamo ragazzi, questo qui è fuori, completamente andato… Impossibile ricavarci qualcosa. Proveremo a fare qualche altra intervista a qualche anziano rincoglionito della zona, sperando che si commuova davanti alle telecamere, mentre parla dei suoi ricordi, della famiglia o robe del genere…» Lui, ancora invischiato in quella crisi di riso irrefrenabile, riuscì a percepire la frase della giornalista e improvvisamente sentì l’esigenza di comunicare a tutti quello che avrebbe fatto, non per protagonismo o che altro, ma solo perché pensava che quello fosse il momento giusto per venire allo scoperto, per mettere in chiaro le ragioni del suo gesto… Lui non era pazzo, come tutti ormai andavano dicendo in paese… Anzi era l’unica persona sana di mente rimasta… Allora agì d’istinto, richiamò l’attenzione della donna che ormai stava girando i tacchi per andarsene:
«Signorina, senta… Insomma vorrei… Le chiedo scusa, ma vorrei dire due parole davanti alle telecamere… Le giuro che poi la lascerò andare e non sentirà più parlare del sottoscritto… Però la prego mi faccia parlare…»
Lei si fermò, nella sua testolina si dibattevano idee contrastanti: da una parte avrebbe voluto prendere a calci nel sedere quell’essere spregevole e arrogante, dal momento che nessuno mai nella sua vita l’aveva umiliata così sfacciatamente, dall’altra, però, il suo fiuto da cane da tartufi di notizie le faceva subodorare uno scoop da almeno 20 % di share per il suo telegiornale. Dopo un breve conciliabolo con se stessa, decise di mettere da parte l’orgoglio femminile così crudelmente vilipeso e di dare voce a quel pazzo furioso, sicura che ne sarebbe venuta fuori una bomba giornalistica e forse anche una promozione da caporedattrice. Lo guardò con aria di superiorità e, facendo un cenno ai cameraman,  si espresse con tagliente sarcasmo:
«Ok, fra un minuto si va in onda, vediamo che rivelazioni sconcertanti ci farà il qui presente Mr. Simpatia»
Ironia a parte, un minuto dopo, la luce rossa della diretta si accese e lui dal porticato di casa sua entrò nella casa di milioni di persone, nell’edizione serale del tg di canale 25. La giornalista iniziò a introdurre l’argomento con il solito corollario di luoghi comuni sulla disperazione della gente, la solerzia del governo nel portare gli aiuti, l’ira devastatrice delle locuste, accennando al fatto che lui sarebbe stato l’unico abitante a non abbandonare il paese, nonostante l’invasione imminente:
«Coraggio o follia? Non lo sappiamo, ma parliamone direttamente con il Signor….”
Lui con gesto improvviso e repentino strappò di mano il microfono all’intervistatrice:
«Non è coraggio né follia –esordì con voce tremante – è solo….è solo voglia di riscatto….Si, è il momento di prendersi una rivincita su questa vita di merda, su questo paese…Non so se tutta questa sia un’operazione studiata dal governo per fregarci, magari ‘ste cavallette nemmeno esistono, ma io spero con tutto me stesso che arrivino… Con loro si materializzerebbero tutti i miei errori, tutte le mie sconfitte; io potrei guardare in faccia questi insetti e dire: vedi papà non sono scappato, vedi amore non sono scappato, non ho più paura, adesso posso affrontare tutto questo, adesso posso cambiare, anche se forse è troppo tardi. Ma io sarò qui ad aspettarvi maledette, sarò qui…»
Aveva iniziato a piangere e a gridare, la voce rotta dai singhiozzi e dalla disperazione; attorno a lui tutti erano rimasti immobili e pietrificati; la troupe e la giornalista avevano assunto la stessa espressione stupefatta, finché lei con mano salda riuscì a riappropriarsi del microfono, mentre come in un mantra lui continuava a ripetere: «Vi aspetto, vi aspetto maledette».
« Si, beh,- riprese lei- diciamo che qui il signore ha perso un po’ il controllo, ma bisogna capirlo, sta subendo un trauma, una violenza inaudita. A volte la vita può essere così crudele, così… Scusate ma sono rimasta veramente scossa.»
Con gesto teatrale si era fermata, con gli occhi che brillavano di una commozione fasulla. Lui rimase in ginocchio per istanti che gli sembrarono interminabili, la testa gli ronzava e le tempie gli scoppiavano; quando tornò in sé aveva il volto rigato di pianto e cinque merdosi cameraman gli stavano addosso per strappare un primo piano della sua sofferenza. “Che schifo, –pensò- che vergogna.” Si rimise in piedi nella maniera più dignitosa possibile, alzò il dito medio a favore di telecamera, e con scatto felino guadagnò la porta di casa, sbattendola in faccia a tutti quegli stronzi .“Degno finale per una giornata di merda” si disse, non appena rientrato, mentre fuori la tipa continuava con i suoi discorsi buonisti:
«Bisogna capire la rabbia del signore, certo non giustifichiamo i suoi gesti; ma l’uomo solo di fronte alla tragedia, l’uomo così vulnerabile, non può che commuoverci, noi lo capiamo…». “E invece non hanno capito nulla- rifletté lui, ormai spalmato sul divano, con il volto rivolto al soffitto – Come al solito non sono riuscito a farmi comprendere… Forse non sono gli altri il problema, ma sono io… Avevo dentro un groviglio inestricabile di rabbia e malessere, e volevo che lo condividessero, volevo offrire loro la parte più intensa di me… Ma non sono riuscito a controllare le emozioni, quelle troie sono affiorate in superficie come enorme falle d’acqua e hanno inondato tutto… Non sono più riuscito a essere lucido… Ma in fondo che pensino quello che vogliono… Bastiamo io e Loro… Io e quei maledetti insetti…” Ripetere interiormente questa frase gli dette una forza inspiegabile e subito l’abbattimento e lo sconforto che gli atrofizzavano le membra si tramutarono in voglia di sfida, in senso di invulnerabilità… Sorrise, e piombò in un sonno profondo e rigenerante.

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