Archivio per Vita con i cani

Ridono i crani

Posted in Scorie di pensieri with tags , , , on 5 aprile 2011 by gioverre

… fischia l’ultimo treno rosso della sera … grida nell’aria nera di marzo … lo spirito urla addolorato … e vibrano le palpebre senza tregua …

… trema la visione al suono delle campane che nella notte rintoccano le ore … un’onda lunga tonda lenta strema il corpo … una nota tenuta a lungo che non si sfalda … martella i timpani e la cassa armonica dell’anima …

… che fare se qui non si dorme … se vedo ancora quegli occhi giovani che mi rispondono … e girandomi uscendo scopro … le mie pupille uccise sanguinanti sulle ciglia …

… a mezzanotte si cammina per le vie di Poschiavo … lasciamo i nostri umori sul ciglio dei muri … arrivati alla chiesa … schiamazzi … insulti … imprecazioni … ci chiamano … non capisco questa lingua secca arcaica secolare … non capisco e ridono della mia carne … ridono i teschi sdentati … si aprono le seture craniche ridacchiando … schiumando … ridono sbeffeggiandosi di me … non sono uno di loro … nemmeno un loro erede …

… perché ci ostiniamo a segnare il territorio se non è il nostro … qui non ci vogliono e io non li capisco … dovrebbero piangere nella loro gabbia … e invece ridono e urlano e ci dileggiano… hai ragione, Zago, continuiamo … andiamo a farci sbranare dal vento … l’unico che parla la nostra lingua …

Certe sere

Posted in Scorie di pensieri with tags , , , , , on 4 novembre 2010 by gioverre

L’altro ieri. Ore 9 di sera. Zago fissa il guinzaglio che è posto sul tavolino. “Perché no! Nemo!” Usciamo. È buio. I lampioni illuminano le vie del centro. Mentre osservo il passo svelto di Zago, inizia a formarsi una bolla trasparente nella mia testa. Penso e mi astraggo da tutto ciò che c’è intorno, più penso e più si gonfia la bolla… cammino seguendo il ritmo del suo zampettare … passo davanti alle vetrine dei negozi … la luce entra dalle mie pupille … illumina il mondo al di qua della soglia percettiva … volano sillabe in posizione fetale … si aprono piano come fiori … compaiono delle formiche … piccoli led rossi zampettanti … prendono le sillabe e le uniscono … ragni blu scendono appesi al filo del loro addome … compongono ragnatele con perizia … architettando forme geometriche … ordine … ordine … sillabe … parole … frasi … costruzione … 7 chili di troppo … una tristezza estetica … che ripara dal freddo … si trascura il corpo per lo studio … io che ero sportivo cosa posso pensare di Me osservando la mia immagine allo specchio … non è la mia desiderata … si può ritornare a far sport e fitness … mi viene in mente una persona dei miei paesi che diceva … questa, mostrando la pancia, è tutta intelligenza … e giù un bicchiere di vino … da citare … concentrati … fai lavorare le bestiole dentro la bolla … chiesa … Sancho Panza … il senso comune in battute e proverbi … Don Chisciotte soffia nell’aria … e mi dice … non credere a Sancho … non credere ai corpi muscolosi … non credere … a chi credere? … se ogni ragion d’essere è messa in dubbio … è confortante credere alle illusioni umane … solo illusioni … in questo vuoto esistenziale … i sogni sono ancora vivificatori … ma non hanno concretezza … cosa fare per liberarmi dell’inadeguatezza dell’essere? … no, lì è troppo scuro … dissolvere il mio Io … la mia Unità … fuggire … sparire … no, arriva una signora … mi guarda … è pronta per il buonasera … attento … può bucare la bolla … tutta la fatica che va a puttane … attento … preparati la pezza e il mastice … buonasera … mastice incolla pezza … ritorna a gonfiare … siamo ancorati alla terra … non possiamo volare via … scomparire … utili i giochi illusionistici di Heisenheim … scomparire come Alice che oltrepassa lo specchio … per andare in un altro mondo … solo illusione … un patto col diavolo porterebbe a tanto … come mai i miei pensieri ribelli … che schizzano qua e là nel cervello … non riescono a liberarmi dalla gabbia dell’Io … sono immateriali contro la massa fissa della materialità … forse il pianto libera dalle catene … neppure … rimane l’estremo rimedio … la morte … saltìno … Zago torniamo … troppe tenebre … cosa posso chiedere alla scrittura? … lasciare a lei il vivisezionamento del mio essere … il corpo certo resta … sbrindellato invece il pensiero … dal pesante lavorio incessante … e sulla pagina cosa compare di me?
Bene, scritto e postato. Titolo: 7 chili.
Mi siedo nella poltrona. Ai miei piedi Zago dorme. Anch’io mi assopisco. Siamo tutti e due soddisfatti.
Certe sere, dopo la pioggia, non ci sono rumori molesti di petardi o bicchieri spaccati, non ci sono sbarbatelli urlanti e si incontrano poche persone da salutare, così si può tranquillamente girare annusando gli odori depositati ai piedi dei cestini, sugli angoli delle case, lungo i muri delle vie scegliendo le strade che si vogliono prendere.
Certe sere sono adatte a pensare il tragitto.

Pisciate (post)moderne

Posted in Scorie di pensieri with tags , , on 21 settembre 2010 by gioverre

Questa mattina, mentre portavo a spasso Zago, ragionavo sulla differenza di stile di vita e di senso morale che passa tra i due Corona, Fabrizio e Mauro. Immense e molteplici. Continuando a camminare e a pensare, non m’accorsi che, vicino al cimitero protestante, Zago stava annusando una lapide estratta dalla terra e appoggiata al lato  esterno del muro  vicino al cancello dell’entrata. Lo vidi con la coda dell’occhio alzare la zampa e con una tirata di guinzaglio gli impedì il misfatto. Salvai la situazione ma mi sentì male, mi girava la testa, lo stomaco bloccato.
È da tutto il giorno che ci penso: quale sacrilegio stava per compiersi sotto i miei occhi e quasi indelebilmente sulla pietra consacrata. E più ci penso e più mi dico che alla stessa maniera agisce la grande maggioranza della nostra società. Perché? Uguale al mio cane con il “sacro” si comporta la gente con la “cultura”. Ci pisciano sopra senza considerare la sua importanza, la sua sacralità. È un atto causato dall’ignoranza, dal non conoscere, dall’appiattimento dei valori, dall’elevazione della cultura consumistica. Si piscia in bocca alle grandi autorità del passato pensando che siano dei wc pronti all’uso. Questo è il postmoderno più becero che dilaga nei territori desolati del presente e ci fa dimenticare quanti in passato hanno gettato le fondamenta della nostra cultura odierna.
Ti fisso ora su questo prato: sei proprio un semplice animale, non sai cos’è la sacralità e questo ti differenzia dall’essere uomo. Mi stupisci mentre stai lì tranquillo, seduto sull’erba a osservare l’ampio panorama che scruti quasi nel dettaglio. Il tuo sguardo sembra andare lontano lontano oltre la montagna che ci ostacola la vista, e, quando alzi la testa per annusare, il tuo sguardo sembra perfino andar oltre il cielo. Chissà cosa saprai che io non so?

Stranezze

Posted in Scorie di pensieri with tags , , , , , on 23 marzo 2010 by gioverre

Ieri è accaduto un fatto strano. Tornato a casa ho visto sulla scrivania della mia camera un libro mezzo aperto. Mi sono avvicinato: c’era The waste land di T.S. Eliot infilzato dall’osso di Molly. Probabilmente, non avendo trovato alcun segnalibro, sovrappensiero, ho inserito nel volumetto l’insolito oggetto prendendolo dal pavimento. Chissà a cosa stavo pensando per compiere un gesto del genere?

Sono rimasto scioccato da tale evento, forse perché l’osso mi sembrava una lama conficcata nella carne delle pagine. Ho commesso un delitto; “è stata una svista!”, ho provato a discolparmi. Più continuavo a fissare il corpo del reato, più mi sentivo colpevole della demistificazione di un libro così onorevole; intanto dentro di me ascoltavo il battito del martelletto e la sentenza del giudice che mi condannava per oltraggio alla pubblica letteratura.

Tra lo studio e le faccende di casa ho ragionato sulla singolare circostanza e infine mi sono chiesto: perché debbo considerare dissacratoria quell’unione? Se ben ricordo una volta i supporti scrittori erano ricavati dalla pelle di capra o di bovino e la lettera pensata o ascoltata si legava alla pergamena mediante l’inchiostro. Quindi, cosa c’è di strano? In fondo adoperiamo interamente muscoli nervi neuroni e ossa per dar vita ai nostri progetti e sarebbe giusto che la salma o le ceneri degli artisti venissero depositate dentro le loro opere.

Di fronte a quella particolare visione, che, dopo aver riflettuto, vedevo così buffa, ho avuto la certezza che gli studiosi più sofisticati e gli intellettuali più rigorosi non potranno mai capire l’aspetto primitivo della nostra esistenza.