Archivio per Urgenza

L’Urgenza secondo Valerio Magrelli

Posted in Quasar interstellari with tags , , , on 27 settembre 2010 by giofab8184

Intelligentemente didattico l’abecedario di Valerio Magrelli “Che cos’è la poesia? La poesia raccontata ai ragazzi in ventuno voci” (Luca Sossella, 2005), ben congegnato e strutturato, in conformità con il suo stile netto e chirurgico, un’altra bella prova sottoforma di lezione rivolta sia al profano che all’amante di poesie, e sia al neofita che all’esperto di pratiche poetiche. Consigliato (anche per il CD da ascoltare) e da riACcendere.
In questo post riportiamo la sezione dedicata alla lettera U, Urgenza.

Preferisco questa parola rispetto a quella, più usurata, di “ispirazione”. “Urgenza” indica un moto, una pressione che spinge il poeta a scrivere in un dato momento piuttosto che in un altro. Forse a qualcuno il termine potrà sembrare inadatto, perché troppo vicino all’universo corporeo (la coppia digestione-evacuazione). Viceversa, il vocabolo si raccomanda appunto per tale vicinanza, come molti scrittori hanno osservato. Continua a leggere

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L’Urgenza

Posted in Detriti in versi with tags , , on 3 luglio 2010 by lostkid84

In principio era l’urgenza
di solcarci e scoprirci indifesi,
assediati dall’attualità di ogni gesto.
Era il primo bacio, le mani fuse insieme
i respiri sommessi, l’ansia d’infinito.
Era già stato tutto secoli fa;
eppure tutto sembrava nuovo e intrecciato,
inconsistente e intenso, denso di Noidue.
Eravamo entità in bozzolo e vetro,
trasparenti d’opaco incanto,
pesanti e leggeri, soltanto sospesi.
Eravamo puri e corrotti,
nell’eterno ritorno dei nostri forse
ogni volta sembrava la prima,
ogni volta c’era già stata prima,
era esserci per testimoniare
perdersi nell’ingordigia dei ricordi,
erano frammenti di noi sparsi,
schegge impazzite di vita; era il
tuo saggio di danza, l’inchiostro su carta,
mia madre che stira, via Viesi 14,
Mori CAP 38065, una casa in affitto,
multipli di noi stessi, riuscivamo a bastarci.
Da sempre è stata l’urgenza
di riconoscere il nucleo in cui tutto si tiene,
quella trama impercettibile e intricata,
in cui sentirci necessari.
Dovevamo solo codificarci,
arrenderci e perdere il senso:
nella fine e nell’inizio
da sempre era incisa l’essenza.