Antonio Moresco – Gli esordi (un’escrescenza di recensione)

Notte di parti dolorosi, di muscoli sfiancati, di lacerazione dei tessuti vaginali, notte di vagiti e paglia, di caldo fiato animale sulla pelle di un bambino, e io, uomo del futuro, in questa notte ho ricevuto un regalo particolare, un libro di cui ho scritto una recensione che non è una recensione, è un’escrescenza di recensione. Se volete, prego, leggete e buon natale.

Finalmente è stato ripubblicato il romanzo Gli esordi, questo libro fantasma (come lo definisce il blogger Lorenzo) che non si trovava più in circolazione, quasi fosse stato sotterrato di nuovo, rigettato nell’increazione per diventare ancora più esplosivo. Un percorso editoriale travagliato quello di questo romanzo, di uno spessore qualitativo enorme che però è stato ostacolato dal veto di editori, e solo nel 1998 ha visto la pubblicazione per Feltrinelli. Ora, nel 2011, dopo ventisette anni dall’inizio della stesura ricompare nelle librerie nella versione revisionata e definitiva.
Negli Esordi Moresco ci ha messo dentro la sua vita, sia nel senso narrativo, dato che si tratta di una specie di autobiografia divisa in tre periodi storico-esistenziali, sia nella genesi, in quanto lo scrittore ha consumato molte energie in rifacimenti e correzioni.
A differenza di una concezione novecentesca molto forte che prevede l’assolutizzazione della scrittura nello spazio della pagina, Moresco è consapevole del ruolo dell’autore nella creazione di un testo e lo dimostra – in questo caso – con un romanzo intenso, imprevedibile e soprattutto visionario. Ecco, allora, con Moresco si ha un ritorno all’idea di scrittore come generatore e potenziatore della scrittura, lungi dalle considerazioni filosofico-letterarie sulla scomparsa e sulla morte dell’autore, lungi da quel pensiero che considera la scrittura un’altra entità autonoma, una maniera per far comparire un’altra immagine, un’altra vita letteraria immune da quella reale. La metafora della pagina come specchio (nel senso più banale di biografismo, oppure nel senso più complesso di superficie in grado di deformare o frammentare l’Io di chi scrive) non si addice alla “visione” di Moresco. Molti ormai si specchiano più o meno coscientemente sulla superficie di carta, Moresco invece vede nella pagina la minuta cruna di un ago. Da lì è necessario passare per far entrare la vita nella letteratura. Sembra un’impresa impossibile, ma altri grandi scrittori ce l’hanno fatta. Cosa significa per un corpo vivente infilarsi in quel forellino? Significa contorcersi, slogarsi, ferirsi, squarciarsi, sbudellarsi, con tutto il dolore che comporta. Il dolore, appunto, sensibilizzato dall’attività sensoriale (negli Esordi specialmente quello della vista), è intrinseco nella scrittura di Moresco.
Tramite Gli esordi Moresco si afferma scrittore tenace, minuzioso, che ha “imparato a scrivere” grazie all’insegnamento dei più grandi scrittori di tutti i tempi. Ora mi si obbietterà che molti dei contemporanei e dei moderni sono andati a lezione dai maestri, ma cosa hanno appreso: a rifare, a copiare seguendo la moda del postmoderno, e quindi sono diventati esperti in collage e modellini (generi) pronti per essere assemblati. Da queste lezioni, invece, Moresco ha metabolizzato l’essenza della letteratura e grazie alla sua personale facoltà autoriale è riuscito a scrivere veramente opere originali, alla faccia di chi dice che tutto è già stato scritto e si può solo lavorare con giochi combinatori, citatori, orizzontali e asettici. Con consapevolezza Moresco si discosta dalle scuole degli epigonisti, anche se è vero che nei suoi testi si trovano riferimenti a scrittori passati (Leopardi, Beckett, Kafka, Proust, Bilenchi, Tomasi di Lampedusa, ecc.), ma li riutilizza in maniera vitale, esplosiva (vedi il primo racconto di Clandestinità, dove un bambino ritaglia delle citazioni dai libri che riunite poi esplodono), come, all’interno degli Esordi, nell’episodio della festa, dove si incontrano, viventi, alcuni noti personaggi della letteratura di tutti i tempi. Ecco, la differenza sta nel dialogo che Moresco intraprende con i maestri della letteratura rispetto a quello che fanno molti scrittori, ossia costruire strutture libresche con le ossa (citazioni) dei morti.
Infine, concludo dicendo che quando si legge Moresco rimane l’impressione di possedere un’arma esplosiva. Le parole della scrittura di Moresco nascono da una soluzione chimica, di cui l’elemento principale è il dolore, che trasforma il nero dell’inchiostro nel nero della polvere da sparo. Leggendo i suoi testi siamo pervasi da continue detonazioni; le parole si accendono e deflagrano nell’immaginazione del lettore. E questo è meravigliosamente perturbante sia che scriva di politica, di esistenza, di lotta armata, sia che scriva di editoria, di letteratura, d’amore, di scontri sessuali.
Ed ora vi domanderete: chi è questo Moresco? (come hanno già fatto molte persone e molti editori). Per iniziare a conoscerlo, vi consiglio di partire con la lettura degli Esordi. Vi sorprenderà.

P.S. Secondo me i curatori del libro, ovvero gli editori, non hanno ancora capito un cazzo di Moresco, della sua  scrittura, la dimostrazione è l’immagine di copertina, qui tratta da Alberto Burri, un riferimento all’arte concettuale, o giù di lì, che non c’entra un cazzo con la narrativa di codesto autore.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: