Archivio per Poesia

Ancora sulla strada

Posted in Detriti in versi with tags , , on 25 agosto 2011 by lostkid84

Ancora sulla strada mi aggiro smarrito,
con il volto rivolto al plenilunio e le braccia conserte,
con la solita vecchia smania di comprendere,
con la solida e nuova consapevolezza di cedere.
Vulnerabile come carne tenera al macero,
nell’ostentazione della mia apatia cristallizzo
la paura di osare, mi rinchiudo nel torpore,
e abuso dell’autoindulgenza. Ancora sulla strada
i nuovi segnali sbiadiscono, non posso penetrare le cose;
ci sono corazze dure come cortecce di querce millenarie,
ci sono verità scivolose come anguille e arrivare alla foce
del Senso Ultimo è come negare la nascita. Ripercorro
al contrario me stesso, muoio alla sorgente,
mi devo sporcare per rinascere,
devo risalire la corrente per temprarmi.
Ancora sulla strada, senza illuminazioni e rivelazioni, al buio,
al freddo percepisco il mondo nella sua concreta evanescenza.
E’ tutto attorno a me e non esiste, resiste e poi sfuma,
profuma d’apocalisse il mio viaggio d’Ulisse.
Non vedo lampioni, ma fioche luci, riflessi di voci, echi.
Ma sono ancora qui sulla strada,
e l’asfalto è cicatrice aperta, che avvince il mio corpo,
e il profumo di tubi di scappamento è poesia del riciclo.
Ancora da solo, qui sulla strada a sperare
che una qualche fottuta divinità mi venga a salvare.

Il presente

Posted in Detriti in versi with tags , , , , on 12 ottobre 2010 by lostkid84

La poesia non cambia niente, lo ha detto qualcuno, non per questo
dobbiamo continuare nell’esercizio ormai diventato massacro
di autoincensare, glorificare, ritenerci depositari di Verità eterne,
che qui non si dura in Eterno, non ci sono soglie da varcare,
non angeli salvifici, ma solo il fango in cui il presente
sguazza e si rotola , grufola, e ci sono volte in cui niente
ci appartiene, le voci son latrati, Cerberi a tre teste
diventano camion della spazzatura, e il contemporaneo diventa epico,
il grottesco mistico. Tutto si mescola e s’ intorbida,
Satura lanx, dove si resta ma per poco, poi si sfuma
e ci si nasconde, in nuove forme suscitati.
La poesia non cambia niente e cambia sempre, perché sguscia
e non ci basta essere anguille, benchè lo dica il poeta, perché
c’è sempre qualche rivo di troppo, qualche estuario
che sbuca improvviso e allora risalire è discendere
procedere è arretrare, scrivere è cancellare…
La poesia non cambia niente, fosse fatta di mattoni
ne costruirei di parole solide, e basi e fondamenta
e ogni cosa sarebbe per l’Utile, ogni cosa sarebbe a favore
e non contro. Ma sono qui abbagliato da luci sfuggenti
che bloccano l’iride, scorgo spiragli che sembrano varchi
e invece tutto divora sua maestà il Buio.
Allora maledico e bestemmio i miei versi
che son lì lì per lasciarci la pelle,
che tanto la poesia non cambia nulla
ma bisogna lottare comunque,
qui e adesso, domani e sempre, bisogna!

Decido io

Posted in Detriti in versi with tags , on 24 luglio 2010 by lostkid84

Decido io quando andare a capo e
fanculo a tutto il resto, alle metriche libere, alle teorie poetiche,
agli studi di settore, alle analisi critiche.
Decido io quando andare a capo e basta,
così per sfizio, per autoaffermazione o autodistruzione,
per quello che contano queste parole lise, putride, marce,
vecchie e cadenti, ruderi sterili, senza argomenti;
e ogni volta si riparte per farsi a pezzi, a brandelli,
sezionarsi sul foglio, e poi ti dicono che illuso
che sei ed han ragione, non era per l’arte era per il tuo orgoglio.
E’ come una prigione, la dannazione di un’Italia che muore, si fotte,
si scioglie in acidi solforici, in crisi economiche, in leggi ad personam,
cultura in macerie, naufragi senza più rotte…E io ancora
a parlare di me, di quanto sto male, che il mondo è fuori, e io penso
sia dentro, pulsa nell’ intestino, mi opprime e mi schiaccia,
chiede di uscire e gridare all’impazzata,
che non è una cazzata quello che scrivo…
Decido io quando andare a capo,
che in fondo è lo stesso,che essere questo, due frasi,
due storie da mettere insieme, assemblare tasselli e dire chi sono
e che faccio non è poi molto…
E allora a che serve, a che pro tutto questo darsi da fare
con pene ed angosce, con rabbia e con sdegno, ripulsa e bava
che schiuma, e poi con il dito puntato , e grida e strepiti, e ancora
questo trambusto, questo approssimare sé stessi a ideali sbiaditi,
ormai già sepolti, sul vecchio patibolo a dire
mea culpa, mi dolgo, ho sbagliato, e chinar la testa elemosinando
il pane con frasi di circostanza e soli nella propria stanza
piangere la condizione servile e grottesca
oscena e farsesca di guitti di terza categoria,
passare di nuovo dal via per una svolta?
Decido io quando andare a capo, almeno una volta
chiedo a ‘sti cazzo di versi il favore
di starsene buoni e fare il mio gioco
che anche se è nulla , essere libero
lo spazio di un foglio, per me non è poco.

L’Urgenza

Posted in Detriti in versi with tags , , on 3 luglio 2010 by lostkid84

In principio era l’urgenza
di solcarci e scoprirci indifesi,
assediati dall’attualità di ogni gesto.
Era il primo bacio, le mani fuse insieme
i respiri sommessi, l’ansia d’infinito.
Era già stato tutto secoli fa;
eppure tutto sembrava nuovo e intrecciato,
inconsistente e intenso, denso di Noidue.
Eravamo entità in bozzolo e vetro,
trasparenti d’opaco incanto,
pesanti e leggeri, soltanto sospesi.
Eravamo puri e corrotti,
nell’eterno ritorno dei nostri forse
ogni volta sembrava la prima,
ogni volta c’era già stata prima,
era esserci per testimoniare
perdersi nell’ingordigia dei ricordi,
erano frammenti di noi sparsi,
schegge impazzite di vita; era il
tuo saggio di danza, l’inchiostro su carta,
mia madre che stira, via Viesi 14,
Mori CAP 38065, una casa in affitto,
multipli di noi stessi, riuscivamo a bastarci.
Da sempre è stata l’urgenza
di riconoscere il nucleo in cui tutto si tiene,
quella trama impercettibile e intricata,
in cui sentirci necessari.
Dovevamo solo codificarci,
arrenderci e perdere il senso:
nella fine e nell’inizio
da sempre era incisa l’essenza.

Passio passionis

Posted in Detriti in versi with tags , on 11 giugno 2010 by gioverre

Fondi pigmenti con la passione
sfondi le regole nella fusione
danneggia la vita l’erosione
specchia la carne l’ossessione.

Passione con cariche di nervi
esplosioni in ritratti inermi
in cui coloro nella forma
un essere senza ombra.

Mi diverto a miscelare
l’olio nella cavità oculare
alla luna di pallida cera
crescente sul viso della tela.

Esprimo la vita con il rosso
esploso dallo sbrego d’un colpo
di pistola il cranio pendente
di passione la tinta veemente.

Passio passionis violenta
di dolore carsico attenta
il colore la pelle la mente
sporca lavata di diluente.

Posted in Detriti in versi with tags , on 13 aprile 2010 by lostkid84

Sbuffa imperterrita una ciminiera,
nel clangore di rottami, lo sguardo di lei scolora,
trafigge in un raggio artificiale di luce.
– A cosa è servito amare?
Intrecciare parole come filo spinato,
barricarsi dietro grate troppo spesse
dietro inferriate troppo alte aspettare.
Lasciare tutto fuori è un po’ come portarsi il vuoto dentro
e portarsi il vuoto dentro è un po’ come morire,
io l’ho attraversata la solitudine,
in ogni strada in ogni anfratto l’ho incontrata
e non ho potuto evitarla, non ho potuto, capisci?-
– Bisogna avere il coraggio di rimanere sul ciglio,
guardare a fondo il mare del nulla
e dire: questo è quello che resta.
Amare l’odore di copertoni bruciati,
di tubi di scappamento, di polveri sottili,
di scarichi industriali, di cementifici dimessi.
Il residuo è spiraglio che apre un mondo, capisci?
È il fiore che nasce sul dorso dell’arido monte
e sussurra: è ancora possibile esistere,
è ancora possibile esserci.-
Non una parola superflua, non una di troppo,
ma solo la Parola definitiva, il Gesto necessario,
adesso ho deciso: questo è quello che sono,
perché questo è quello che resta.

Il naufragio

Posted in Detriti in versi with tags , , on 2 aprile 2010 by lostkid84

Siete pronti a salpare? Il mozzo è già mezzo sbronzo,
il mare è in tempesta, la chiglia malmessa,
il vento non smette di soffiare, la navigazione sconsigliata.
Il nostromo abbandona la chiatta, se ne tira fuori,
è piena di fori la sua carcassa, una cassa di vino
di quello buono da consumare in lieto convito
e poi via verso nuove e mirabolanti avventure.
Bah questi poeti, direte, che fanno?
Si vantano impavidi in mareggiate di frasi,
di conoscere il nostro presente, ma che vati, son vuoti,
vuoti che si vede da un miglio che non hanno stoffa.
Che vendono aria e cazzate, che tanto chi ancora li ascolta?
Ma cosa mi offrite? Facce contrite, impaurite, distanti.
Non resterete mica sulla banchina a guardare
l’orizzonte, a pensare volevo e non posso,
naufragar è dolce in questo mare di nulla e fuliggine,
mucillagini varie, scarichi tossici, nebbie di smog e catrame.
Niente, né Argo, né suon di fanfare, ma solo il naufragio vi aspetta,
il fioco bagliore, l’osceno presagio di ciò che è rimasto,
di quello che ancora ci resta da fare,
tessere trame, annodare parole a cappi di stagno.
E allora? Ancor vi aspettate i fiori del male,
umili tamerici, i mazzetti di viole, le albe velate di rosa,
il cielo stellato sereno e beato, da contemplare in silenzio.
-Niente più brilla, tra scogli e calcare, tra vetri e detriti
è lì che passiamo, pellegrini smarriti, in deserti riciclati,
e ancora ci illudiamo di aver coordinate, ma chi le ha mai avute.-
mi disse un anziano canuto, in mano una bussola
consunta da incurie ancestrali, -la vedi,
non ha punti cardinali, ma chi mai si è perso?-
Ma allora a che serve vagare?
Lui mi rispose nell’eco che inghiottì la notte
-A che serve vagare vagare vagare vagare vagare-

Detriti amorosi

Posted in Detriti in versi with tags , on 16 marzo 2010 by lostkid84

Ecco a voi la mia personale e intima visione di una storia d’amore sbocciata tra bagliori e detriti:

Nel silenzio delle discariche, con baci radioattivi
ci siamo amati piano, mentre la sera calava beffarda.
Ti ho chiamato a lungo, signora delle ciminiere,
ninfa degli insetticidi, regina dei detriti.
Nelle vene la nostra storia era già diossina
e consumava mentre ci stavamo scoprendo.
Nella bruma invernale circondata dai container,
abbiamo scopato e l’abbiamo chiamato amore,
ed era poesia quel paesaggio decomposto,
era quello il mondo, il nostro solo posto.
Nel silenzio delle discariche, tra luci lontane di fari
le macchine hanno violentato la notte
e noi l’abbiamo soccorsa con le nostre labbra ingenue,
l’abbiamo curata con le nostre braccia esili.
Nella piana nuda lavata dai detersivi
abbiamo assaporato la neve per sentirci puri,
nel candore ricamato di fuliggine
ci siamo stretti forte per sentirci più sicuri;
e poi c’è stato il rombo di tuoni in lontananza,
le prima pioggia acida, la primavera atomica,
ansiosi come rane in stagni prosciugati,
abbiamo bramato di esser vivi, ascoltando
la natura nel suo eterno e costante riciclo.
Nel silenzio delle discariche, con sorrisi radioattivi
ci siamo amati piano, mentre la sera calava beffarda.
Ti ho chiamato a lungo, signora delle ciminiere,
ninfa dei diserbanti, regina dei detriti.

Fabrizio d’Angella