Archive for the Specchiarsi Category

Specchiarsi #5

Posted in Racconti di bagliori, Specchiarsi with tags , on 25 giugno 2010 by samsacirce

C’era una luce inumana, ultraterrena. Vedeva in mezzo a quel bagliore che si stava affievolendo il verdeggiare smeraldino della prateria assieme al tremulo suono di foglie leggiadre che infoltivano le simmetriche chiome di querce ariose. Dentro tra le frasche guizzi fulgidi di lucherini e cardellini e trilli dorati scintillavano galleggiando nell’etere. Dietro ai robusti piedi si distendevano le ametiste ombre riposanti sul manto erboso. I petali candidi e purpurei si chiudevano e si aprivano rilucendo e abbagliando, lasciando ad ogni soffio del vento un nembo di pollini profumati di spezie e d’incenso e di soavi fragranze floreali. Il cielo era un immenso arcobaleno a cerchi concentrici che palpitava e ad ogni leggero e sognante palpito si fondevano i cromi svelando sfumature di diversi colori. Gli astri brillavano in armonia con l’immenso palpito della volta celeste amplificando o riducendo il loro chiarore. Dalla sua destra si schiuse una luce, dalla quale fino all’ orizzonte si dilungò un ruscelletto con acqua scintillante e germogliante di lievi scrosci. A meravigliare il suo sguardo apparve un giaciglio color vermiglio posato in riva al torrentello e a coprirlo si innalzava una casettina senza pareti. Splendevano dorate le sue colonnine a reggere con delicatezza una trasparente piramide di vetro. Sventolavano beate le seriche e cangianti tende accarezzate dalla brezza che, alzandosi liberamente, mostravano le diafane figure di sedie e tavolini, di mensole e vetrine. All’interno si muoveva una parvenza di donna torbidamente trasparente, si librava sfuocando l’aria. In ogni cosa s’acquietava la bellezza e ogni cosa emanava tepore e freschezza.

Appena svegliata andò sull’altro lato del letto e accese la lampada del comodino. Con un salto si scostò andando a sbattere contro la parete. Con gli occhi sbarrati e spaventati lo fissava. Al posto del viso gli sfavillava una maschera che aveva uno sguardo acceso, fissamente ieratico. Appariva felice.

Forse percepiva l’infinita bellezza della morte.

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Specchiarsi #4

Posted in Racconti di bagliori, Specchiarsi with tags , on 23 giugno 2010 by samsacirce

Le loro due camere erano separate da una parete che adoperavano per chiamarsi. Di notte battevano le unghie seguendo un certo codice ritmico e origliavano attentamente per ricevere senza interferenze i ticchettii. Con una determinata sequenza di colpi più forti e più deboli, la vicina si alzava dal proprio letto e andava nell’appartamento di lui. Quella sera successe che invece di bere il latte caldo che le aveva preparato, si inginocchiò sotto il tavolo, (…) così come fanno le vipere quando abboccano le mammelle delle mucche. Poi genuflessa (…), lo  trainò fino al letto portando dal frigo il punzone di cioccolato; lo spezzò, lo diede al suo uomo, prima tenendolo in alto tra le dita, poi infilandolo nella sua bocca. L’uomo iniziò a tossire, a perdere sangue: gli si era conficcata in gola senza scivolare giù nello stomaco. Lo guardò nei suoi occhi terrorizzati, poi si attaccò alle sue labbra e scese con la lingua bifida lungo la sua umida parete orale tranciando il corpo ingombrante. Appena levò la lingua, lui si inginocchiò lavandole i piedi con le lacrime. Prendendolo poi per i capelli lo alzò e lo gettò di peso sul letto. (…). Poi lo circumstrinse con gli arti inferiori spingendolo verso di sé, sempre più in fondo. Ansimavano creando un vuoto pneumatico che scatenò (…) uno smottamento di aria e di luce. In quell’attimo tenendo chiuse le palpebre vide un piccolo barlume nel buio. Più volte durante i vari amplessi osservò quel punto che pareva una stella e più volte concentrò le sue forze mentali per cercare di espanderlo.

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Specchiarsi #3

Posted in Racconti di bagliori, Specchiarsi with tags , on 21 giugno 2010 by samsacirce

“Come è possibile che la mia immagine, giovane e risanata, sia rifiutata! E che nel mondo dove si appagano tutti i desideri e tutte le volontà, l’ideale di bellezza, da me creata, ricevesse una tale bocciatura! Io, che ero determinato a scindermi dall’altro me corporeo, e che avevo trovato la soluzione in un’idonea raffigurazione grafica che fosse espressione di quello che sono, ho subito un’altra umiliazione. Avevo un sogno ma ho imparato che i sogni debbono fare i conti con la dura verità oggettiva che è la realtà… realtà dove interagiscono riflessi e opacità che sono insiti nelle cose ma anche nel pensare e nell’agire delle persone. Sebbene cercassi una dimensione dove la mia figura possa essere accettata dagli altri e dal mondo, sempre una parvenza di me rimarrebbe specchiata in questa realtà. Solo morendo non mi vedrei, ma così rinuncerei all’occhio e al corpo, alla finestra aperta e al muro intonacato, alla vista e allo specchio. La mia identità si è deformata a causa della malattia e ora il disegno del mio destino è affidato a lei. Resterò in attesa che finisca la sua matita e possa essere congedato nella forma ricordo di uno scarabocchio. Però non è giusto! è come se qualcuno, mentre scatta una foto, ti imponga una posa sgraziata per sbeffeggiarti. Non rimarrò inerme all’inesorabile processo di sfigurazione e non mi abbandonerò alla casualità delle forme senza memoria. Né dei colori senza identità. In fondo chi meglio di me sa ritrarmi?”

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Specchiarsi #2

Posted in Racconti di bagliori, Specchiarsi with tags , on 18 giugno 2010 by samsacirce

“Mi vedo dentro quella pupilla e suppongo cosa posso diventare, poiché lì dentro è ancora tutto informe e perciò diventa il luogo ideale per fare un collage o per ridipingersi; così che possa aggiungere sopra la mia immagine presente altre pennellate di altri colori, magari più oleosi, più vividi. Attraverso di lei ritorno a piacermi nei tratti e nei colori. È per me una tela che si offre volontariamente alle mie nuove pennellate sopra la mia vecchia e smunta immagine. Anzi è di più, poiché mi cede la sua pelle in modo che io possa tatuare il ritratto di me. Quella cute che rispecchia la mia immagine interiore è il più grande sentimento che possa esserci. Ma aimè! Il tempo scioglie la bella cera e ne fu prova quando una sera a tavola la vidi inorridita nel guardarmi. Mi disse che era turbata perché perdevo sangue. Altre cose non mi ha mai detto per non farmi soffrire, anche se sono ben visibili, per esempio i lineamenti che mi si stanno conficcando sempre più nella pelle lasciando dei profondi solchi. Se prima era interessata, o almeno incuriosita dal mio aspetto, oggi mi accorgo delle sue impercettibili smorfie facciali, che attentamente cerca di nascondermi invano, perché uno specchio sincero non ha angoli opachi. Il tatuaggio ormai ha assunto un’espressione imbronciata e avvilita, da cui è stata tolta gran parte di virilità. Sconfitto me ne ritorno al solito specchio. Mi osservo. Sembro uscito fuori da un quadro espressionista, con la pelle sformata. Provo a strapparmi via con le unghie questa faccia orrenda affrontando il dolore. Ma il dolore rimane con il volto tinto di porpora. E se fosse la materia che si sta ribellando all’immagine spirituale? In effetti ciò che gli altri vedono è un’eruzione partita da uno squarcio che lo spirito non è più capace di suturare, e dal quale stanno uscendo incandescenti tutte le scorie di cui non mi sono mai curato. Ma cosa posso fare se sono debole e superficiale! Mi infervoro per vanità… Cosa farne allora di quell’immagine reale che non mi rappresenta, che è altra cosa. Giacché è così, mi sbarazzerò di quell’altra cosa. Prima devo dimenticarmi della mia immagine passata e poi di conseguenza bloccare ogni processo mentale che favorisca il desiderio di vedermi. Dopo di che devo disfarmi dello specchio. A questo punto, se tutto funzionasse per il meglio, annullerei ogni rapporto con quell’altro me e forse ritornerei a vivere.”

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Specchiarsi #1

Posted in Racconti di bagliori, Specchiarsi with tags , on 14 giugno 2010 by samsacirce

Questo racconto è stato scritto un anno fa. La sua natura non è ben definibile. Rileggendolo dopo parecchi mesi direi che sembra di trovarsi in uno di quei film morbosi girati dai registi cinesi. Se vi può interessare, il testo ha un secondo titolo: Estasi. A dirla giusta, cronologicamente sarebbe il primo, e sarebbe il titolo del file che mi ha accompagnato lungo l’intero travaglio della sua stesura generandomi continue ispirazioni.
Assieme al comandante BiCefalo Giofab, che ringrazio per l’opportunità concessami, abbiamo deciso di pubblicarlo in 5 puntate e censurare alcune frasi troppo “hardite”. Buon proseguimento

Arrivò di corsa davanti alla porta d’entrata. Tentò d’inserire la chiave nella serratura, più e più volte, senza indovinarne la giusta posizione. Era rimasto cieco: tutta la smaltatura e la verniciatura che aveva messo in posa la mattina per correggere gli inestetismi del viso, gli si era sciolta sotto l’acquazzone. Colava lungo le fossette della sua faccia che pareva liquefarsi. La parte attorno agli occhi era stata restaurata con lo stucco e l’intero volto coperto dal fondotinta; ma la pioggia di quel giorno era stata così copiosa che aveva dapprima creato dei canali, e poi debordando aveva fatto franare gli argini di smalto che andarono a confluire nelle cavità oculari. Cercava ora di aprire la porta del proprio appartamento. Gocciolava e sul marmo si espandeva una macchia color terra. Riuscì a entrare e andò a tentoni verso il bagno. Si spogliò e si fece una doccia per disincrostarsi e spurgare le orbite degli occhi e i condotti lacrimali. Poi si appostò davanti alla superficie dello specchio e, premendo l’interruttore, iniziò a spegnere e ad accendere la luce per ore e ore.

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