Archive for the Quasar interstellari Category

Witold Gombrowicz – Incipit di Ferdydurke #2

Posted in Quasar interstellari with tags , , on 13 settembre 2011 by giofab8184

– 3 giorni

E come no! Ci avevo provato e riprovato e al solo pensiero dei risultati mi scappava da ridere. Proprio per pettinarmi e chiarirmi il meglio possibile mi ero messo a scrivere un libro: chissà perché ero convinto che il mio ingresso nel mondo non potesse avvenire senza un chiarimento, per quanto ho ancora da vedere un chiarimento che non sia al tempo stesso una complicazione. Tanto per cominciare, avevo deciso di conquistarmi una certa benevolenza con un libro, in modo da trovarmi il terreno già preparato al momento del contatto personale: se, dicevo tra me e me, fossi riuscito a inculcare alla gente un’immagine positiva di me stesso, quell’immagine mi avrebbe a sua volta formato e, volente o nolente, fatto diventare adulto. Come andò invece che la penna mi tradì? Come mai un sacrosanto pudore mi impedì di scodellare un banale romanzo di quattro soldi? E come mai, invece di tirar fuori trame sublimi dal cuore e dall’anima, andai a scovarle negli arti inferiori, infarcii il mio testo di ranocchi, di gambe, di robaccia fermentata e immatura, isolandola sulla carta solo per mezzo dello stile, della voce, del tono freddo e distaccato, per far vedere che intendevo prendere una certa distanza dal fermento? Come mai, a dispetto delle mie stesse intenzioni, intitolai il libro Ricordi del periodo della maturazione? Invano gli amici mi consigliarono di non dargli quel titolo e di evitare ogni minima allusione all’immaturità. “Non farlo,” mi dicevano, “l’immaturità è un concetto troppo drastico. Se tu stesso ti definisci immaturo, come diavolo vuoi che gli altri ti riconoscano maturo? Non lo capisci che la condizione sine qua non della maturità sta nel proclamarsi maturo?” Ma io invece trovavo ingiusto sbarazzarsi così alla leggera del marmocchio che avevo dentro, come niente fosse: gli Adulti erano troppo acuti, troppo perspicaci per non accorgersene, e se uno era tampinato senza sosta dal proprio marmocchio non poteva decentemente presentarsi in pubblico senza di lui. Forse prendevo troppo sul serio la serietà, sopravvalutavo troppo l’adultaggine degli adulti. Continua a leggere

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Witold Gombrowicz – Incipit di Ferdydurke #1

Posted in Quasar interstellari with tags , , on 10 settembre 2011 by giofab8184

– 6 giorni

Che Gombrowicz ci benedica e ci porti fortuna! Per questo motivo riportiamo l’inizio di Ferdydurke, uno dei più bei romanzi modernisti, che narra la vicenda di una regressione verso l’infanzia di un uomo di trent’anni. Una prosa nervosa e folgorante per una riflessione sul concetto di maturità/immaturità dell’uomo adulto.  Per chi non lo conoscesse, Gombrowicz è uno scrittore polacco, nato nel 1904 e morto nel 1969. Laureatosi in legge, nel 1930 decide di dedicarsi alla letteratura. Altre opere consigliate sono Cosmo e Pornografia.

Quel martedì mi svegliai nello smorto evanescente attimo quando la notte vera e propria è ormai finita e l’alba non riesce ancora a farsi strada. Destato di soprassalto, stavo già per precipitarmi in taxi alla stazione pensando di dover partire. Mi ci volle un minuto buono per rendermi conto che nessun treno, ahimè, mi aspettava alla stazione, e che non era quella la mia ora. Giacevo in una luce lattiginosa, il corpo pervaso da una paura insopportabile che mi opprimeva angosciamente l’anima, l’anima opprimeva il corpo e ogni intima fibra si torceva nel presentimento che niente sarebbe successo, niente cambiato, niente sopraggiunto e qualunque cosa avessi intrapreso il risultato sarebbe sempre stato zero via zero. Era il terrore del non esistere, la paura del non essere, l’ansia del non vivere, il timore della non realtà, l’urlo biologico di tutte le mie cellule davanti alla lacerazione, alla dispersione, allo sparpagliamento interiore. Terrore dell’indecorosa inezia piccinereria, orrore della dissoluzione, panico del frazionamento, paura della violenza che mi stava dentro e che mi minacciava dall’esterno; ma più importante di tutto, qualcos’altro incombeva dappresso senza un attimo di respiro, qualcosa che avrei potuto definire un intermolecolare senso di beffa, di scherno interiore, l’intimo dileggio delle varie parti scatenate del mio corpo e delle analoghe parti dell’anima mia. Continua a leggere

L’Urgenza secondo Valerio Magrelli

Posted in Quasar interstellari with tags , , , on 27 settembre 2010 by giofab8184

Intelligentemente didattico l’abecedario di Valerio Magrelli “Che cos’è la poesia? La poesia raccontata ai ragazzi in ventuno voci” (Luca Sossella, 2005), ben congegnato e strutturato, in conformità con il suo stile netto e chirurgico, un’altra bella prova sottoforma di lezione rivolta sia al profano che all’amante di poesie, e sia al neofita che all’esperto di pratiche poetiche. Consigliato (anche per il CD da ascoltare) e da riACcendere.
In questo post riportiamo la sezione dedicata alla lettera U, Urgenza.

Preferisco questa parola rispetto a quella, più usurata, di “ispirazione”. “Urgenza” indica un moto, una pressione che spinge il poeta a scrivere in un dato momento piuttosto che in un altro. Forse a qualcuno il termine potrà sembrare inadatto, perché troppo vicino all’universo corporeo (la coppia digestione-evacuazione). Viceversa, il vocabolo si raccomanda appunto per tale vicinanza, come molti scrittori hanno osservato. Continua a leggere

Acqua dialettale: due esempi in Pasolini e Marin

Posted in Quasar interstellari with tags , , , , on 22 luglio 2010 by gioverre

Quanta acqua troviamo nelle poesie dialettali! Acqua salvifica, acqua decorativa, acqua bucolica, acqua vitale, acqua fresca, acqua che scorre, acqua dei monti, dei fiumi, del mare. Nella poesia dialettale del Novecento l’acqua ha acquisito maggior rilevanza simbolica e a proposito, in questo post, lascio due esempi molto importanti. Per Pierpaolo Pasolini, attraverso l’acqua, l’Io del poeta si osserva, si rispecchia, e non a caso la figura centrale delle sue “Poesie a Casarsa” è Narciso. Con questo personaggio mitologico il poeta friulano s’identifica, si ritrova nel piacere di ammirarsi e va oltre perlustrando dentro se stesso, indagandosi e confessandosi in versi fino a saggiare l’ebbrezza dello scandalo, oppure arrivando a un egocentrismo talmente spinto che non è più comunicazione immediata con gli altri. Nell’esempio di Biagio Marin il sogno è legato visceralmente con l’acqua, che per questo motivo simboleggia il passaggio per venire a contatto con un’altra dimensione, per dare vita all’esperienza intima e fortemente personale del poeta.
L’acqua  significa purezza e innocenza del tempo perduto ed è quell’elemento simbolico che si riversa sulla nostra vita allagando e sommergendo le cose presenti affondandole nell’abisso del passato. Chi ha coraggio di guardare nella sua trasparenza, può penetrare con lo sguardo dell’anima nella profondità dell’essere.

 

O me donzel

O me donzel! Jo i nas
ta l’odòur che la ploja
a suspira tai pras
di erba viva… I nas
tal spieli da la roja.

In chel spieli Ciasarsa
– coma i pras di rosada –
di timp antic a trima.
Là sot, jo i vif di dòul,
lontàn frut peciadòur,

ta un ridi scunfuartàt.
O me donzel, serena
la sera a tens la ombrena
tai vecius murs: tal sèil
la lus a imbarlumís.

O me giovinetto! Nasco/ nell’odore che la pioggia/ sospira dai prati/ di erba viva… Nasco/ nello specchio della roggia.// In quello specchio Casarsa/ – come i prati di rugiada -/ trema di tempo antico./ Là sotto io vivo di pietà,/ lontano fanciullo peccatore,// in un riso sconsolato./ O me giovinetto, serena/ la sera tinge l’ombra/ sui vecchi muri: in cielo/ la luce acceca.

da Poesie a Casarsa di Pierpaolo Pasolini

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Giovanni Pascoli – Alla cometa di Halley

Posted in Quasar interstellari with tags , , , , on 22 aprile 2010 by giofab8184

O tu, stella randagia, astro disperso,
che forse cerchi, nel tuo folle andare,
la porta onde fuggir dall’universo!

Le stelle, quando la tua face appare,
impallidiscono; ansa nei pianeti
l’intimo fuoco, alto s’impenna il mare.

Escono le sibille dai segreti
antri d’Uràno. In riva dei canali
di Marte, in pianto, passano i profeti.

Pieno di pianto è il cielo de’ mortali
figli del Sole; e sangue rosso piove
nella penombra, a man a man che sali,

degli astri attorno al semispento Giove.

II

O tu, ricordi questa terra nera?
Volgono appena otto anni tuoi, da quando
tu lo vedesti, in una cupa sera,

un della Terra. Andava solo, errando,
senza speranza, col bordone in mano,
ma senza meta, dalla patria in bando

e da sé stesso: e nel cammin suo vano
ei s’arrestava, mentre l’ombra queta
calava, udendo un mesto suon lontano.

E dagli abissi uscita allor, Cometa,
tu fiammeggiavi lunga all’orizzonte.
Udiva il suon lontano di compieta,

che par che pianga. E lo toccasti in fronte. Continua a leggere

Otto e mezzo di Federico Fellini

Posted in Quasar interstellari with tags , , on 16 aprile 2010 by giofab8184


Si viaggia ancora. Si solcano i mari, si arriva sulla spiaggia di Otto e mezzo di Fellini. I giornalisti stanno andando via, spariscono dal set, rimane un paesaggio spoglio e sullo sfondo uno scheletro fatto di ponteggi per una pomposa rampa di lancio aerospaziale. Sentiamo il discorso dell’intellettuale al regista, quest’ultimo fallito, senza idee per disegnare il film richiesto dal produttore, solo, senza amori e senza prospettive artistiche: “Educarsi al silenzio”, “creare le cose necessarie”, “ siamo soffocati dalle parole, dalle immagini, dai suoni che non hanno ragione di vita, che vengono dal vuoto e vanno verso il vuoto”. Nel frattempo tutto si spoglia delle sovrastrutture, al vento che porta via il superfluo e anche le parole del critico; è proprio il vento che suona il filo della vita del regista e dà linfa nuova ai suoi sentimenti, distrugge l’impalcatura delle sue finzioni professionali per riscoprire l’essenzialità della vita, le figure amate, risorte dal vuoto. Tra le parole sussurrate al vento dal regista possiamo sentirne altre, se ascoltiamo bene, ancor più sommessamente scandite: “Non una parola superflua … non una di troppo … ma solo la Parola definitiva … il Gesto necessario … adesso ho deciso … questo è quello che sono … perché questo è quello che resta”

La primavera di T.S. Eliot

Posted in Quasar interstellari with tags , , , on 27 marzo 2010 by gioverre

Vi auguro un buon principio di primavera dedicandovi i primi versi di The waste land di Thomas Stearns Eliot.

April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.
Winter kept us warm, covering
Earth in forgetful snow, feeding
A little life with dried tubers.

Aprile è il mese più crudele, generando
Lillà dalla terra morta, mischiando
Memoria e desiderio, eccitando
Spente radici con pioggia di primavera.
L’inverno ci tenne caldi, coprendo
La terra di neve smemorata, nutrendo
Una piccola vita con tuberi secchi.

Accendi il faro per vedere oltre.

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