Archive for the ReACcensioni Category

Ferro 3 di Kim Ki Duk

Posted in ReACcensioni with tags , , , on 9 gennaio 2012 by gioverre

Ferro 3 è un film del 2004, del regista coreano Kim Ki Duk, che per questo film ha vinto il premio speciale come miglior regia al festival di Venezia (2004).

 

Il titolo Ferro 3 si riferisce alla mazza da golf che si vede all’interno del film. Questa mazza ha una particolarità. È la più insolita da utilizzare per i giocatori di golf. Si usa in situazioni eccezionali, uniche. E, non a caso, la storia d’amore fra i due giovani protagonisti è anch’essa unica, veramente eccezionale.

Bravo il regista che ci offre una visione sulla clandestinità in maniera originale e profonda. Il protagonista di questo film entra nelle case lasciate vuote per motivi di lavoro o di vacanze e lì prende dimora finché i proprietari non tornano. In queste case approfitta del tempo disponibile per aggiustare oggetti, fare il bucato e altre faccende domestiche. Già questo è di per sé un elemento straniante, mai visto nei film comuni.

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Antonio Moresco – Gli esordi (un’escrescenza di recensione)

Posted in ReACcensioni with tags , , on 25 dicembre 2011 by gioverre

Notte di parti dolorosi, di muscoli sfiancati, di lacerazione dei tessuti vaginali, notte di vagiti e paglia, di caldo fiato animale sulla pelle di un bambino, e io, uomo del futuro, in questa notte ho ricevuto un regalo particolare, un libro di cui ho scritto una recensione che non è una recensione, è un’escrescenza di recensione. Se volete, prego, leggete e buon natale.

Finalmente è stato ripubblicato il romanzo Gli esordi, questo libro fantasma (come lo definisce il blogger Lorenzo) che non si trovava più in circolazione, quasi fosse stato sotterrato di nuovo, rigettato nell’increazione per diventare ancora più esplosivo. Un percorso editoriale travagliato quello di questo romanzo, di uno spessore qualitativo enorme che però è stato ostacolato dal veto di editori, e solo nel 1998 ha visto la pubblicazione per Feltrinelli. Ora, nel 2011, dopo ventisette anni dall’inizio della stesura ricompare nelle librerie nella versione revisionata e definitiva.
Negli Esordi Moresco ci ha messo dentro la sua vita, sia nel senso narrativo, dato che si tratta di una specie di autobiografia divisa in tre periodi storico-esistenziali, sia nella genesi, in quanto lo scrittore ha consumato molte energie in rifacimenti e correzioni. Continua a leggere

L’uomo che non c’era – The man who wasn’t there

Posted in ReACcensioni with tags , , , on 21 giugno 2011 by gioverre

Santa Rosa, California, 1949. É terminata da poco la seconda guerra mondiale e siamo all’inizio di un nuovo sviluppo economico americano. Ed, un parrucchiere taciturno e ombroso, ha l’occasione buona per tentare una rivalsa economica ed esistenziale. Un tizio buffo è arrivato in paese con l’idea originale e innovativa di progettare una catena di lavasecco. Gli serve però il capitale. Ed si propone come socio ed escogita uno stratagemma per recuperare il denaro necessario. È infatti a conoscenza della storia adulterina tra sua moglie e il capo della sua coniuge e direttore di un emporio, Big Dave, che viene ricattato da Ed. Così Dave cede una grossa somma di denaro in cambio del silenzio che gli permetterebbe di continuare serenamente il rapporto matrimoniale con sua moglie, detentrice di un grande patrimonio e fautrice del suo successo. Il filo di questo intrigo però scivola dalle mani di Ed che è costretto ad uccidere l’amante di sua moglie. È scappato il morto, nella cittadina iniziano le indagini degli investigatori.

Questo è l’inizio di uno dei capolavori dei fratelli Coen, premiati nel 2001 a Cannes come miglior regia. Giustissima questa scelta che avrà sicuramente tenuto conto della decisione dei registi di rendere la pellicola in bianconero attuando un procedimento di desaturazione dei colori in post-produzione. Quale miglior omaggio al cinema noir degli anni ’40, ’50, ’60! (in particolar modo a Il grande sonno di Howard Hawks, dal quale L’uomo che non c’era prende in prestito soprattutto la località di Santa Rosa). Continua a leggere

Macello di Ivano Ferrari

Posted in ReACcensioni with tags , , on 15 novembre 2010 by gioverre

(con quattro poesie tratte dalla raccolta del poeta)

Chi non si troverebbe imbarazzato a presentare un volume di poesie come questo? Avrei fatto meglio a tenerlo giù in fondo all’oblio, nascosto, in seconda fila, nella parte interna della mensola, da raccolte poetiche più famose, di profondo lirismo o di ostentato intellettualismo, e non riesumarlo. Resto un po’ confuso, inorridito da questa poesia così brutale e crudele, ma, allo stesso tempo, rimango attratto dall’originalità dei versi che hanno la capacità di sublimare l’orrore della violenza alla vita e l’oscenità scabrosa di corpi aperti, scuoiati, tagliati, ripuliti. Nulla è nascosto di questi corpi animali che passano nel Macello di Ivano Ferrari, nemmeno il loro dolore, nemmeno i loro pensieri più intimi.
Lo sguardo di Ferrari è quello del macellatore che si spinge a raccontarci, addirittura in maniera “incantata”, il suo lavoro, le sue emozioni. E forse risulta essere troppo scottante e trucida la materia di questi testi per pensare che queste illuminazioni impudiche siano frutto d’un’esperienza individuale; quella che ci viene narrata sembra invece essere un’esperienza collettiva, di uno spirito, lo spirito della macellazione. Continua a leggere

Hitler di Giuseppe Genna

Posted in ReACcensioni with tags , , on 14 ottobre 2010 by fangio82

 Il lupo Fenrir, il gigantesco lupo della fine. Spezzerà le catene che lo avvinghiano dall’inizio dei tempi, e tornerà, a portare l’apocalisse. Inizia con questa immagine, con questa suggestione nordica la narrazione del primo romanzo che sia mai stato scritto su Hitler. Inaspettatamente, l’enorme, feroce, sovrannaturale Fenrir, finalmente libero dai vincoli che da tempo immemore lo tengono soggiogato, verrà lui stesso sconvolto, soverchiato da un’immane forza annichilente, distruttrice, perfettamente umana. Sceglierà di seguire in tutto e per tutto le vicende di un sconosciuto ragazzino austriaco, di nome Adolf, e ne condividerà inorridito le gesta.

La trama ripercorre i decenni di storia europea che vanno dalla nascita alla fine del Fuhrer, narrando le vicende che hanno segnato il continente, travolto dalla “lucida” follia nazista, di pari passo con le tappe significative della sua vita.
L’infanzia e la giovinezza trascorse a Braunau, villaggio alle porte di Vienna, alle prese con un padre violento ma “usuale per l’epoca”, ed una madre infelice, che probabilmente era la nipote del consorte. Il giovane Hitler comincia da subito a manifestare un carattere abulico e scostante, la megalomania di chi si convince di essere un grande artista in grado di incarnare lo spirito di un popolo, pur essendo in tutta evidenza un mediocre. E’ da questo misero villaggio che inizia l’incredibile ascesa di un essere che sembrava condannato all’anonimato ed all’ignavia, un essere che in sostanza proviene dal nulla e porta il nulla con sé. Vengono descritti i suoi primi passi in politica, in patria, a Vienna, sotto l’iniziale influsso di alcune sette esoteriche, l’approdo in terra germanica, culla dell’”immortale popolo tedesco”, la presa del potere, frutto di una concatenazione di eventi e di casualità fatali. I suoi sogni folli diventano i sogni dell’intero popolo tedesco, trascinato in un vortice di ferocia e volontà di distruzione. Continua a leggere

Stabat Mater

Posted in ReACcensioni with tags , , , , on 19 maggio 2010 by gioverre

Sebbene Tiziano Scarpa è meritevolmente uno degli scrittori italiani più affermati nella letteratura contemporanea, il suo volume di pensieri e impressioni, Stabat Mater, vincitore del premio Strega, ha diviso il giudizio dei suoi estimatori e della critica. Si potrebbe asserire che per ogni artista è sempre stato così. E concordo. C’è chi dice che l’opera non è riuscita e questa considerazione critica, a mio avviso, nasce dal fatto che una così raffinata cura della caratterizzazione del personaggio principale, una così profonda immedesimazione dell’uomo-scrittore nel personaggio femminile, una così attenta e minuziosa gestione dei pensieri e delle sensazioni che si susseguono come in una collezione di gemme, ha sopperito alla naturalezza discorsiva della narrazione e quindi lo si sente come risultato di un abuso d’artificio. Quasi inchiodato nel meravigliare, si libera dai limiti della bellezza e del pensiero ben congeniato in alcuni rari casi e soprattutto nei momenti dove la passione musicale pervade la prosa di vivacità ritmica e rende più arioso e svagato il mood dell’opera, lasciando da parte la ridda di ragionamenti inquietanti con la Morte e dei sentimenti malinconici verso una madre mai incontrata. Sì, è bello e profondo, a volte illuminante, ma sembra noioso e lento, forse perché, sotto l’apparenza delle scenette e delle impressioni, si cela il vischio del ragionamento esistenziale e di quello filosofico-allegorico (vedi la Morte raffigurata da bambina) che impedisce la fluidità narrativa. Continua a leggere

Altai

Posted in ReACcensioni with tags , , , on 19 marzo 2010 by fangio82

Altai. L’ultima fatica di Wu Ming. Un romanzo in cui terminano le vicende narrate in Q, il libro scritto dai membri collettivo quando ancora si firmavano Luther Blissett, undici anni fa. E’ un romanzo di chiusura, non semplicemente la seconda puntata di una storia tutta da scrivere. Chiusura di un periodo, di una fase, di un’ epoca. Undici anni sono passati da allora, e si sentono tutti, nel modo di scrivere e nell’evolversi della narrazione.

Il viaggiatore del mondo, l’uomo dai mille nomi, Gert, Ludovico, Tiziano, colui che aveva osato l’impossibile, che aveva osato, nell’Europa della Riforma, delle lotte e degli intrighi e dell’inquisizione del cardinal Carafa, sfidare ogni Autorità, fosse quella del papa, dei principi tedeschi, dei membri della borghesia, di tutti coloro che esercitavano la sottomissione dell’uomo sull’uomo; in cerca di una Forma che soddisfacesse il suo anelito di Giustizia, in cerca del vero Regno degli Eguali. Il viaggiatore è vecchio, stanco, non domo, non sconfitto, ma non ha dentro il fuoco di una volta; non è lui il protagonista, è una figura di collegamento e di confine. Giuseppe, o Yossef  Nasi, “el gran Giudìo”, arcinemico della Repubblica di Venezia, favorito del Sultano dell’Impero Ottomano, ed Emanuele De Zante – Manuel Cardoso, ex spia repubblicana ora al suo servizio. Yossef ha un disegno, che è anche un sogno. Il sogno di una vita, un sogno che può cambiare la storia. Un regno per il popolo dei diseredati, dei perseguitati da ogni regime, dei transfughi ebraici. La Nuova Sion, dove finalmente poter interrompere una fuga lunga quindici secoli. Questo disegno si intreccia con i “grandi” avvenimenti della Storia, i complotti, gli intrighi di palazzo, Famagosta, Lepanto, raccontati e “donati” ai lettori alla maniera di Wu Ming.

Precisione storica e lessicale, ricostruzione fedele di scenari e contesti politici, ma anche ricchezza di simbologie e metafore, tutto questo c’è in Altai. A pensarci bene, l’intero il romanzo è una grande allegoria dell’oggi, come sempre nei libri del collettivo. Tutti quelli che lottano o che hanno lottato alla maniera di Gert dal Pozzo contro le prevaricazioni, ovunque esse siano, sognano una Nuova Sion, un luogo ove vi sia ricovero per i diseredati e per i “deboli” che, uniti e compatti, possono diventar forti. E il Vecchio, reduce dalle battaglie e dalle rivolte di Q, e da mille altre vicende, simboleggia la storia del movimento o dei movimenti, forse dello stesso collettivo Wu Ming, di quelli che hanno combattuto e si sentono reduci in un periodo storico come quello attuale, in cui ideali e battaglie sono ormai un ricordo un po’ sbiadito.

Poi, visti certi commenti, si capisce che hanno fatto un buon lavoro…

Altai