Archivio per Paul Valéry

Il fantoccio come rimedio al successo

Posted in Scorie di pensieri with tags , , , , on 20 marzo 2012 by gioverre

Ringrazio Nic per il bell’articolo sulla serata della mia nomina. Ma, leggendolo, ho avuto un effetto di straniamento. All’inizio ho pensato che non sono abituato a leggere il mio nome in un testo. Poi, riflettendoci, ho considerato che non era possibile questa supposizione, poiché in altri articoli giornalistici o su carte burocratiche compare il mio nome e non ho mai avuto una reazione come questa. “Non si può ripetere ad alta voce il proprio nome per 3 volte!” diceva il Poeta, se non ricordo male. Mi sembrava una cavolata, invece forse non lo era. Se al punto di vista riflessivo sostituiamo la terza persona, le cose probabilmente non cambiano. Il mio nome in quell’articolo si trova più volte ed è lì che, a mio modo di vedere, si è verificata la frattura. Superata la soglia limite, il mio nome è diventato intollerabile a me stesso. Questo perché? Ragioniamo! Se io sono da solo non ci sono problemi; quiete, un po’ di disagio per la solitudine, ma niente più. Se io dialogo con l’Altro Me, ossia con un Lui in me, siamo in due ed è normale. Ed è chiaro che nello stesso istante non possono esserci dialoghi con più parti di Me. C’è dialogo solo in due e quindi la relazione a tre elementi risulterebbe complicata. Certamente il terzo può esserci nel caso in cui sono io che mi osservo. Ovvero io osservo me, ma siamo comunque in due e forse per questo motivo diventa insopportabile e impossibile sentire il proprio nome tre volte di fila. Ma, contorcendo ancor di più il ragionamento, l’Io che osserva potrebbe vedere due Me o almeno capire dai gesti o dall’aria meditabonda che io sono impegnato in un discorso con un Altro me. Fin qua, siamo al limite. Non si può andare oltre e uscire da questo circuito della mente se non si vuole perdere la propria identità. Non può esserci un quarto! Un altro osservatore, no! Ma, forse, non è proprio così; se c’è una quarta parete, possono esserci altri osservatori. Ma, tengo presente, si compromette la propria identità, perché a quel punto io divento personaggio all’interno del mondo. Di certo non sono più me stesso, sono una finzione da teatrino. Così si può reggere lo sguardo altrui solo se non sono me stesso. Così, all’interno di questa intricata e tortuosa riflessione, ho assaggiato per la prima volta il delirio del successo leggendo quell’articolo. Quello stesso nome ripetuto 4-5 volte è stranamente diventato insopportabile per Me. Non faceva parte di questo Me. Ho dovuto trovare una soluzione alternativa a questo delirio ed è stata quella di creare un personaggio da controllare, e che assolvesse il compito di mettersi davanti ai mille e più sguardi provenienti dal mondo, come un bersaglio che attende di essere perforato da mille e più frecce.  E in questa maniera  si tenta di non essere colti dal collasso, poiché quello che si chiama con il mio nome non sono realmente Io, ma un fantoccio che io ho intessuto e che io ho lasciato andare a ballare davanti agli archi tesi del successo.

Annunci

L’Urgenza secondo Valerio Magrelli

Posted in Quasar interstellari with tags , , , on 27 settembre 2010 by giofab8184

Intelligentemente didattico l’abecedario di Valerio Magrelli “Che cos’è la poesia? La poesia raccontata ai ragazzi in ventuno voci” (Luca Sossella, 2005), ben congegnato e strutturato, in conformità con il suo stile netto e chirurgico, un’altra bella prova sottoforma di lezione rivolta sia al profano che all’amante di poesie, e sia al neofita che all’esperto di pratiche poetiche. Consigliato (anche per il CD da ascoltare) e da riACcendere.
In questo post riportiamo la sezione dedicata alla lettera U, Urgenza.

Preferisco questa parola rispetto a quella, più usurata, di “ispirazione”. “Urgenza” indica un moto, una pressione che spinge il poeta a scrivere in un dato momento piuttosto che in un altro. Forse a qualcuno il termine potrà sembrare inadatto, perché troppo vicino all’universo corporeo (la coppia digestione-evacuazione). Viceversa, il vocabolo si raccomanda appunto per tale vicinanza, come molti scrittori hanno osservato. Continua a leggere