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La grande invasione delle locuste (2)

Posted in La grande invasione delle locuste with tags , , on 10 ottobre 2011 by lostkid84

Nei giorni successivi si comportarono come se la storia delle poesie che ormai lui le consegnava con regolarità una notte a settimana  dovesse rimanere un gioco segreto; aleggiava tra loro una sorta d’atmosfera rarefatta di contegno, quasi ci fosse il timore che, scoprendo il velo di mistero, l’incanto sarebbe svanito… Una notte però, mentre lui si apprestava a depositare la sua poesia settimanale, lei, cogliendolo di sorpresa, aprì la porta, e guardandolo intensamente, con voce sottile e decisa disse: «Non pensi che il nostro  piccolo segreto sia durato abbastanza… Ho capito che con le parole sei abile a lusingare le povere fanciulle indifese, ma con i fatti come te la cavi?». Lui rimase spiazzato e visibilmente scosso; con un gesto incontrollato aveva accartocciato la busta con la poesia ed era rimasto impalato, quasi marmorizzato… Come gli succedeva sempre in queste situazioni, l’imbarazzo e la tensione lo fecero balbettare e non riuscì a spiccicare nemmeno una frase di senso compiuto… Allora lei prese le redini della situazione, gli tese la mano e con una stretta sicura lo tirò a sé e gli sussurrò con dolcezza: «Ho sempre sperato che fossi tu… In fondo l’ ho sempre saputo… I miei non ci sono stanotte, non vorrai mica lasciare sola una ragazza indifesa in un posto pericoloso come questo?». I suoi occhi brillavano di una malizia seducente e lui era totalmente afono e incapace di opporsi… Lei lo accompagnò dentro casa e poi nella sua stanza da letto…Quella notte fecero l’amore, quella notte fu l’inizio di tutto, quella notte l’avrebbe benedetta e maledetta per un sacco di tempo, quella notte sapeva già di sconfitta; anche se era stato fantastico, lui ebbe subito la consapevolezza che non sarebbe durato.
Nei mesi seguenti accadde tutto quello che succede tra due che si dicono innamorati: le promesse, le discussioni fino a notte fonda, l’amore fatto nei fienili, i tramonti ad accarezzare progetti che si sanno irrealizzabili, e poi confidarsi le più intime lacerazioni, liberare nel pianto la propria sofferenza, prendere per il culo i paesani,  farsi il verso, litigare per le stronzate … L’idillio durò finché la merda non iniziò a scendere copiosa… E quando la merda viene giù a fiotti non puoi evitare di lasciarti invischiare… Lui l’aveva sempre saputo, ma per un po’ aveva preferito ingannarsi, perché pensava di meritarsi uno spicchio di felicità… Sapeva che lei non avrebbe mai accettato di rimanere incatenata a quel paese, che la sua era una presenza temporanea, che tutto ciò che la interessava era fuori di lì: l’università, gli amici, il suo lavoro. A trattenerla forse era rimasto solo il loro rapporto… Anche se lei non aveva mai accennato al fatto che prima o poi se ne sarebbe dovuta andare, ormai la questione era una nuvola nera che incombeva su di loro, lì ad annunciare il temporale incombente… E ovviamente il temporale non si fece attendere.
Una sera, mentre se ne stavano sdraiati nel fienile a fare niente, ognuno immerso nei propri pensieri, lei all’improvviso con tono secco e nervoso interruppe la quiete apparente dicendo:  «Senti, insomma  è un po’ di tempo che ci penso su… E’arrivato il momento di affrontare la questione… Devo tornare in città definitivamente, perché mi hanno proposto una borsa di dottorato come ricercatrice all’università… E’ un’ opportunità che non posso lasciarmi sfuggire, cioè sarebbe un punto in più per la mia carriera; inoltre inizio a non sopportare più  l’aria di questo paese; è come se qui non accadesse mai niente, come se qui si rimanesse tagliati fuori dalla Storia, come se questo posto risucchiasse tutte le tue forze, anestetizzando la tua capacità di reagire…. Perché non vieni con me? Perché non iniziamo una vita nuova lontano da qui?…». Continua a leggere