Archivio per aprile, 2014

In Memoria di F.F.

Posted in Detriti in versi with tags on 27 aprile 2014 by lostkid84

Dunque nulla di nuovo da questa altezza
Dove ancora un poco senza guardare si parla
E nei capelli il vento cala la sera. (…)

F. Fortini, Foglio di via

Dunque nulla  di nuovo da questa bassezza,
da questo suono che perpetua se stesso,
da queste trite parole che tutti hanno osato,
da queste serate irrorate di finzione e plastica,
da questo qualunquismo di provincia,
dal questo viso corrucciato d’ignavo,
da vent’anni che si vota democristiano,
si vive democristiano e si muore democristiano,
da questi discorsi da bar, polemiche sterili,
vili scommesse, respiri affannosi, aguzze disillusioni,
sezioni vuote, domeniche in chiesa, coscienze sporche,
lavori precari, amori precari, calvari infiniti, epistassi esistenziali,
amicizie logore, tipe che non ci stanno, discoteche anonime,
famiglie modello, padri alcolizzati, figli lobotomizzati.
Nulla di nuovo dalle solite montagne, dal sole che sorge spento,
dagli occhi assenti di anziani avvinazzati, di giovani spiantati,
derelitti, matti di paese. Nulla di nuovo, nessun foglio di via,
nessuna attesa, nessuna prospettiva, nessuna missione.
Solo l’eterno riciclo del tempo, del vento, dei sogni, dei bisogni.
Sospeso tra militanza e accettazione, rivedo spettri calare al tramonto;
un sussulto scuote il costato; nel pianto rimbomba acre il presagio.
Ancora niente di nuovo da questa bassezza.

La mia generazione

Posted in Detriti in versi on 15 aprile 2014 by lostkid84

Gas venefico assunto in quantità massicce,
lenti gesti di misurata menzogna,
lugubri pose da lobotomia totale,
secchi rami di ineguagliata crudeltà,
propaggini estreme d’ignavia,
indici di sterile vanità,
giovani macerie crude e corrose,
lapidarie osservazioni, umili tamerici,
agavi e sterpaglie invadono di nostalgia
il mio ricordo d’infanzia violata.
Senza un punto di riferimento, una radice salda,
ancorato al terreno, miro all’essenza,
fradicio di aspirazioni, inviso al concreto,
mi nutro di iperuranio e miti ancestrali.
Lento e cosciente della mia esclusione
stupro la mia dignità con versetti satanici,
innalzo cori di giubilo al falso messia.

 

Blasfemo e incoerente mi creo un alter ego
più bello e misurato, sicuro e saccente
e vado, vago scarno e impettito
in un folto di follia e gelosa paura,
sento di non sentire, i sensi vengono meno.
Percezioni alterate e cullare di onde in risacca,
sciabordio di fru fru tra le fratte,
mugugnare di vati e poeti ormai lisi,
vestiti indossati e ingombranti.
Ho sognato il mio funerale nel mio paese inventato,
né un padre né una madre a piangere il figlio,
soltanto uno stuolo di mute colombe
in un burrone sprofondato nel vuoto.

 

Mentre taglio il paesaggio

Posted in Detriti in versi on 11 aprile 2014 by lostkid84

Mentre taglio il paesaggio su questa strada,
grigia ferita inferta alla valle impotente,
mentre nervi, muscoli si tendono in un preciso,
meccanico gesto, piede sul pedale, mano sul cambio,
ripenso a quello che c’era, prima che io fossi questo punto,
parte minima di una retta intricata e spezzata;
la storia mi risveglia, mentre distratto ascolto la radio,
quanta violenza nell’idea che quello che c’è sia così da sempre,
immutabile, ad uso e consumo del presente.
Prima dei cantieri, delle trivelle, degli scavatori,
sotto l’asfalto rovente questa strada era un bosco
e un uomo, indossando pelle di orso e di capra,
con arco e faretra lo attraversava, scrutando l’orizzonte.
E superando l’ultima curva, tristemente mi accorgo
che questo mio fragile corpo non potrà mai sapere
quale mistero grandioso si celava dentro il suo immobile sguardo.

Voltarsi indietro

Posted in Detriti in versi with tags , , , on 10 aprile 2014 by lostkid84

Non c’è più tempo per voltarsi indietro,
il tuo volto ritorna sfuocato, distante un poco,
nulla si è depositato, nulla ha messo radici,
dove prima c’era l’albero, l’unico che avessi mai piantato,
rimane un solco profondo, un sospiro nella terra umida.
Mentre fuori la vita scorre veloce, i ricordi sono alibi,
assassini che accettano immobili il proprio destino.
Il tempo lo puoi misurare solo dentro di te -dicono-
è questo che mi spaventa, i giorni diventano anni,
e adesso mi sento solo più vecchio e stanco.
Tutto è finito troppo presto, le parole, i sorrisi, gli sguardi,
tu che sussurravi non sarà per sempre, io che già lo sapevo
e piano ti dicevo addio. Questo è quello che ricordo di noi,
una panchina, un prato, le nuvole alte e poco altro.
Tu mi parlavi e io assorto guardavo le macchine passare,
la felicità bastava a se stessa e non faceva rumore.