Archive for the Scorie di pensieri Category

Neve che profumi di silenzio

Posted in Scorie di pensieri with tags , on 13 dicembre 2012 by gioverre

Mi rimane attonita e mi affascina. Ha sepolto l’interezza di un candore sepolcrale, ha ghiacciato l’onda tortuosa del tempo, è entrata alla festa chiassosa del mondo senza chiamare, senza battere.

Chi sei?

Mi chiedo e forse è già troppo violento chiedere intimamente che tutto si sconquassa in me e tutto fuori di me.
Sei una visione che velando svela l’ignota eternità e mi piacerebbe che le mie lettere del tuo medesimo colore, che purtroppo gracchiano irrompendo con così tanto rumore, fossero innocue, immacolate e saggiamente mute come la tua natura che ammanta lievemente.
Tu copri ciò che manca, concludi quello che è stato fatto, come il punto alla fine di una frase. Il tuo è un inno alla fine: cali piamente in una cerchia di punti bianchi che adagiandosi coprono tutta questa materia e il pensiero che fa tutto bello e brutto e tutto ciò che è stato abbandonato dalla vita nel buio di queste notti lunghe .         .         .
.             .              .                .               .            .              .             .             .                 .              .              .              .            .            .             .
.       .          .          .      .          .         .          .         .         .           .             .              .          .           .            .          .        .        .         .         .
.       .        .       .     .        .         .          .         .       .         .      .      .      .        .         .         .      .       .      .        .       .        .       .        .          .
.     .         .      .         .       .          .         .          .      .          .        .       .       .        .      .        .        .       .        .      .       .        .      .       .      .      .
.       .       .        .        .         .         .          .         .        .        .        .        .       .         .        .      .      .         .    .        .        .      .      .     .     .     .
                                                                                                                
Quanto sarebbe bello riposare sepolti nella quiete della coltre di neve  che profuma di silenzio

Nel frattempo mi fissi incantandomi e forse turbi la mia debole e volubile facoltà d’arbitrio che deve strutturarmi nella società dove vivo, perché con serena voluttà, a volte lievemente vorticosa, tu scendi divisa e ti ricompatti a terra e ammirandoti mi confondi e mi dividi nella mia unità d’essere (c o s a f a r e ?)

                         muoversi                             guardare

      lasciar                  tracce                                restar              fermi

 agire           ispirato               dimenticare          di       lavorare

                             vivere                        morire

                          giocare                      contemplare

Rise

Posted in Scorie di pensieri with tags , , , on 2 dicembre 2012 by gioverre

Questa mattina mi sono svegliato prima dell’alba e ho fatto ordine nelle stanze dei miei pensieri.

Mi sono accorto di aver considerato la mia vita come un fallimento (concetto che cammina sgherlo, mia ossessione, con le stampelle) all’interno della società, ma, senza l’influenza di alcun rumore, ho fatto fare un nuovo giro al mio punto di vista e l’ho tradotto in un’altra maniera: as a repulsion towards society.

Al buio di questa notte non finita adagio parole nel silenzio di questo spazio familiare. Finalmente mi accolgo dentro la mia casa, dentro il mio corpo, dentro di me. Attendo con una lieve gioia primigenia il sorgere del sole…

(noncurante della morsa del tempo)

Io scrivo aspettando l’aurora sulla cresta di un cratere. Sotto c’è tutto un mal-essere, un magma dell’essere, che ribolle, s’infuoca, cola, s’alza, s’allarga scuotendo. Non è il momento di spaventarsi. Ora posso quiescere con la percezione salda alle cose e libera di sentire fuori e dentro me, con la mente momentaneamente esautorata dai compiti del giorno. Ora posso rivolgere lo sguardo alla prima luce dell’intimità…

 

sunrise
============================================================================
una laurea che non vale un cazzo. il servizio sanitario italiano che non funziona. rubinetto che spande. M13 odiato. bocconi avvelenati nei boschi. il giro quotidiano di Spugna. freddo. crampi nel scendere le scale. mancano biscotti e fette biscottate. promemoria per il resoconto meteorologico della Valle. articolo sul Vecchio Monastero. pranzo con i collaboratori de Il Bernina. preoccupazione: Spugna si gratta le orecchie in maniera selvaggia. entrano gli inquilini. manca il contratto d’affitto. firmare delega per assemblea condominio panorama. Imu costosissima. permesso di soggiorno non rilasciato. fame. denti cariati. acquisto tufi. sempre aggiornati sull’attualità. telefonare agli atleti SponsorPool. cellulare vecchio con auricolare malfunzionante. imparare il tedesco. spedire curriculum per supplenze. prepararsi per la serata: concerto a Brusio. cambiarsi. Spugna si lamenta. stipendi miseri. pensieri poco confortanti sul vivere questa vita

Il fantoccio come rimedio al successo

Posted in Scorie di pensieri with tags , , , , on 20 marzo 2012 by gioverre

Ringrazio Nic per il bell’articolo sulla serata della mia nomina. Ma, leggendolo, ho avuto un effetto di straniamento. All’inizio ho pensato che non sono abituato a leggere il mio nome in un testo. Poi, riflettendoci, ho considerato che non era possibile questa supposizione, poiché in altri articoli giornalistici o su carte burocratiche compare il mio nome e non ho mai avuto una reazione come questa. “Non si può ripetere ad alta voce il proprio nome per 3 volte!” diceva il Poeta, se non ricordo male. Mi sembrava una cavolata, invece forse non lo era. Se al punto di vista riflessivo sostituiamo la terza persona, le cose probabilmente non cambiano. Il mio nome in quell’articolo si trova più volte ed è lì che, a mio modo di vedere, si è verificata la frattura. Superata la soglia limite, il mio nome è diventato intollerabile a me stesso. Questo perché? Ragioniamo! Se io sono da solo non ci sono problemi; quiete, un po’ di disagio per la solitudine, ma niente più. Se io dialogo con l’Altro Me, ossia con un Lui in me, siamo in due ed è normale. Ed è chiaro che nello stesso istante non possono esserci dialoghi con più parti di Me. C’è dialogo solo in due e quindi la relazione a tre elementi risulterebbe complicata. Certamente il terzo può esserci nel caso in cui sono io che mi osservo. Ovvero io osservo me, ma siamo comunque in due e forse per questo motivo diventa insopportabile e impossibile sentire il proprio nome tre volte di fila. Ma, contorcendo ancor di più il ragionamento, l’Io che osserva potrebbe vedere due Me o almeno capire dai gesti o dall’aria meditabonda che io sono impegnato in un discorso con un Altro me. Fin qua, siamo al limite. Non si può andare oltre e uscire da questo circuito della mente se non si vuole perdere la propria identità. Non può esserci un quarto! Un altro osservatore, no! Ma, forse, non è proprio così; se c’è una quarta parete, possono esserci altri osservatori. Ma, tengo presente, si compromette la propria identità, perché a quel punto io divento personaggio all’interno del mondo. Di certo non sono più me stesso, sono una finzione da teatrino. Così si può reggere lo sguardo altrui solo se non sono me stesso. Così, all’interno di questa intricata e tortuosa riflessione, ho assaggiato per la prima volta il delirio del successo leggendo quell’articolo. Quello stesso nome ripetuto 4-5 volte è stranamente diventato insopportabile per Me. Non faceva parte di questo Me. Ho dovuto trovare una soluzione alternativa a questo delirio ed è stata quella di creare un personaggio da controllare, e che assolvesse il compito di mettersi davanti ai mille e più sguardi provenienti dal mondo, come un bersaglio che attende di essere perforato da mille e più frecce.  E in questa maniera  si tenta di non essere colti dal collasso, poiché quello che si chiama con il mio nome non sono realmente Io, ma un fantoccio che io ho intessuto e che io ho lasciato andare a ballare davanti agli archi tesi del successo.

Quando guido mi addormento

Posted in Scorie di pensieri with tags , , , , , on 27 febbraio 2012 by gioverre

Quando guido mi addormento. Di notte, percorrendo la Valcamonica, smarrisco il senso del controllo e chiudo gli occhi, non so per quanto, so che tutto va, la macchina per la sua strada, io per la mia. Vedo le luci delle stelle tutt’attorno, lucenti nella materia oscura, incrocio bagliori di comete che passano sfiorandomi, penetro galassie luminosissime che in un attimo svaniscono dietro il mio passaggio.
Chi è che guida? Non lo so. So che sono assopito sul sedile e mirando lande interstellari giungo comunque a destinazione, sano e salvo.
Ho pensato a tre opzioni plausibili per spiegare questo strano fenomeno:

1. continuo a fare incidenti mortali, però, invece di spegnermi sul colpo, passo in un’altra dimensione parallela ma affine, di modo che continuo a vivere come se niente fosse accaduto;

2. sopra la mia macchina si posa la mano dorata di Dio che mi muove secondo il suo piano e mi aiuta a stare in carreggiata;

3. sento sempre accanto a me la presenza di mia madre e, quando mi assopisco, è lei che prende il controllo dei miei arti e sterza, ingrana le marce, schiaccia i pedali. So che non mi ha mai abbandonato. Continua a leggere

Non mi resta che stare

Posted in Scorie di pensieri with tags , , on 14 febbraio 2012 by gioverre

Resto perché c’è l’amore ma non rimarrei perché non c’è vita. Non sono più tentato poiché non esistono più speranze e i desideri è giusto tenerli assopiti, altrimenti è una tribuna di lamenti. Sarà l’età? Quest’età che tutto sembra una perdita di tempo e manca il tempo per vivere con se stessi e con gli altri.

Si sta!

Incerta la vita di colui che brama ed è meglio farsi assistere dalla stabilità del letto, coricarsi presto e alzarsi mai, rigettarsi nelle acque tranquille del sogno quando si può. Possibilmente morire così. Affogando e sul fondo

stare

Caro Franco, io non sopporto più quest’occhio interiore spalancato che illumina e controlla. Ma cosa posso fare? Questa linea verticale mi ha annullato sulla linea orizzontale. Questo spirito è impotente nel mondo della materialità. È ridicolo resistere, comunque

sto

Nel mentire c’è il gusto della vita ma oggi vorrei che la professione sulla mia carta d’identità non fosse falsa. E domani riconoscermi per quel che sono, senza controfigure che fanno il lavoro sporco, senza ciarlatani che mi dicono “potresti essere…” Di questi tempi girano troppe mosche in queste stanze e non mi resta che

stare

              come

                                                                   le              parole

               appiccicato

           a                                  questa

                                                                                                pece

                        di

                                                                           pagina

Il sistema 2012

Posted in Scorie di pensieri with tags , , , , , on 6 gennaio 2012 by gioverre

Io m’aggrappo a tutto in mancanza di forma di quest’era mutile e scontornata, proiezione spregiudicata d’infingardi speculatori che ci tolgono le nostre speranze di geometria esistenziale.

Così nel sorriso della Vergine Maria mi sono commosso, nel bue e nell’asinello appacificati dagli sforzi quotidiani, nel fuoco vitreo di tungsteno che monda le impurità delle tenebre e nella vita di un bambino che si ripete una volta, e una volta ancora nelle nostre vite. Scruto quella scena familiare in quella capanna, senza pareti, senza protezioni di cemento, quest’amore vasto e virtuoso, trasparente come l’acqua purificatrice, allegro come la fiamma che li riscalda, sincero come l’aria fresca che respirano, eterno come la terra su cui sono inginocchiati. Io non resisto alla penetrante verità e mentre mi aggiro per le strade m’attornia il mistero di questi muri alti, possenti, disciplinati a stare muti, e quando cammino faccio passi per capire, ma c’è un abisso che non riesco a osservare. Tutto mi è nascosto. Strano come la notte tetra si confida più delle anime sguainate nelle loro tane sporche. E allora perché una finestra illuminata di calore non mi riscalda, ma raggela!

Mi sembra di essere un mostro reietto che non fa altro che camminare, che scrivere quello che incute incanto e che dona orrore. Continua a leggere

Auguri Gio!

Posted in Scorie di pensieri with tags , , on 16 settembre 2011 by gioverre

Auguri Gio! Quanti anni compi?

Non te lo dico!

Allora dimmi a quale età, più o meno, ti senti d’appartenere?

Sono un adolescente.

Ma se sei adolescente come mai vivi in un corpo di trent’anni?

Sei proprio uno stronzo. Visto che lo sai! Sei un conformista e insulso è il tuo giudizio.

Sarà insulso, ma comune e inevitabile.

Per favore, lasciami in pace.

Sei tu che mi vuoi qui, vivo e scritto. Se non mi vuoi, bendati e ucciditi!

Bene! Se mi uccido, morirai assieme a me. Continua a leggere

Rumoremoto

Posted in Scorie di pensieri with tags , , , , on 15 luglio 2011 by giofab8184

Dopo aver pranzato a volte mi si chiudono gli occhi e vado a letto a fare un sonnellino. Appoggio la testa sul cuscino e chiudo gli occhi. Se fisso il buio della stanza resta il dramma dell’esistenza che si insinua nelle insenature dell’esistenza e cosa posso fare se non altro che chiudere gli occhi. Tutto diventa una sorta di raccoglimento, le ante chiudono gli occhi della casa e mi chiudono nel sogno. Con gli occhi chiusi posso ancora udire, quando passano irriverenti, le moto che passano sotto casa e come passatempo sfrecciano curva dopo curva sul Passo del Bernina. Passa poco tempo e una fila di rombi tuonanti tornano … e passano … mi sorpassano sulla strada squarciando la strada … come un coltello la carne apre l’asfalto … la strada diventa ferita … guai a caderci dentro … però devo andare avanti … costi quel che costi … su queste labbra slabbrate di strada asfaltata … violate. Ne passano altre … le curve a mozzafiato … le rette a perdifiato … corro con il fiato alla gola… per non venire … investito … dal fragoroso sfacelo … franante … cado senza fiato … grido … aiuto … già perso … rumoremoto … e intanto passano ancora le moto sulla strada davanti alla mia stanza con gli occhi chiusi davanti alla strada ripassano gli occhi chiusi della mia stanza davanti alle moto sulla strada … esci dallo sguardo di questo sguardo chiuso di occhi … scansati dalla strada … salta … Continua a leggere

L’uso del festivalizzatore satellitare

Posted in Scorie di pensieri with tags , , on 19 maggio 2011 by giofab8184

Quando leggo i miei pensieri dubito di me. Chi partecipa ai concorsi letterari lo fa per togliersi delle incertezze sul proprio conto, lo fa per orientarsi, per cercare una luce che indichi la via per navigare il “talento” (almeno questo è stato il mio scopo, oltre a quello di vincere dei premi). Chi ha provato a partecipare e non è mai stato segnalato, si arrangia con quel che sa delle costellazioni, ma è destinato a vagare … vagare … vagare … Chi vince, acquisisce una bussola e una cartina nautica, è cosciente dell’itinerario da compiere. Tra questi fortunati, da un lato, c’è chi se ne approfitta e compie sempre le stesse rotte in cerca di glorie. Dall’altro, c’è chi effettivamente non è mai sazio di scoprire, di sfuggire per ritornare, e affronta ciò che è inconoscibile. Amo quest’ultima razza, eroi della letteratura. Per l’altra, ho paura che troppi fari segnalati siano a causa dell’ebbrezza di troppi vini bevuti per festeggiare.
Per quel che mi riguarda vago in alto mare, resto sulla mia zattera e scrivo senza alcun localizzatore satellitare. È chiaro, ho scelto, senza festivalizzatore rimango fuori dal gioco dei premi letterari.

Brancolo spaccando continuamente le onde remando.

Chi ha visto chi? Chi ha visto cosa?

Il mio passaggio … è sempre ingoiato … da un abisso … d’acqua …

Io, scatoletta di pomodoro

Posted in Scorie di pensieri with tags , , , , on 6 maggio 2011 by gioverre

Un’altra volta! Com’è amaro il rifiuto! Nel nostro spazio interiore i muri che ci sembravano più massicci, si rivelano fragili e friabili. Ho capito che siamo designati a questa deriva, a questa traversata inutile, a questa solitudine perenne del sole che ogni giorno curva nel cielo. Quando ci sarà per noi l’eclisse? 

Ho imparato che il rifiuto ci fa consumare vane energie nel sentimento dell’ossessione che gira sempre a vuoto. Sì, viene a mancare la resistenza meccanica: si è rotto qualcosa nel cuscinetto? o si è spostato un ingranaggio dalla sua sede? Si gira vorticosamente senza controllo, senza un appiglio di forza vettoriale che ci sospinga a rallentare, senza un misero attrito che bilancia la nostra forza motrice, e il risultato è una delirante specie di schizofrenia.

 Ho lavorato per alcuni mesi in un supermercato. Tra le varie mansioni mi occupavo anche di controllare le date di scadenza. Alcuni prodotti non venivano comprati e venivano logicamente buttati via. Ora riflettendoci, mi vedo: io sono una di quelle scatolette di pomodoro infilate nello scaffale, all’ombra, dietro, in ultima fila. Passano quelle mani saccenti e attente, afferrano i nostri corpi confezionati, ci osservano e ci depongono nel carrello. Mai è toccato a me. Prendono gli altri prodotti, le altre lattine. Intanto, dentro di me, i batteri iniziano ad agitarsi e ballano, la polpa si veste di muffa e la mia anima piange all’interno di questa corazza cilindrica. Pena dell’anima che implora. Continua a leggere

Canto primaverile su melodia di Nick Drake

Posted in Scorie di pensieri with tags , , on 11 aprile 2011 by gioverre

È primavera, Nick! Suona! Che io canto cosa vorrei essere…

Vorrei essere uno dei vigili soccorritori che varcano i confini libici per prelevare i feriti e portarli sotto la custodia dei medici tunisini. Vorrei essere uno degli operai di Fukushima che lavorano nelle vampe della morte per evitare la fuoriuscita di ondate radioattive. Vorrei essere uno degli operatori della Croce Rossa Internazionale e assistere gli sfortunati detenuti nelle gabbie di Guantanamo. Vorrei andare in missione nei luoghi della miseria, insegnare la bellezza della conoscenza a chi non la conosce e aiutare a costruire strutture per chi ne ha bisogno. Vorrei, se tutto questo non è nelle mie possibilità, almeno scrivere il romanzo che redima l’umanità.

Intanto, però, cammino tra l’indifferenza della gente. Cammino con Ballard, Auden e Magrelli al mio fianco. Cammino e penso a quello che avrei potuto essere avendo intrapreso certe vie. Cammino mentre la calda luce primaverile scalda il mio corpo. Cammino mentre il polline s’infiltra nella mia testa e si adagia gialla negli stigmi delle mie sinapsi. Penso a quello che vorrei essere e mi sento fecondo, matura la mia immaginazione.

Il glande sboccia, lo stelo è bello dritto e forte, cerca una via e penetra massiccio nella cavità femminile. Oscilla dentro e fuori nella molle vagina che geme. Lo vedo come se fosse mio, lo vedo che pompa fino a palpitare gocciolando sulle umide labbra ancora trepidanti…

Oh no, Nick, perché ogni volta compare la stessa nota? Perché ogni volta sempre la stessa corda, pizzicata e allentata dall’uso, che non tiene più il tono e stona? Perché questa monotonia mentre io vorrei essere come una delle tue melodie, una cascata di scintille sonore per far risorgere altre mie vite e far splendere la vita degli altri.

Ridono i crani

Posted in Scorie di pensieri with tags , , , on 5 aprile 2011 by gioverre

… fischia l’ultimo treno rosso della sera … grida nell’aria nera di marzo … lo spirito urla addolorato … e vibrano le palpebre senza tregua …

… trema la visione al suono delle campane che nella notte rintoccano le ore … un’onda lunga tonda lenta strema il corpo … una nota tenuta a lungo che non si sfalda … martella i timpani e la cassa armonica dell’anima …

… che fare se qui non si dorme … se vedo ancora quegli occhi giovani che mi rispondono … e girandomi uscendo scopro … le mie pupille uccise sanguinanti sulle ciglia …

… a mezzanotte si cammina per le vie di Poschiavo … lasciamo i nostri umori sul ciglio dei muri … arrivati alla chiesa … schiamazzi … insulti … imprecazioni … ci chiamano … non capisco questa lingua secca arcaica secolare … non capisco e ridono della mia carne … ridono i teschi sdentati … si aprono le seture craniche ridacchiando … schiumando … ridono sbeffeggiandosi di me … non sono uno di loro … nemmeno un loro erede …

… perché ci ostiniamo a segnare il territorio se non è il nostro … qui non ci vogliono e io non li capisco … dovrebbero piangere nella loro gabbia … e invece ridono e urlano e ci dileggiano… hai ragione, Zago, continuiamo … andiamo a farci sbranare dal vento … l’unico che parla la nostra lingua …

Sette anni

Posted in Scorie di pensieri with tags on 19 marzo 2011 by gioverre

Sette anni di merda, sette anni lasciati al vento, sette anni di esami e tesi e lusinghe e speranze e prospettive future. Sette anni coi fuori corso a svegliarmi dalle pagine illuminate di sonno e leggere dormendo e dormire leggendo e gettare gli occhi segnati da righe di lettere nere sul bianco cuscino del letto. Sette anni di cultura messa in frigo e rancida e marcia e muffa di storia e polvere verde tra le dita. Sette anni di corse alle lezioni e emersioni di voti e libri fotocopiati e versioni di latino e versioni di me. Sette anni di cortei e mense e umiliazioni e citazioni. Sette anni di biblioteche e di schiene curve e di silenzi sepolcrali e di segnature sbagliate. Sette anni di me, me che non sono io. Cosa dici? Questi anni frutteranno. Marciranno come le scuole chiuse tutto l’anno. Sette anni di nulla. Non dire così, hai scritto, hai quaderni, fogli, biglietti dove ci sono le tue matitate, i tormentati attimi svaniti e registrati, la frattura della carta schiantata dal baleno, non devi demoralizzarti, sei un buon dispensatore di pensieri. Dispensatore? Discarica, vorrai dire, questa voragine detritica dell’assenza.

Mi chiedo perché l’avvento della penna ha gettato questa sfida alla mia esistenza se io sono destinato a non vedere quello che scrivo.

Certe sere

Posted in Scorie di pensieri with tags , , , , , on 4 novembre 2010 by gioverre

L’altro ieri. Ore 9 di sera. Zago fissa il guinzaglio che è posto sul tavolino. “Perché no! Nemo!” Usciamo. È buio. I lampioni illuminano le vie del centro. Mentre osservo il passo svelto di Zago, inizia a formarsi una bolla trasparente nella mia testa. Penso e mi astraggo da tutto ciò che c’è intorno, più penso e più si gonfia la bolla… cammino seguendo il ritmo del suo zampettare … passo davanti alle vetrine dei negozi … la luce entra dalle mie pupille … illumina il mondo al di qua della soglia percettiva … volano sillabe in posizione fetale … si aprono piano come fiori … compaiono delle formiche … piccoli led rossi zampettanti … prendono le sillabe e le uniscono … ragni blu scendono appesi al filo del loro addome … compongono ragnatele con perizia … architettando forme geometriche … ordine … ordine … sillabe … parole … frasi … costruzione … 7 chili di troppo … una tristezza estetica … che ripara dal freddo … si trascura il corpo per lo studio … io che ero sportivo cosa posso pensare di Me osservando la mia immagine allo specchio … non è la mia desiderata … si può ritornare a far sport e fitness … mi viene in mente una persona dei miei paesi che diceva … questa, mostrando la pancia, è tutta intelligenza … e giù un bicchiere di vino … da citare … concentrati … fai lavorare le bestiole dentro la bolla … chiesa … Sancho Panza … il senso comune in battute e proverbi … Don Chisciotte soffia nell’aria … e mi dice … non credere a Sancho … non credere ai corpi muscolosi … non credere … a chi credere? … se ogni ragion d’essere è messa in dubbio … è confortante credere alle illusioni umane … solo illusioni … in questo vuoto esistenziale … i sogni sono ancora vivificatori … ma non hanno concretezza … cosa fare per liberarmi dell’inadeguatezza dell’essere? … no, lì è troppo scuro … dissolvere il mio Io … la mia Unità … fuggire … sparire … no, arriva una signora … mi guarda … è pronta per il buonasera … attento … può bucare la bolla … tutta la fatica che va a puttane … attento … preparati la pezza e il mastice … buonasera … mastice incolla pezza … ritorna a gonfiare … siamo ancorati alla terra … non possiamo volare via … scomparire … utili i giochi illusionistici di Heisenheim … scomparire come Alice che oltrepassa lo specchio … per andare in un altro mondo … solo illusione … un patto col diavolo porterebbe a tanto … come mai i miei pensieri ribelli … che schizzano qua e là nel cervello … non riescono a liberarmi dalla gabbia dell’Io … sono immateriali contro la massa fissa della materialità … forse il pianto libera dalle catene … neppure … rimane l’estremo rimedio … la morte … saltìno … Zago torniamo … troppe tenebre … cosa posso chiedere alla scrittura? … lasciare a lei il vivisezionamento del mio essere … il corpo certo resta … sbrindellato invece il pensiero … dal pesante lavorio incessante … e sulla pagina cosa compare di me?
Bene, scritto e postato. Titolo: 7 chili.
Mi siedo nella poltrona. Ai miei piedi Zago dorme. Anch’io mi assopisco. Siamo tutti e due soddisfatti.
Certe sere, dopo la pioggia, non ci sono rumori molesti di petardi o bicchieri spaccati, non ci sono sbarbatelli urlanti e si incontrano poche persone da salutare, così si può tranquillamente girare annusando gli odori depositati ai piedi dei cestini, sugli angoli delle case, lungo i muri delle vie scegliendo le strade che si vogliono prendere.
Certe sere sono adatte a pensare il tragitto.

7 chili

Posted in Scorie di pensieri with tags on 3 novembre 2010 by gioverre

Mi guardo allo specchio e vedo una sensibile lievitazione della zona addominale. In questi ultimi tempi, mangiando e svolgendo una vita pressoché sedentaria, ho lasciato che la Gola mi riempisse lo stomaco a suo piacimento, e la Natura mi coprisse il corpo con delle lenzuola d’adipe, una dopo l’altra, scaldandomi leggermente ogni qualvolta vi fossero gelide folate ansiogene. In questo modo ho messo su 7 chili di troppo rispetto al mio peso forma. Una disfatta per uno come me che ha amato e ama lo sport.
Al mio paese c’era un personaggio da osteria che mostrando la sua bella pancia gonfia diceva che era tutta intelligenza. Se fosse così questi 7 chili di massa ventro-cerebrale mi aiuterebbero a finire prestissimo gli studi, a trovare un buon lavoro, a realizzarmi nella mia vita, ma suppongo che invece contribuiscano ad intaccare la fluidità delle mie arterie. 7 chili di materia intelligente mi potrebbero essere utili per scrivere qualcosa di importante, oppure, moltiplicati per due o per tre, potrebbero stancarmi a morte nel salire le scale, se non altro sarebbero comodi per far assopire su questo lipo-cuscino naturale i miei figli possibili o immaginari.
Cosa scegliere? Considerare il credo della giovine donna muscolosa Terapia Fitness, oppure ritenere giuste le massime popular del buon vecchio Sancho Panza?

(Mi domando, ma non so con quale criterio, quando ogni ragione fondativa e vitale della mia esistenza non sarà per me più credibile, potrò ancora chiedere qualcosa ai sogni?) Continua a leggere