Quando guido mi addormento

Quando guido mi addormento. Di notte, percorrendo la Valcamonica, smarrisco il senso del controllo e chiudo gli occhi, non so per quanto, so che tutto va, la macchina per la sua strada, io per la mia. Vedo le luci delle stelle tutt’attorno, lucenti nella materia oscura, incrocio bagliori di comete che passano sfiorandomi, penetro galassie luminosissime che in un attimo svaniscono dietro il mio passaggio.
Chi è che guida? Non lo so. So che sono assopito sul sedile e mirando lande interstellari giungo comunque a destinazione, sano e salvo.
Ho pensato a tre opzioni plausibili per spiegare questo strano fenomeno:

1. continuo a fare incidenti mortali, però, invece di spegnermi sul colpo, passo in un’altra dimensione parallela ma affine, di modo che continuo a vivere come se niente fosse accaduto;

2. sopra la mia macchina si posa la mano dorata di Dio che mi muove secondo il suo piano e mi aiuta a stare in carreggiata;

3. sento sempre accanto a me la presenza di mia madre e, quando mi assopisco, è lei che prende il controllo dei miei arti e sterza, ingrana le marce, schiaccia i pedali. So che non mi ha mai abbandonato.

Probabilmente soffro di qualche problema che non so spiegare, e che potrebbe condurmi ad un’orribile catastrofe. Vi chiederete: se è ancora qua che scrive, è un bugiardo, oppure è successo una volta e si è salvato per miracolo. Per la verità mi addormento troppe volte, sulle curve e sui tornanti alpini, lungo le rette fra conifere che mi fanno da coperta, è così, viaggio dopo viaggio, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, decennio dopo decennio, ho percorso senza accorgermi l’intero universo e sono giunto alla madre di tutti i porti, alla Palermo del cosmo. E ora sto facendo la fila per l’imbarco. Ci vuole un bel po’ ma non sono stressato da impegni. Arrivo davanti al controllore, lo conosco, l’ho già sentito, si chiama Caronte, un tipaccio rinsecchito, che scatarra in continuazione, puzzolente e lercio, non spiaccica una parola, lo guardo mostrando un po’ di coraggio ma mi sto cagando sotto dalla paura, passano alcuni attimi e lui continua a fissarmi con lo sguardo tetro, abissale, come se il mare che dobbiamo attraversare fosse tutto dentro di lui. Devo sganciargli una moneta, lo so e lo faccio, – ma ora non posso più prendermi nemmeno una cazzo di Coca ai distributori! – e mi invita a parcheggiare sul traghetto. Saliamo sullo scivolo io e la mia Fiat Idea. Siamo sempre stati fedeli, io e la mia macchina, io e la mia bara. Non sto sproloquiando, è proprio così. Tutti qui sono chiusi comodamente nelle loro auto con l’estrema unzione che cola sui sedili. Attendono di attraversare il mare dell’ignoto e recarsi nell’Oltretomba.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: