Archivio per 27 ottobre 2011

La grande invasione delle locuste (7)

Posted in La grande invasione delle locuste on 27 ottobre 2011 by lostkid84

I giorni passavano lenti e uguali, nel frattempo il paese era stato definitivamente abbandonato; anche le troupe televisive avevano lasciato quel luogo per spostarsi su un nuovo teatro di tragedia: c’era stato un terremoto devastante con centinaia di morti nel nord della nazione; migliaia e migliaia di sfollati, decine di città rase al suolo, e allora quello dell’invasione dalle locuste era diventato un argomento di poco conto, una notizia senza importanza, una tra le milioni che potevano essere rapidamente accantonate e gettate nel dimenticatoio… “-Come volevasi dimostrare”- si diceva lui, sorridendo, sarebbe stato l’unico testimone dell’invasione; ormai alla notizia non veniva dedicato nemmeno l’ultimo dei servizi del Tg della sera. In paese era rimasto solo, a parte qualche maiale e qualche cane randagio che si aggiravano tra le case come fantasmi; tutto era muto, tutto così irreale. L’aria odorava di attesa; era come se ogni refolo di vento che sentiva spirare portasse con sé un afrore inspiegabile, una scia inconfondibile; lui si diceva: “Sono loro, sì sono loro che stanno per arrivare”, ma poi nulla accadeva, e tornava ad accasciarsi sulla sedia a dondolo che aveva piazzato strategicamente al centro del porticato, per potere avere una visuale del paesaggio il più possibile ampia; si chiedeva se effettivamente non fosse tutta una montatura; a volte veniva colto di soprassalto da un senso d’abbattimento e sconforto e si sentiva così dannatamente patetico e assurdo… E se quegli insetti non fossero arrivati? E anche se fossero arrivati, cosa sarebbe cambiato nella sua vita? Cosa sperava di comprendere? Non lo sapeva, ma sentiva che il suo posto era lì. Per la prima volta era assolutamente sicuro che rimanere aveva un senso, restare lì per vedere la distruzione, guardare negli occhi lo scempio e l’abisso, o solamente attendere, non era un vano rimandare, non era rifiutare le proprie responsabilità, ma era un gesto coraggioso, un gesto maturo, un gesto d’amore… Ormai passava le giornate in uno stato costante di trance e tensione; qualsiasi rumore che sentiva arrivare dall’esterno, qualsiasi movimento sospetto nel cielo, fosse stato anche il battito d’ali di un uccello isolato, lo facevano trasalire e sobbalzare. Non era più la paura a sconvolgerlo, ma l’attesa; una sensazione che partiva dall’intestino e si propagava in tutto l’organismo e lo perforava, lo trapassava; aveva iniziato ad avere le allucinazioni: gli succedeva spesso, mentre si guardava allo specchio, oppure quando passava davanti a qualche vetro, di vedere dietro di sé il riflesso di qualcosa che non riusciva a definire, ma che era sicuro riguardasse quei maledetti insetti: una parvenza d’antenne dietro il comodino, uno strano stridio metallico sotto il letto, lo sfuggente bagliore di una zampetta dietro lo scaffale in soggiorno; lui era sicuro che fossero presagi dell’imminente invasione. O forse stava impazzendo del tutto! Ormai non si curava più del suo aspetto, della sua salute, di quello che c’era intorno: che andasse tutto in malora, a lui non importava! Voleva solo che si spegnesse quell’acuto senso di nausea misto a trepidazione, quella sensazione di bruciore e subbuglio che ormai avevano conquistato il suo corpo: l’attesa lo stava prosciugando e lentamente inaridendo. Continua a leggere