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Altai

Posted in ReACcensioni with tags , , , on 19 marzo 2010 by fangio82

Altai. L’ultima fatica di Wu Ming. Un romanzo in cui terminano le vicende narrate in Q, il libro scritto dai membri collettivo quando ancora si firmavano Luther Blissett, undici anni fa. E’ un romanzo di chiusura, non semplicemente la seconda puntata di una storia tutta da scrivere. Chiusura di un periodo, di una fase, di un’ epoca. Undici anni sono passati da allora, e si sentono tutti, nel modo di scrivere e nell’evolversi della narrazione.

Il viaggiatore del mondo, l’uomo dai mille nomi, Gert, Ludovico, Tiziano, colui che aveva osato l’impossibile, che aveva osato, nell’Europa della Riforma, delle lotte e degli intrighi e dell’inquisizione del cardinal Carafa, sfidare ogni Autorità, fosse quella del papa, dei principi tedeschi, dei membri della borghesia, di tutti coloro che esercitavano la sottomissione dell’uomo sull’uomo; in cerca di una Forma che soddisfacesse il suo anelito di Giustizia, in cerca del vero Regno degli Eguali. Il viaggiatore è vecchio, stanco, non domo, non sconfitto, ma non ha dentro il fuoco di una volta; non è lui il protagonista, è una figura di collegamento e di confine. Giuseppe, o Yossef  Nasi, “el gran Giudìo”, arcinemico della Repubblica di Venezia, favorito del Sultano dell’Impero Ottomano, ed Emanuele De Zante – Manuel Cardoso, ex spia repubblicana ora al suo servizio. Yossef ha un disegno, che è anche un sogno. Il sogno di una vita, un sogno che può cambiare la storia. Un regno per il popolo dei diseredati, dei perseguitati da ogni regime, dei transfughi ebraici. La Nuova Sion, dove finalmente poter interrompere una fuga lunga quindici secoli. Questo disegno si intreccia con i “grandi” avvenimenti della Storia, i complotti, gli intrighi di palazzo, Famagosta, Lepanto, raccontati e “donati” ai lettori alla maniera di Wu Ming.

Precisione storica e lessicale, ricostruzione fedele di scenari e contesti politici, ma anche ricchezza di simbologie e metafore, tutto questo c’è in Altai. A pensarci bene, l’intero il romanzo è una grande allegoria dell’oggi, come sempre nei libri del collettivo. Tutti quelli che lottano o che hanno lottato alla maniera di Gert dal Pozzo contro le prevaricazioni, ovunque esse siano, sognano una Nuova Sion, un luogo ove vi sia ricovero per i diseredati e per i “deboli” che, uniti e compatti, possono diventar forti. E il Vecchio, reduce dalle battaglie e dalle rivolte di Q, e da mille altre vicende, simboleggia la storia del movimento o dei movimenti, forse dello stesso collettivo Wu Ming, di quelli che hanno combattuto e si sentono reduci in un periodo storico come quello attuale, in cui ideali e battaglie sono ormai un ricordo un po’ sbiadito.

Poi, visti certi commenti, si capisce che hanno fatto un buon lavoro…

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