Archivio per Grigioni

Ridono i crani

Posted in Scorie di pensieri with tags , , , on 5 aprile 2011 by gioverre

… fischia l’ultimo treno rosso della sera … grida nell’aria nera di marzo … lo spirito urla addolorato … e vibrano le palpebre senza tregua …

… trema la visione al suono delle campane che nella notte rintoccano le ore … un’onda lunga tonda lenta strema il corpo … una nota tenuta a lungo che non si sfalda … martella i timpani e la cassa armonica dell’anima …

… che fare se qui non si dorme … se vedo ancora quegli occhi giovani che mi rispondono … e girandomi uscendo scopro … le mie pupille uccise sanguinanti sulle ciglia …

… a mezzanotte si cammina per le vie di Poschiavo … lasciamo i nostri umori sul ciglio dei muri … arrivati alla chiesa … schiamazzi … insulti … imprecazioni … ci chiamano … non capisco questa lingua secca arcaica secolare … non capisco e ridono della mia carne … ridono i teschi sdentati … si aprono le seture craniche ridacchiando … schiumando … ridono sbeffeggiandosi di me … non sono uno di loro … nemmeno un loro erede …

… perché ci ostiniamo a segnare il territorio se non è il nostro … qui non ci vogliono e io non li capisco … dovrebbero piangere nella loro gabbia … e invece ridono e urlano e ci dileggiano… hai ragione, Zago, continuiamo … andiamo a farci sbranare dal vento … l’unico che parla la nostra lingua …

Lo strano caso di Urs Artis #1

Posted in Lo strano caso di Urs Artis, Racconti di bagliori with tags , , on 4 dicembre 2010 by gioverre

Questo lungo racconto è ispirato alla biografia e all’arte del Maestro Ugo Mainetti. Domenica 10 gennaio 2010 incontrai per la prima volta il Maestro durante una sua mostra personale a Tirano (prov. di Sondrio). Mi colpì subito la persona, piena di energia, vitalità, simpatia, e i quadri, carichi di spirito e spiriti. Già quella sera la sua storia mi affascinò parecchio, forse perché inusuale e divertente. Alcune vicende raccontate dal Maestro le tenni in tasca come se fossero dei semi. Passati dei mesi, una notte, mi accorsi della loro presenza e notai che avevano del potenziale per un racconto, quindi li sotterrai nel campo della mia testa e continuai a innaffiarli e a prendermi cura di loro. Pian piano germogliarono e crebbero. Il risultato è appunto questo testo narrativo fuori dagli schemi abitudinari. Per non creare fraintendimenti premetto che il testo non è una biografia del Maestro Mainetti, ma è una narrazione di fantasia liberamente ispirata. Per il protagonista non ho pensato minimamente all’artista Ugo Mainetti, anzi il personaggio è creato esclusivamente dal mio genio.
Il Maestro Ugo Mainetti è un’artista contemporaneo, nato il 5 maggio 1945 e vivente in Valtellina con la sua famiglia (Per sapere di più sulla sua biografia vi invito a leggere questa pagina). Richiestissimo in tutto il mondo, il Maestro Mainetti attualmente espone alcune delle sue opere in uno dei palazzi più antichi di Manhattan, a New York. Quest’autunno è stato invitato alla “Fiera d’Arte di San José” in Costarica dalla Crisolart Galleries di Barcellona, istituto artistico che punta sull’arte del Maestro e insiste per una sua mostra personale ad aprile 2011 nel capoluogo catalano. Da segnalare anche la presenza dei dipinti del Maestro a una delle più importanti e grandi fiere europee di antiquariato e d’arte contemporanea, ossia la mostra mercato “Antik und Kunst” (14 gennaio 2011 – 16 gennaio 2011) di Sindelfingen vicino a Stoccarda. Per conoscere meglio il Maestro Ugo Mainetti, visita il suo sito.
Il racconto sarà diviso in 10 puntate nelle quali troverete immagini e video sulle opere di Ugo Mainetti e altre informazioni.

 

I

Alla lieve luce diffusa dell’alba Venere resisteva ancora. La stella del mattino si lasciava osservare nella chiarità. Era l’unico spiraglio ancora visibile dell’universo, l’unico bagliore dell’immensità del cosmo che tentava di lasciare il segno in mezzo all’illusione di un nuovo giorno di vita sulla Terra. I paesini di montagna grigionesi, in maniera particolare, offrivano di notte una visione del cielo nitida con innumerevoli puntini di stelle, quasi sabbia sparsa su un velo nero. A favorire l’osservazione degli astri era ovviamente l’alta quota e lo scarso inquinamento luminoso. Qui, rispetto alle opere dell’uomo, la natura dominava, e la natura umana per vivere poteva soltanto fondersi tenuamente in quest’ambiente ostico che conservava paesaggi pressoché incontaminati. Milioni di barlumi, tra gli enormi parapetti montuosi che occludevano parte della visuale, si potevano osservare nella volta celeste; era tutto davanti agli occhi dell’uomo, la sua misera condizione d’impotenza in quest’abisso spaziale profondo e vertiginoso, ma l’idea romantica, che qui si sposava magnificamente nella visione panica tra natura e architettura, aveva messo una maschera al cielo, lo aveva plasmato secondo i dettami della bellezza e della quiete, e nel caso più illusorio e melenso, l’aveva associata con i molti vaghi pensieri dell’amoreggiamento. Il dì, con il cielo azzurro o le nuvole, era da sempre stato la nutrice dell’uomo e l’uomo così abituato alla luce si era sempre dedicato alla potenzialità delle illusioni. Continua a leggere