Ferro 3 di Kim Ki Duk

Ferro 3 è un film del 2004, del regista coreano Kim Ki Duk, che per questo film ha vinto il premio speciale come miglior regia al festival di Venezia (2004).

 

Il titolo Ferro 3 si riferisce alla mazza da golf che si vede all’interno del film. Questa mazza ha una particolarità. È la più insolita da utilizzare per i giocatori di golf. Si usa in situazioni eccezionali, uniche. E, non a caso, la storia d’amore fra i due giovani protagonisti è anch’essa unica, veramente eccezionale.

Bravo il regista che ci offre una visione sulla clandestinità in maniera originale e profonda. Il protagonista di questo film entra nelle case lasciate vuote per motivi di lavoro o di vacanze e lì prende dimora finché i proprietari non tornano. In queste case approfitta del tempo disponibile per aggiustare oggetti, fare il bucato e altre faccende domestiche. Già questo è di per sé un elemento straniante, mai visto nei film comuni.

Kim ki Duk è nato nel 1960 e inizia a girare film negli anni Novanta, facendo tutto da autodidatta. Di lui si ricordano film quali Time e La Samaritana. Nella sua produzione filmica compare, anzi è evidente, il motivo del ritorno. Nel suo film Primavera Estate Autunno Inverno… e ancora Primavera si narra la relazione fra un maestro buddista e il suo allievo. Un giorno, durante l’infanzia, l’allievo compie degli atti crudeli verso alcuni animali e il maestro lo redarguisce dicendogli che porterà il fardello di queste azioni per tutta la vita. Infatti, come un boomerang, ritorneranno nella sua vita parecchie morti di persone care che sconvolgeranno la sua esistenza. Anche in Ferro 3 c’è il motivo del ritorno: le azioni violente si ripercuotono di nuovo su chi le ha commesse in precedenza. A ogni azione bisogna aspettarsi una reazione.

Kim Ki Duk ha una sensibilità filosofica e artistica tipicamente orientale e a questa concezione dobbiamo agganciarci per capire il motivo del ritorno. In Occidente il pensiero e le arti si sono concentrate a indagare e a esprimere il rapporto tra l’Io e Dio, tra l’Io e il mondo, tra l’Io e la società. In Oriente, invece, ormai da secoli, ci si sofferma sul rapporto tra l’Io e il Cosmo. Il cosmo è inteso come unità indivisibile e valore assoluto dell’esistenza delle anime e delle cose. Ogni gesto che facciamo, è potente e indissolubile e si ripercuote sull’universo intero, sugli esseri e sulle cose dell’intero cosmo. Ecco allora come potremo interpretare la danza del protagonista verso la fine del film. Attraverso la danza, con movimenti sinuosi e precisi, il protagonista cerca di congiungere il corpo con lo spirito, e l’unione di essi con il gesto. Ma anche attraverso il gesto tenta di congiungere il suo essere all’armonia e all’esattezza del Cosmo. Infatti, cercare l’armonia con il cosmo è l’unica soluzione per esaudire il suo sogno, per realizzare il suo obiettivo, per rendersi invisibile all’occhio umano.

Per apprezzare maggiormente il film vi consiglio di ammirare la sensualità dei gesti; ma anche vi prego di far attenzione a tutte le azioni che si compiono, da quelle più violente a quelle più dolci e delicate, da quelle piene di amore e a quelle piene di cura verso gli oggetti. Penso che troverete ben pochi film dove ci sia una gestualità così ben curata. In questo film, impareggiabile da questo punto di vista, ogni gesto risulta magnifico e toccante.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: