La mia generazione

Gas venefico assunto in quantità massicce,
lenti gesti di misurata menzogna,
lugubri pose da lobotomia totale,
secchi rami di ineguagliata crudeltà,
propaggini estreme d’ignavia,
indici di sterile vanità,
giovani macerie crude e corrose,
lapidarie osservazioni, umili tamerici,
agavi e sterpaglie invadono di nostalgia
il mio ricordo d’infanzia violata.
Senza un punto di riferimento, una radice salda,
ancorato al terreno, miro all’essenza,
fradicio di aspirazioni, inviso al concreto,
mi nutro di iperuranio e miti ancestrali.
Lento e cosciente della mia esclusione
stupro la mia dignità con versetti satanici,
innalzo cori di giubilo al falso messia.

 

Blasfemo e incoerente mi creo un alter ego
più bello e misurato, sicuro e saccente
e vado, vago scarno e impettito
in un folto di follia e gelosa paura,
sento di non sentire, i sensi vengono meno.
Percezioni alterate e cullare di onde in risacca,
sciabordio di fru fru tra le fratte,
mugugnare di vati e poeti ormai lisi,
vestiti indossati e ingombranti.
Ho sognato il mio funerale nel mio paese inventato,
né un padre né una madre a piangere il figlio,
soltanto uno stuolo di mute colombe
in un burrone sprofondato nel vuoto.

 

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