La grande invasione delle locuste (8)

Il sole stava per tramontare… Gli ultimi raggi spandevano nell’aria riflessi di luce violenti che sembravano perforargli la retina; non riusciva a tenere gli occhi fissi all’orizzonte; quel luccichio così potente gli faceva serrare le palpebre e i suoi occhi si erano ridotti a due fessure dalle quali riusciva a percepire solo impressioni sbiadite… Si sforzava di non abbassare lo sguardo; mai desistere di fronte al proprio obiettivo! Lui stava aspettando le locuste e non poteva concedersi nemmeno un istante di requie; con il viso rigato di liquido lacrimale rimase immobile sulla sua sedia a dondolo, come una sentinella, come una statua di pietra… Si bevve una sorsata di birra fredda per dare ristoro alla gola secca, e poi all’improvviso si accorse che qualcosa si stava avvicinando… Colto da uno stato d’eccitazione incontrollabile, scattò in piedi. In lontananza sembrava muoversi un puntino nero che procedeva a ritmo regolare nella sua direzione. Man mano che si avvicinava sembrava espandersi sempre di più… Nel frattempo alle sue orecchie arrivava un rumore insistente, un ronzio che da bisbiglio si era trasformato in una sorta di assordante ed estenuante stridore… Erano loro, questa volta non era l’ennesima allucinazione… Erano arrivate… Rimase inebetito, completamente assorbito da una sensazione di gioia incontenibile e di trepidazione spasmodica; sul suo volto era comparso un sorriso ebete, quasi avesse subito una paresi facciale; intanto lo sciame si stava manifestando davanti ai suoi occhi in tutta la sua maestosità: un’orda nera, un ammasso indistinto d’insetti, migliaia e migliaia di ali ronzanti si muovevano all’unisono verso la sua casa. In pochi istanti il sole si oscurò, come eclissato, e un’ombra nera si proiettò sul paesaggio circostante sino ad assorbirlo completamente… Erano calate le tenebre, non si riusciva a vedere a un palmo di naso… Lui ancora immobile sul porticato, osservava la scena, incapace di muoversi, incapace di reagire; di fronte ad uno spettacolo di tali proporzioni, la sua mente non riusciva a comunicargli nessun input, finché lo sciame non si avvicinò a tal punto da essere a pochi metri da lui; all’improvviso l’avanzata s’interruppe e lui finalmente riuscì a distinguere la scena che gli si stava presentando davanti: le cavallette gli erano di fronte con le loro zampette zigrinate che sfregavano ritmicamente, con le loro mandibole in costante movimento, e quegli occhi che sembravano immobili, e che penetravano il suo organismo come lame. Sembrava che cogliessero a pieno quello che stava provando, che avessero capito l’importanza del momento… Se ne stavano lì sospese tra cielo e terra a mezz’aria e aspettavano di devastare tutto… A un certo punto vide che nell’immenso sciame qualcosa si stava muovendo…L’intera massa d’insetti in maniera repentina e ordinata si divise in due tronconi paralleli, in modo da creare un corridoio, una sorta di passaggio… Si accorse che nello spazio vuoto che si era creato, una cavalletta stava lentamente procedendo verso di lui, mentre le altre rimanevano immobili, quasi costituissero un corteo d’onore… Finalmente dopo qualche minuto la cavalletta gli fu di fronte… E lui si accorse che quel dannato insetto aveva dei lineamenti umani… Era in tutto e per tutto una di loro: con le sue antenne, le sue ali, il suo corpo affusolato, ma c’era in lei qualcosa di familiare, qualcosa che non riusciva a definire, ma che era sicuro di conoscere… All’improvviso l’insetto lo guardo dritto negli occhi e iniziò a parlare… Era la voce di suo padre… L’avrebbe riconosciuta tra mille, anche se il timbro era metallico e ovattato…
«Papà sei veramente tu?» esordi lui.
«Un tempo lo ero… Un tempo, quando ero ancora nel mondo dei vivi… Adesso sono diventato qualcos’altro, qualcun altro… Figliolo, io sono il re delle locuste, sono a capo di questo sciame, pronto a devastare tutto qua intorno… Devo riconoscere che sei stato coraggioso… Non avrei mai pensato che saresti rimasto ad aspettare. La paura ti ha sempre dominato, sempre… Ma adesso forse c’è qualcosa di diverso in te…»
Lui allora con la voce tremante , in un misto di emozione e gioia disse:
«Ma allora, allora avevo ragione…Non sono pazzo, come tutti pensano, ho ragione io, si ho ragione io! Questa mia attesa ha un senso, ha una sua logica… Dimmi, ti prego, come mai sei qui papà? Cosa significa tutto questo?»
«Eh figliolo, non è facile da spiegare, non lo è per niente…Chi siamo? Davvero non lo hai ancora capito? Prova a osservare meglio le cavallette, le loro caratteristiche… A prima vista potremmo sembrarti tutte simili, tutte identiche, ma non è così. La vedi laggiù quella cavalletta più scura e raggrinzita delle altre? Riesce a stento a sbattere le ali. Quella è forse la più vecchia di tutte noi, è nata circa trent’anni fa, un record di longevità. L’hai partorita tu, senza nemmeno accorgertene; quando in te è nata la paura dell’ignoto, ecco che quella tua paura si è materializzata… Eri così piccolo eppure già stava crescendo in te il sentimento che ti avrebbe annientato… Poi sono arrivate tutte le altre… Guarda quella cavalletta girata di schiena con la testolina rivolta all’orizzonte: quella è la tua paura d’amare, ti volta le spalle come tu le hai voltate all’amore… La vedi laggiù quell’altra irrequieta, che sbatte le ali con foga non riuscendo ad allontanarsi dallo sciame, nonostante tutti gli sforzi? Quella è la tua paura di andartene dal paese, la stessa paura che ti ha immobilizzato per tutta la vita… Ce ne sono a milioni… Ogni volta che in te nasceva una nuova paura, il nostro sciame cresceva di numero… Quello che ci ha mantenuto in vita per tutto questo tempo è stata la tua incapacità di affrontarci, di guardarci dritto negli occhi e di combattere per sconfiggerci… Il nostro sciame ha continuato a vagare per anni, finché finalmente ti sei deciso… E allora eccoci qua per lo scontro finale… Siamo qui per fare piazza pulita di tutto quello che c’è intorno… Così poi finalmente potremo scomparire, e tu sarai libero, finalmente libero di fare la tua vita… Ma questo dipende anche da te…»
Lui iniziò a piangere e guardando negli occhi il Re delle cavallette chiese:
«Papà, ma perché tra tutte queste paure ci sei anche tu, cosa c’entri con loro, perche ti hanno eletto loro Re?»
«Figliolo, non è una cosa facile da dire, anzi è molto doloroso per me farlo… Ma è venuto ormai il momento di di essere sinceri… Io incarno la tua più grande paura, quella che ha sempre avuto il sopravvento su di te e dalla quale forse dipendono tutte le altre… Per questo io sono a capo dello sciame… Io rappresento la tua paura di diventare come me, tuo padre… Ebbene sì… Tu non hai mai voluto ammetterlo, forse per non farmi soffrire, forse per una sorta di contegno e di rispetto… Io ero tutto ciò che non avresti voluto essere: un contadino rude e arido, privo di aspirazioni, se non quella di coltivare la sua terra e di vivere dignitosamente isolato dal mondo… Questo era quello che ero io…. Non ciò che dovevi essere tu… Hai sempre sentito il dovere di fare quello che pensavi io ritenessi giusto, ovvero rimanere qui anche tu legato a questa terra, a questa situazione, a questa monotonia… Io invece ho sempre voluto che tu diventassi quello che più ti rendeva felice, anche se questo ti avrebbe allontanato da me… Non m’importava, ognuno deve fare la sua vita… Ma tu no, cazzo, sempre fermo immobile, sei rimasto qui, e si vedeva lontano un miglio, che odiavi tutto questo e ti odiavi perché lo stavi accettando… Ma non ce la facevi a cambiare… Proprio non ce la facevi… Lo so che rispettavi il mio lavoro e mi rispettavi perché lo facevo anche per te… Ma tu volevi essere qualcos’altro, e forse la paura di diventare questo qualcos’altro è stata quella che ti ha fottuto più di tutte…»

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